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1 Luglio 2026 12:30

Cosa vuol dire frutti di mare? Quali specie comprende e come usarle al meglio

Sono tra i prodotti marini più apprezzati, ma sei sicuro di conoscerli davvero tutti? Il mondo dei frutti di mare è davvero vastissimo: oltre a cozze, vongole e gamberoni, vediamo quali specie appartengono alla categoria e come usare in cucina ogni varietà.

A cura di Martina De Angelis
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Il mare è un ecosistema ricco di tesori e la nostra cucina ha sempre avuto una lunga tradizione di piatti a base di materie prime eccellenti provenienti dai nostri fondali. Tra tutti, i frutti di mare sono particolarmente prelibati e amati: sono uno dei grandi tesori della cucina mediterranea, non solo per il loro sapore e la loro versatilità, ma anche per le preziose proprietà nutrizionali.

Ma sei sicuro di conoscere davvero tutti i frutti i di mare? Sicuramente i primi che ti vengono in mente sono cozze e vongole, ma in realtà si tratta di una categoria davvero vastissima. Per esempio, anche i cefalopodi come i polpi e i crostacei sono considerati frutti di mare, così come tantissimi altri organismi acquatici invertebrati. È bene saperli riconoscere sia per ampliare la varietà della tua alimentazione, sia per proteggerti dalle specie non commestibili: non tutti i frutti di mare possono essere mangiati, anzi alcuni possono essere anche pericolosi. Cerchiamo di conoscere meglio la categoria dei frutti di mare, le caratteristiche di ciascuna tipologia e come cucinarli per valorizzarli.

Cosa sono i frutti di mare? Specie, caratteristiche e utilizzi culinari

I frutti di mare sono organismi acquatici invertebrati, quindi una categoria di creature marine completamente diversa dai pesci. Perché so chiamano così? È un nome che fa riferimento proprio alla loro natura: nella maggior parte dei casi il metodo di cattura di questi prodotti è più simile alla raccolta della frutta sulla terra ferma che ad una battuta di pesca vera e propria, da cui il termine “frutti di mare”. Esistono però delle eccezioni, perché la categoria dei frutti di mare è grandissima e comprende tante specie diverse, alcune delle quali vengono effettivamente pescate pur essendo a tutti gli effetti parte dei frutti di mare.

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I frutti di mare, sia commestibili che non commestibili, vengono suddivisi in categorie a secondo della loro struttura. In base a questa classificazione abbiamo:

  • i molluschi bivalvi e univalvi, caratterizzati da una conchiglia formata da due valve (cozze, vongole, ostriche, ecc.) oppure da un unico guscio protettivo a spirale o a cono (come le lumache di mare e le patelle);
  • i cefalopodi, caratterizzati dall’assenza di conchiglia o corazza, con corpo molle e tentacoli (polpi, seppie, calamari, totani, ecc.);
  • i crostacei, caratterizzati da un esoscheletro esterno, zampe e antenne (gamberi, scampi, astici, granchi, ecc.);
  • gli echinodermi, caratterizzati da un endoscheletro calcareo interno ricoperto da spine o aculei (i ricci di mare, le stelle marine, ecc.)
  • gli esacoralli, caratterizzati da una forma a polipo, simile a un piccolo fiore, con tentacoli urticanti e spesso uno scheletro esterno di carbonato di calcio (i classici corali, i pomodori di mare, ecc.).

Elencare tutte le specie di frutti di mare commestibili è quasi impossibile: solo nel mondo dei bivalvi, per esempio (quindi cozze e vongole), esistono oltre 13.000 specie diverse. Ovviamente non tutti possono essere mangiati e questo vale per ciascuna categoria dei frutti di mare che ti abbiamo indicato. Scopriamo insieme quali sono i frutti di mare più buoni, diffusi e amati da portare in tavola e come cucinarli per valorizzarli al meglio.

