Da circa una ventina d'anni, molti chef stellati affiancano al ristorante ammiraglio un bistrot, un locale informale dove servire la propria cucina in abiti più comodi, un po' come se Sinner, chiusa una finale a Wimbledon, scendesse a palleggiare al circolo di tennis sotto casa.
Per chi sogna la tavola di un fuoriclasse senza prenotare con mesi di anticipo un menu degustazione, si tratta di una soluzione veramente preziosa: in molti casi il conto è più accessibile rispetto a quello dei ristoranti principali, anche se alcune di queste insegne hanno conquistato una propria stella Michelin e propongono oggi esperienze di alta cucina con prezzi decisamente diversi.
Qui trovi una selezione che raccoglie venti bistrot fra le Dolomiti e Ragusa, nove dei quali a Milano, con i piatti simbolo, il prezzo per le singole portate o per i menù degustazione. Attenzione però, alcuni di questi spin-off si sono trasformati al punto da guadagnarsi una stella tutta loro, con un listino commisurato al cambiamento di fascia.
Dove mangiare nei bistrot degli chef stellati a Milano
1. Café Cracco di Carlo Cracco – Milano

Nel palazzo della Galleria Vittorio Emanuele II che ospita il ristorante stellato di Carlo Cracco, al piano terra troviamo il Café Cracco, aperto tutti i giorni dalle 8 a mezzanotte e senza prenotazioni. A pranzo e a cena il menu informale spazia dai classici milanesi alla pizza, anche se il conto è meno popolare di quanto lasci sperare l'insegna.
Il trucco per spendere poco scatta a colazione, quando i lievitati escono dal laboratorio di pasticceria del piano di sopra e al banco si paga quanto in un normale bar del centro: il menu colazione completo si aggira intorno ai 22 euro, il caffè espresso servito al tavolo costa 3,50 euro, il cappuccino 5.
Galleria Vittorio Emanuele II, Milano, tel. 02 876774, ristorantecracco.it
2. Mudec Bistrot di Enrico Bartolini – Milano

Al piano terra del Museo delle Culture, in via Tortona, il bistrot affidato a Enrico Bartolini sfama i visitatori dalla colazione all'aperitivo. Tre piani più su, lo chef che detiene il record italiano di stelle, quattordici nella Guida 2026, firma il suo unico tre stelle.
Nel menu del pranzo, servito dalle 12.30 alle 14.30, le cifre sono quelle di un'onesta caffetteria museale, con il vitello tonnato a 12 euro, come gli gnocchi al cavolo nero e castelmagno, il formaggio Dop del Cuneese. I tajarin al ragù si pagano 13 euro, mentre la verza ripiena di luganega, la salsiccia lunga e sottile, sale a 14 con la fonduta valdostana. Al trancio, la pizza margherita costa 6 euro, mentre di sopra, giusto per avere un termine di paragone, il percorso "Best of" di cinque portate ne costa 300.
Sul futuro del bistrot pesa però l'incertezza sulla gestione del museo, ristorazione compresa, perché l'affidamento attuale scade a marzo 2027 e la nuova gara, chiusa il 28 settembre, è andata deserta.
Nel frattempo Bartolini ha aperto Monsieur Dior dentro la boutique della maison in via Montenapoleone, dove a pranzo i quattro piatti salati del menu costano 25 euro l'uno. A cena, nello stesso locale, il proverbiale risotto alle rape rosse e gorgonzola dello chef ne costa 35.
Via Tortona 56, Milano, tel. 02 8429 3706, mudec.it
3. Trattoria Tina di Matias Perdomo – Milano

Il chiosco Exit di piazza Erculea, che dal 2018 serviva la cucina di Matias Perdomo all'aperto, ha abbassato la saracinesca nell'aprile del 2024, quando lo chef, fedele al nome del locale, ne era già uscito.
Il cuoco uruguaiano di Contraste, una stella Michelin, è tornato alla ristorazione informale il 31 luglio 2026, quando ha inaugurato con il socio Simon Press la Trattoria Tina in via Altaguardia, a Porta Romana. La cucina è nelle mani di Arianna Consiglio, che gestisce una carta di sedici piatti in una sala da una trentina di coperti.
Per antipasto, primo e secondo si spendono circa 50 euro, con le tagliatelle al ragù a 18 e l'arista di maiale al latte a 20. Le animelle costano 24 euro, mentre fra i dolci da 8 euro spicca il gelo di cannella, il budino siciliano addensato con l'amido.
La trattoria apre solo a cena, dal martedì al sabato, con un coperto di 3 euro.
Via Altaguardia 16, Milano, tel. 02 3962 2378, trattoriatina.it
4. Faak di Viviana Varese – Milano