Molluschi bivalvi e univalvi

I molluschi bivalvi e quelli univalvi (o gasteropodi) sono una classe di animali acquatici invertebrati racchiusi in una conchiglia protettiva: i primi presentano un guscio diviso in due metà articolate chiamate valve, mentre i secondi sono protetti da un'unica conchiglia a spirale o a cono. Sono presenti in ambienti marini, d'acqua dolce e terrestri; alcuni si infossano nei fondali sabbiosi, altri si ancorano saldamente alle rocce. Moltissime di queste specie rientrano tra le tipologie di frutti di mare più amate e consumate, ma attenzione alla sicurezza quando acquisti i bivalvi. Poiché sono organismi filtratori, possono infatti accumulare impurità o tossine dall'acqua: è fondamentale acquistarli vivi e vitali (con le valve ben serrate), provenienti solo da filiere controllate con l'apposita etichetta di tracciabilità.

1. Le cozze

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Le cozze sono probabilmente il frutto di mare più venduto d'Italia: conchiglie triangolari, guscio nero, squisito frutto arancione all'interno e tantissimi benefici nutrizionali. La pulizia delle cozze è un po' lunga, ma fondamentale per mangiarle in sicurezza: falle spurgare, pulisci il guscio, togli i filamenti e la barbetta e poi metti in padella per farle aprire; ricorda sempre di non mangiare le cozze che non si aprono in cottura, perchè potrebbero essere avariate. Si possono aprire anche a mano con l'ausilio di un coltello ma bisogna fare molta attenzione perché il guscio è sottile. Dal punto di vista culinario, sono uno dei frutti di mare più versatili: squisite in zuppe di pesce e per condire un ricco piatto di pasta, sono ottime anche da sole, per esempio impepate, ripiene o gratinate. Anche le ricette regionali da seguire sono tantissime, per esempio le cozze alla tarantina, la tiella barese o la zuppa di cozze napoletana.

2. Le vongole

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Come per le cozze, anche le vongole sono grandi protagoniste delle nostre tavole. Sono caratterizzate da una conchiglia dalla forma ovale e leggermente convessa, con delle striature sul guscio dal colore variabile, dal bianco al rosa al marrone. La carne interna è bianca e tenera, molto delicata e piacevolmente salina: per questo sono particolarmente perfette per la pasta, come nei classici e sempre amatissimi spaghetti con le vongole. Stanno benissimo anche abbinate con le cozze, sia per condire la pasta sia nel sauté, ricetta in cui i molluschi vengono saltati in padella a fuoco vivo, con il loro liquido di cottura, un soffritto di aglio e olio e i pomodorini divisi a metà.

3. Le telline

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Le telline sono molluschi simili alle vongole ma molto più piccole: hanno gusci più ovali e lisci delle "cugine", mentre il sapore piuttosto simile, con una carne delicata ma leggermente più dolce. La dimensione in questo caso conta, anzi è proprio il contrario: una buona tellina non deve superare i 3 centimetri di lunghezza. Principalmente usate per condire gli spaghetti, spesso arricchiscono i sughi di mare perché il loro gusto delicato si sposa molto bene con gli altri frutti di mare.

4. I cannolicchi

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I cannolicchi sono molluschi dal sapore intenso e marino caratterizzati dal guscio allungato, a forma di tubicino, e dal corpo filiforme come quello di un verme; tipicamente vivono immersi sotto la sabbia, quindi prima di mangiarli è necessario pulirli a fondo. Apprezzati in cucina per la loro carne tenera e dal sapore delicato, sono un ingrediente prezioso per numerose ricette ma da tradizione si mangiano crudi con olio e limone, dopo averli fatti spurgare in acqua e sale per 2-3 ore, aperti ed eviscerati. Se non ami particolarmente i crudi, i cannolicchi possono essere anche cotti: sono ottimi gratinati al forno, saltati in padella con aglio, olio e prezzemolo per condire la pasta oppure aggiunti alle zuppe di pesce.

5. Le ostriche

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Raffinatissime, simbolo di lusso, frutti di mare riservati alle ricorrenze speciali e alle grandi occasioni: le ostriche sono i bivalvi più pregiati e costosi della categoria. Principalmente si usa mangiarle a crudo, o senza condimento oppure con una spruzzata di limone e un filo di olio, in modo da sentire bene in bocca tutta dolcezza leggera e un retrogusto iodato che ricorda il mare. La particolarità delle ostriche, infatti, è la carne estremamente delicata e succulenta, caratterizzata da una consistenza che varia dalla morbidezza vellutata a una polpa più soda a seconda della tipologia. In realtà si possono anche gratinare, friggere o cuocere al vapore, ma cucinare le ostriche richiede una certa maestria perché la carne è molto delicata e il rischio di rovinarla è molto alto.

6. Le capesante

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Le capesante sono molluschi bivalvi molto pregiati. La parte edibile è composta dalla "noce", ovvero il muscolo bianco e carnoso, e dal "corallo", la parte arancione: insieme sono una vera prelibatezza, dal sapore dolcissimo e molto raffinato. Sono anche un mollusco molto delicato, sensibile alla temperatura: un ambiente troppo caldo, con la temperatura che può essere modificata anche dalle nostre mani, rende le capesante dure e gommose. Per lo stesso motivo, quando le cuoci, devi farlo per pochi secondi. Il sapore di questo frutto di mare è piuttosto dolciastro e si presta benissimo a tanti piatti diversi: le puoi preparare gratinate, in padella, ripiene oppure le puoi usare come parte di altri piatti più elaborati, per esempio il risotto o la pasta con sugo di capesante, entrambe una delizia.

7. I fasolari

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I fasolari sono molluschi bivalvi marini molto pregiati, simili alle vongole ma di dimensioni maggiori (fino a 8-10 cm), con una conchiglia robusta e liscia, color marrone rosato con striature più scure. Vivono nei fondali sabbiosi e sono apprezzati per la loro polpa carnosa e saporita. Imprescindibili nelle zuppe di mare "perfette", buonissimi anche in semplicità, conditi con aglio e pomodoro, ottimi anche da gratinati, sono onnipresenti nei piatti di crudi, da consumare con olio e limone. Un metodo di cottura molto delicato, se vuoi gustare appieno il loro sapore, è il vapore: in questo modo preserverai anche la loro consistenza.

8. Le lumache di mare

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Molluschi tipici dell’Adriatico, le lumache di mare rientrano nella categoria dei molluschi bivalvi, anche nello specifico appartengono alla classe dei gasteropodi: hanno una conchiglia unica a spirale (ma alcune specie ne sono prive, come le terrestri) e un unico, grande "piede" muscoloso su cui si muovono strisciando. Possono essere molto grandi o più piccole a seconda della specie e della zona di raccolta e si cucinano in vario modo secondo le ricette regionali. Le lumache di mare danno il loro meglio con il sugo di pomodoro: le puoi mangiare da sole accompagnate da crostini di pane tostato, oppure puoi usare il preparato per condire la pasta (meglio se lunga); in questo caso spesso si trovano in abbinamento alle vongole, anche per un raffinato risotto, o per un goloso guazzetto. Un’altra preparazione classica vuole le lumache di mare in bianco, ovvero bollite e poi condite con un filo di olio e delle erbe aromatiche; in bianco si possono anche cucinare in padella, magari precedute da un soffritto e bagnate con acqua o brodo di pesce durante la cottura. In entrambi i casi, si gustano rigorosamente utilizzando uno stuzzicadenti per estrarre il frutto dal guscio, succhiando il sugo in ogni conchiglia.

9. Le patelle

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Le patelle sono piccoli molluschi gasteropodi  noti per la loro particolare forma a cono. Vivono tenacemente attaccate agli scogli, dove si nutrono raschiando le alghe grazie a una lingua dentata, e tradizionalmente vengono raccolte a mano, con l'aiuto di un coltellino, durante la bassa marea. Sono molto apprezzate nella cucina mediterranea per il loro sapore intenso, sapido e ricco di sentori marini, e ogni regione di mare le prepara in modo diverso: in Sardegna, ad esempio, sono spesso cucinate alla griglia o saltate in padella con aglio, prezzemolo e un filo d’olio extravergine, mentre in Sicilia si usano molto nei sughi per condire la pasta. In Liguria, invece, il loro utilizzo è storicamente legato alla cucina dei pescatori, che le raccoglievano direttamente sugli scogli e le cuocevano subito, talvolta con pomodoro fresco e vino bianco, creando piatti genuini e immediati.