Il 16 aprile 2024, quattro giorni prima di chiudere Viva, il suo ristorante stellato di piazza XXV Aprile, Viviana Varese ha inaugurato in via Arnaldo da Brescia, in zona Farini, un locale dal nome volutamente irriverente. Faak, che si presenta con il claim "cibo e vino a ribellione naturale", riunisce sotto lo stesso tetto bar, panetteria, pasticceria, forno per la pizza e brace, dalla colazione alla cena. Oggi la chef firma anche la cucina di Passalacqua, l'albergo di lusso di Moltrasio, sul lago di Como.
La mattina il cappuccino costa 2,30 euro e il croissant 2, mentre a pranzo la formula da 22 euro, con acqua e coperto compresi, prevede un antipasto e una portata principale a scelta. Nella rosa figurano le lasagne alla bolognese e le bombette con il purè, gli involtini pugliesi di capocollo ripieni di formaggio.
La sera la carta affianca alle pizze lievitate 48 ore (dalla margherita a 10 euro alla marinara della casa a 15) i piatti cotti sulla brace come l'ossobuco, a 28 euro. I ravioloni del plin ai tre arrosti si pagano 21 euro, a cui si aggiungono 4 euro per il pane di produzione propria e il servizio. I due menu degustazione, da scegliere per tutto il tavolo, costano invece 55 e 70 euro con acqua e coperto già inclusi.
Chi cerca la cucina d'autore della chef può prenotare le cene di Viviana Varese, un menu a sorpresa da 110 euro che in dieci portate ripercorre la sua carriera, dal ristorante stellato ai progetti più recenti. I prossimi appuntamenti sono fissati per il 15 ottobre e per il 29, una serata dedicata alla paella.
Via Arnaldo da Brescia 5, Milano, tel. 02 3832 3510, faakfaak.it
5. Locanda Perbellini – Milano

Giancarlo Perbellini, che nella Guida 2025 ha agguantato la terza stella con Casa Perbellini 12 Apostoli a Verona, ha aperto nel 2018 la sua Locanda milanese in via Moscova, in Brera.
Il locale è affidato ad Antonio Cacciapaglia, cuoco cresciuto con lui fra il Veneto, Hong Kong e Milano, che ripercorre i classici della cucina italiana da nord a sud elaborati con tecniche da fine dining.
In carta il vitello tonnato e il riso al salto staccano lo stesso scontrino da 19,50 euro, superati di poco dal risotto allo zafferano a 20,50. La cotoletta alla milanese impanata con farina di fagioli si paga 26,50 euro, mentre la millefoglie, il dolce firmato dallo chef e servito in più locali del gruppo, chiude il pasto con 10 euro.
Chi passa da Verona ritrova la stessa filosofia alla Locanda 4 Cuochi di via Alberto Mario, nata nel 2012 da quattro soci fra cui Perbellini e guidata oggi da due suoi allievi. Qui il menu di cinque portate scelte dalla carta costa 59 euro, con coperto e acqua compresi.
Via Moscova 25, Milano, tel. 02 3663 1450, locandaperbellini.it
6. Caffè Bistrot di Andrea Aprea – Milano