Cefalopodi

Hai mai considerato una seppia o un polpo un “frutto di mare”? Se la risposta è no, hai sempre sbagliato: in realtà tutta la specie dei cefalopodi rientra nella categoria dei frutti di mare. Appartengono, infatti, alla categoria dei molluschi marini evoluti, dall’elevata intelligenza e da una struttura fisica più complessa: il loro nome deriva dal greco e significa "testa" e "piede", poiché possiedono dei tentacoli (braccia) disposti direttamente attorno al capo. Vivono esclusivamente in ambienti marini e oceanici, sia nei fondali bassi che negli abissi, e sono particolarmente pregiati in cucina per la consistenza e il sapore delle loro carni.

1. Il polpo

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Il polpo è un mollusco molto presente nel Mediterraneo ed è il re incontrastato della categoria, amatissimo in cucina per le sue carni particolarmente saporite. Caratterizzato da 8 tentacoli con una doppia fila di ventose (a differenza del moscardino, che ne conta una sola), può raggiungere dimensioni considerevoli: gli esemplari più grandi sono commercialmente definiti piovre. Subito dopo la pesca, il polpo deve essere battuto per sfibrare e rendere più tenere le carni tenaci, operazione che si può vedere eseguire dai pescatori su moli e scogli ma che non è necessaria per gli esemplari già trattati che acquisti in pescheria. La carne del polpo, come avrai intuito, non è delle più tenere, e necessita perciò di tempi di cottura abbastanza lunghi, intorno ai 40-50 minuti. Una volta ammorbidita, però, è estremamente versatile: il polpo è perfetto bollito da aggiungere alle insalate, è ottimo proprosto come un fresco carpaccio o stufato lentamente come nella ricetta pugliese “alla pignata”, è buonissimo cotto alla griglia. Si presta anche a preparazioni più elaborate, per esempio un invitante ragù di polpo  o uno sfizioso patè da spalmare sul pane bruschettato.

2. Il calamaro

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Il calamaro abita le acque del Mare del Nord e del Mediterraneo ed è caratterizzato dalla presenza di una conchiglia interna e di una sacca allungata che termina con piccoli tentacoli. Ne esistono più varietà, di piccole e grandi dimensioni, ed è un frutto di mare di facile reperibilità e buona versatilità in cucina grazie alle sue carni tenere e fini. Le carni dei calamari sono saporite e tenere, ma ricorda che non hanno bisogno di cotture troppo prolungate o risulterebbero gommose. Sono tra i prodotti marini più versatili, li puoi cucinare in decine di modi diversi: la frittura di calamari è un piatto iconico e intramontabile, ma sono squisiti anche ripieni e cotti con sugo di pomodoro, in umido, al forno, alla griglia o trasformati in sugo per condire la pasta.

3. La seppia

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Corpo chiaro allungato, otto piccoli tentacoli e due più lunghi utilizzati per cacciare, la seppia è un mollusco diffuso nelle acque del Mediterraneo e dell’Atlantico Orientale. È provvista di una conchiglia interna, chiamata comunemente osso di seppia e di una sacca piena di un liquido nero – il nero di seppia – che rilascia in situazioni di pericolo per confondere i predatori. Alimento leggero e digeribile, le seppie sono ottime da cucinare in tantissimi modi diversi. Gli esemplari più piccoli si friggono o si grigliano rapidamente, mentre per le seppie più grandi la cottura migliore è in umido, allungando i tempi a 20-25 minuti, necessari anche per le ricette che prevedono un ripieno. Si sposano particolarmente bene con i legumi, soprattutto fagioli e piselli, e ovviamente sono squisite per condire la pasta. Della seppia si usa anche il tipico liquido nero, usato principalmente per condire risotti e per preparare tagliete fresche impastate direttamente con il nero di seppia.

4. Il totano

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Il totano, all’apparenza, è quasi identico al calamaro: ha un corpo allungato e un ciuffo con otto tentacoli corti e due molto lunghi (quindi dieci in tutto), ma ha le ali più corte, tondeggianti, unite alla fine della sacca a formare una sagoma a cuore. La vera differenza è nella consistenza delle carni, più sode e tenaci nel totano, perfette per stufati o sughi a lunga cottura oppure per essere fritte. Per cucinarlo hai l'imbarazzo della scelta: la pasta con i totani è un primo magro, leggero e saporito, l'insalata di totani e patate è perfetta per un pasto freco e veloce da preparare. Se vuoi qualcosa di più elaborato prova gli anelli di totano al forno o i totani ripieni al sugo, per un secondo sfizioso sono ideali gli spiedini di totano panato.

Crostacei

In cucina, il termine "frutti di mare" è un'espressione generica che raggruppa tutti gli organismi acquatici commestibili che non sono pesci ossei: proprio questo anche i crostacei rientrano a pieno titolo all’interno di questa grande categoria. I crostacei sono animali invertebrati caratterizzati dalla presenza di un carapace a protezione del corpo interno, che diventa piuttosto spesso nelle specie di dimensioni più grandi, zampe articolati e due paia di antenne. Vivono in acqua salata e in acqua dolce e sono particolarmente apprezzati dal punto di vista gastronomico, sia perché molto benefici a livello nutrizionale, sia per la delicatezza e il gusto delle loro carni.

1. I gamberi

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Gamberi, gamberoni e gamberetti sono certamente i crostacei più amati e consumati al mondo. Appartenenti all’ordine dei decapodi e di diverse misure a seconda della tipologia, hanno corpi allungati, segmentati e rivestiti da un carapace esterno. Ciò che li rende particolarmente pregiati è la loro carne: dolce e delicata, varia di diverse sfumature di bianco e rosa a seconda della specie. A prescindere dalle dimensioni, sono tutti estremamente versatili: possono essere bolliti, grigliati, cotti al vapore, in padella o fritti, possono diventare sugo per condire la pasta e condimento per risotti delicati, possono insaporire zuppe e sauté, essere ripieno per ricette come i gyoza, o diventare protagonisti di ricette sfiziose, per esempio spiedini di pesce o il celebre cocktail di gamberi.

2. Gli scampi

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Lo scampo è un crostaceo decapode molto pregiato, caratterizzato da un corpo affusolato, colore rosato, una testa allungata e due lunghe chele spinose. Spesso viene confuso con i gamberi, a cui somiglia molto, ma in generale tende ad avere corpi più grandi e robusti, con cheliceri (chele) più sviluppati. La carne degli scampi è considerata più prelibata rispetto a quella dei gamberi, è molto tenera, dolce e delicata, motivo per cui sono tra i crostacei più apprezzati e ricercati sui mercati. Le linguine agli scampi e il risotto alla crema di scampi sono le ricette più amate e iconiche, ma sono ottimi anche cucinati in guazzetto come nella tipica preparazione triestina degli scampi alla busara.

3. Le mazzancolle

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Le mazzancolle sono crostacei pregiati e molto apprezzati nel Mediterraneo. A un primo sguardo risultano simili ai gamberi, ma in realtà è facile distinguerle: sono di colore grigio, hanno striature sul dorso e antenne lunghe e filiformi, sono di dimensioni maggiori (fino a 20 cm) e sono prive delle prime chele. Rispetto al gambero classico, la carne della mazzancolla è considerata più carnosa, croccante e saporita, per questo il consumo più tipico è a crudo, condita solo con un filo d'olio extravergine d'oliva e limone. Le mazzancolle sono ottime anche cotte: si prestano molto bene per sughi di mare, sono ideali per cotture rapide come alla griglia, al forno, o spadellate con aglio, prezzemolo e sfumate con vino bianco o brandy. Il segreto è cuocerle per pochissimi minuti (2-3 per lato) per evitare che la carne diventi stopposa.