Nel palazzo della Fondazione Luigi Rovati, in corso Venezia, Andrea Aprea ha organizzato in verticale il suo quartier generale, con il ristorante da due stelle Michelin che troneggia all'ultimo piano. Al pianterreno il Caffè Bistrot è aperto dalla colazione alla cena, con una ventina di coperti in sala e un dehors sul giardino.
Lo chef napoletano schiera qui i classici partenopei, a cominciare dal mezzo pacchero con ricotta di bufala e pomodoro del Piennolo, proposto a 20 euro. L'uovo all'amatriciana si paga 23 euro e il club sandwich della casa 26. La sera si sceglie fra formule da tre portate a partire da 54 euro e da quattro a 85, più 5 euro di coperto, mentre all'ultimo piano il percorso più breve del ristorante costa 205 euro.
Corso Venezia 52, Milano, tel. 02 3827 3031, andreaaprea.com
7. Uovodiseppia di Pino Cuttaia – Milano

Pino Cuttaia deve la fama e le due stelle della Madia di Licata a una cucina che trasmuta i ricordi siciliani in ricette d'autore. Il suo emblema è l'uovo di seppia, un guscio d'uovo svuotato e riempito con una pasta di seppia cotta a bassa temperatura.
Allo stesso uovo si ispira il nome del suo bistrot milanese, che nel 2024 si è trasferito in via Vespucci, nell'area pedonale a due passi da piazza Gae Aulenti. Nella sala trovano posto una stufa a legna, un banco bar e piccoli tavoli.
La carta rilegge la cucina familiare siciliana, dalla parmigiana del giorno dopo alla genovese di tonno, che rifà con il pesce il sugo napoletano di cipolle stufate a lungo. Il Fuori Norma, invece, capovolge la pasta alla Norma costruendola intorno a una melanzana ripiena.
Il business lunch, il pranzo veloce dei giorni feriali, costa 28 euro per tre piatti con acqua, pane e servizio compresi, mentre i menu degustazione da tre, quattro e cinque portate vanno dagli 80 ai 130 euro.
Via Amerigo Vespucci 11, Milano
8. DaV Milano della famiglia Cerea – Milano

I Cerea, la famiglia che a Brusaporto (BG) custodisce le tre stelle di Da Vittorio, sono sbarcati a CityLife nel luglio del 2022 con il DaV Milano, al primo piano della Torre Allianz.
Il locale porta in città il piatto più celebre di casa, i paccheri alla Vittorio con la salsa ai tre pomodori, che qui, ridotti a mezzo pacchero alla DaV, costano 35 euro. L'elefantino, la cotoletta alla milanese battuta fino a ricordare un orecchio d'elefante, si ordina invece per due e costa 130 euro.
Per provare più piatti conviene la formula Condividav, sette portate da dividere con i commensali a 75 euro a persona, mentre il percorso Degustidav, valido per tutto il tavolo, ne costa 110. La famiglia firma anche il ristorante dentro la boutique Louis Vuitton di via Bagutta, che ha un conto medio di circa 140 euro.
A Portofino, nell'hotel Splendido Mare, il DaV Mare propone un menu degustazione da 195 euro.
Piazza Tre Torri 3, Milano, tel. 02 3672 3830, davmilano.com
9. Bentoteca di Yoji Tokuyoshi – Milano

Yoji Tokuyoshi, a lungo sous chef di Massimo Bottura all'Osteria Francescana, ha conquistato la stella nella Guida 2016 con il ristorante che portava il suo nome, in via San Calocero. Nel 2020 ha trasformato lo stesso locale nella Bentoteca, che unisce enoteca e bento, la scatola giapponese divisa in scomparti utilizzata per portarsi dietro il pranzo. Attualmente, la cucina propone piatti da spartire al centro del tavolo nello stile delle izakaya, le osterie giapponesi.
Il katsusando di lingua di vitello, il tramezzino con la cotoletta impanata nel panko, si ordina a 18 euro. Lo shoyu ramen, il brodo con i tagliolini insaporito dalla salsa di soia, ne costa 24, mentre l'omakase in condivisione sale a 98 euro, più 4 euro di coperto.
Via San Calocero 3, Milano, tel. 340 835 7453, bentoteca.com
Dove assaggiare la cucina degli chef stellati nel Nord Italia spendendo meno
10. La Piola di Enrico Crippa – Alba (CN)