4. L’aragosta

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L'aragosta è un grande crostaceo marino (soprattutto Palinurus elephas nel Mediterraneo) riconoscibile per il corpo cilindrico e spinoso, la colorazione dal rosso-bruno al viola, le lunghissime antenne e l'assenza totale di chele frontali, dettaglio che la distingue dall'astice. È uno dei frutti di mare più amati, con carni molto pregiate e magre, ricche di proteine ad alto valore biologico, povere di grassi e con un ottimo apporto di acidi grassi Omega-3. Dolcissima e molto delicata, la polpa dell’aragosta è anche molto morbida. Le ricette più celebri e gustose con l'aragosta includono la classica catalana, gli spaghetti all’aragosta e l'aragosta al forno o alla griglia, da spaccare a metà e gustare in tutta la sua bontà

5. L’astice

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Estremamente simile all’aragosta, anche sotto il profilo delle calorie e nutrizionale, l’astice è un crostaceo particolarmente amato a livello culinario. Caratterizzato da un carapace di colore marrone scuro con chiazze gialle sul ventre, si può distinguere dall'aragosta per l'assenza di antenne lunghissime e per la presenza delle chele. Esiste in due varietà: l’astice europeo, con carni pregiate, sode e dal sapore intenso, e l’astice americano o canadese, dalle carni leggermente più morbide ed elastiche. Entrambe le specie, in cucina, si prestano per tantissime ricette, tra cui l'iconico astice alla catalana e le gustosissime linguine all’astice. Negli Usa e in Canada, con l’astice americano, è molto comune preparare il lobster roll, un panino tostato, farcito con foglie di insalata iceberg e la polpa del crostaceo, precedentemente sbollentata e amalgamata a un composto di maionese, succo di limone, sedano e cipollotto a rondelle, sale e pepe.

6. I granchi

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La famiglia dei granchi è composta da migliaia di specie, molte delle quali commestibili e particolarmente apprezzate per la loro polpa, saporita e molto versatile. Per valorizzarli al meglio in cucina, è fondamentale rispettare la delicatezza delle loro carni, che richiedono cotture brevi ed esaltazione con ingredienti semplici come olio, aglio, prezzemolo e limone. Tra i granchi più consumati spicca il granchio comune o granchio verde: presente ovunque lungo le coste italiane, non è molto grande ma è perfetto per insaporire fondi di cottura, sughi e zuppe di pesce. Ultimamente si trova spesso in tavola anche il granchio blu, specie aliena ormai diffusa in tutto il Mediterraneo. Ha carni molto dolci e saporite, ottime bollite o per condire primi piatti. Due specie, invece, sono particolarmente pregiate: la granseola, dal sapore delicato e marino, e il gigantesco (e costosissimo) King Crab, il granchio reale dei mari del Nord. Entrambe si consumano bollite o cotte al vapore e condite solo con una spruzzata di limone.

Gli echinoidi: i ricci di mare

Gli echinoidi, meglio noti come ricci di mare, appartengono alla grande categoria degli echinodermi, un grande gruppo di animali marini divisi in cinque classi per la maggior parte non commestibili. Gli echinoidi, invece, non sono solo commestibili: sono squisiti ed estremamente prelibati. I ricci di mare, infatti, sono tra i frutti di mare più ricercati, sebbene la pesca sia vietata o fortemente limitata per proteggere la specie e l’ecosistema marino. Questi invertebrati marini sono caratterizzati da un caratteristico guscio calcareo rigido ricoperto di spine mobili e si dividono in due gruppi principali, forme sferiche regolari e forme piatte irregolari. La parte commestibile è all’interno: sono le gonadi (spesso chiamate erroneamente "uova"), che si presentano con una colorazione che varia dall'arancione al rosso corallo.

Delle oltre 800 specie esistenti di riccio, solo una manciata sono commestibili, particolarmente apprezzati per il sapore intenso da gustare soprattutto a crudo. Tra le tipologie edibili più note spiccano il Paracentrotus lividus, il riccio femmina tipico del Mediterraneo e identificato dal colore violaceo o brunastro, il riccio gigante rosso, molto diffuso e pescato lungo le coste dell'Oceano Pacifico settentrionale, il riccio di mare bianco, tipico dei Caraibi e del Golfo del Messico, e il riccio verde, diffuso nei mari freddi del Nord Atlantico e del Pacifico e particolarmente apprezzato per la dolcezza della sua polpa.

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I frutti di mare non commestibili (o commestibili, ma con riserva)

I ricci di mare rappresentano una rarità nel mondo delle famiglie di echinodermi ed esacoralli: pur essendo entrambi partedei frutti di mare a tutti gli effetti, per la maggior parte sono composti da specie non commestibili o parzialmente commestibili. Gli echinodermi, oltre ai ricci di mare, comprendono altri organismi come stelle marine, cetrioli di mare (oloturie) e gigli di mare. Possiedono un robusto endoscheletro (dermascheletro) fatto di piastre calcaree incastonate sotto la pelle, spesso ricoperto di spine o aculei e sono animali fondamentali per l’ecologia marina: vivono a stretto contatto con i fondali marini (o infossati in essi), svolgendo un ruolo cruciale nella pulizia e nell'equilibrio degli ecosistemi.

Come già spiegato, alcune tipologie di ricci di mare sono commestibili ma molte altre hanno carni non edibili. Anche le stelle marine non vengono consumate, mentre per i cetrioli di mare è necessario aprire una piccola parentesi: le oloturie, questo il loro nome effettivo, sono molto diffuse e considerate una prelibatezza nella cucina asiatica, dove vengono consumate  fritte o essiccate (spesso con il nome di trepang), ma le specie commestibili sono poche e sono facili da confondere con altre molto tossiche e immangiabili per l’uomo. Non solo: questi animali sono dei veri e propri "spazzini" e possono assorbire virus, batteri, tossine. In Italia e in gran parte dell'Europa, la raccolta dei cetrioli di mare è severamente vietata per tutelare gli ecosistemi marini, poiché questi animali sono fondamentali per pulire i fondali.

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Gli esacoralli, invece, sono una sottoclasse di Cnidari (la stessa famiglia di meduse e anemoni) che include la maggior parte dei coralli costruttori di barriere coralline e gli anemoni di mare (attinie). Anche in questo caso, quasi tutte le specie appartenenti a questo gruppo non sono commestibili. Come puoi immaginare, i coralli non sono chiaramente adatti al consumo: non sono singoli organismi complessi ma colonie composte da migliaia di piccoli polipi (attenzione, non polpi, le parole non sono sinonimi) che spesso secernono uno scheletro esterno di carbonato di calcio. Quando i polipi muoiono, lo scheletro rimane, formando nel corso di millenni le barriere coralline.

Gli anemoni di mare, detti anche attinici, sono invertebrati marini appartenenti alla classe degli Antozoi, quindi parenti stretti di coralli e meduse. Vivono ancorati alle rocce e sono dotati di tentacoli urticanti che usano per catturare le prede: alcune specie, in questo caso, possono essere consumate ma mai a crudo. Se non sono trattati da esperti, infatti, i tentacoli possono provocare dermatiti, irritazioni e dolore. Il caso più famoso sono i pomodori di mare, anemoni dalle carni delicate e da un intenso sapore di mare. Sono frutti di mare commestibili, ma è molto difficile consumarli perché i tentacoli sono fortemente urticanti e richiedono di essere puliti perfettamente per evitare problemi. Infatti, rimangono un prodotto molto raro e di nicchia, legato solo ad alcune specifiche tradizioni regionali: in Sardegna, per esempio, c'è una grande tradizione di pomodori di mare  fritti, si chiamano orziadas e sono molto apprezzati ma anche piuttosto rari.

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