Nel palazzo della famiglia Ceretto convivono due mondi: al piano terra troviamo la Piola, mentre al primo piano Enrico Crippa guida Piazza Duomo, il suo tre stelle. Il nome, che in piemontese descrive l'osteria di quartiere, accompagna la trattoria dal 2005, quando i due locali hanno aperto insieme sotto la supervisione dello chef.
Alla carta, che raccoglie i piatti rappresentativi della tradizione langarola, si aggiungono due lavagne aggiornate ogni giorno. Il vitello tonnato costa 15 euro, come il tartrà, lo sformato piemontese di uova, latte, formaggio ed erbe, mentre gli agnolotti del plin al sugo d'arrosto, i ravioli pizzicati a mano tipici delle Langhe, salgono a 16. Il coperto è di 3 euro e fra i dolci, quasi tutti a 9 euro, figura il bunet, il budino al cacao e amaretti.
Fino al 6 dicembre, ultimo giorno della Fiera internazionale del tartufo bianco d'Alba, la Piola apre anche la domenica. In questa stagione i tajarin tagliati a mano al tartufo bianco costano 58 euro, come l'uovo in cocotte con crema di patate, mentre il gelato al fiordilatte con il tartufo si ferma a 50. La carta indica anche il prezzo della preziosa grattata, 8,50 euro al grammo.
Piazza Risorgimento 4, Alba (Cuneo), tel. 0173 442800, lapiola-alba.it
11. Cannavacciuolo Bistrot – Torino

Il bistrot di Antonino Cannavacciuolo a Torino, in via Umberto Cosmo, difende una stella Michelin propria, confermata nella Guida 2026, mentre la sede di Novara ha chiuso nel 2024.
Oggi la brigata è guidata da Gabriele Bertolo, cuoco torinese entrato nel gruppo nel 2020 proprio in quella sede e cresciuto poi fra Villa Crespi e i resort Laqua.
I prezzi sono coerenti con la stella, visto che alla carta due portate costano 90 euro e tre 130. Dei tre percorsi degustazione, I Classici, a 130 euro, accosta la linguina alla milanese al pollo alla cacciatora, mentre Questione di attimi, a 150, gioca con seppia, animella e piccione al cacciucco. Allo stesso prezzo dei Classici, il vegetariano Istinto Naturale propone la zucchina alla scapece, cioè fritta e marinata con aceto e menta, e il bottone di finto ragù, una pasta ripiena con un sugo vegetale che imita quello di carne.
Via Umberto Cosmo 6, Torino, tel. 011 839 9893, cannavacciuolobistrot.it
12. Il Calandrino della famiglia Alajmo – Sarmeola di Rubano (PD)

Accanto alle Calandre, il tre stelle di Massimiliano Alajmo a Sarmeola di Rubano, puoi provare il Calandrino, il locale degli Alajmo's, aperto dalla colazione alla cena con bar, pasticceria e cucina.
La vetrina dei dolci è tutta per la Pazientina, la torta padovana a strati di pasta bresciana, crema allo zabaione e pan di Spagna, sormontata da una voluttuosa copertura di cioccolato. La madre Rita ne ha ricostruito la ricetta da un libretto del Seicento e l'ha registrata con atto notarile nel 1999.
In carta figura anche la tartare di Erminio, la ricetta del padre, in cui il manzo battuto al coltello si condisce con quindici ingredienti e si serve con crostini e insalata al limone. Il conto medio è di 70 euro a persona per due piatti e un dolce. Con tre piatti e un dolce si sale a 85 euro, sempre con coperto, acqua e caffè compresi.
Via Liguria 1, Sarmeola di Rubano (Padova), tel. 049 630303, alajmo.it
13. AlpiNN di Norbert Niederkofler – Plan de Corones (BZ)

Nella vecchia stazione a monte della funivia di Plan de Corones, a 2.275 metri di quota sopra Brunico, il mantra di Norbert Niederkofler è "Cook the Mountain", cioè "cucinare la montagna". Il principio, che si fonda sull'impiego di prodotti locali e sul rispetto delle stagioni, ha portato le tre stelle al suo Atelier Moessmer, mentre il rifugio divide l'edificio con Lumen, il museo dedicato alla fotografia di montagna.
Il Food Space propone una carta con piatti come il ramen di lago, con brodo di pesce e pancia di salmerino, a 24 euro. Il flammkuchen, la sfoglia sottile di pane tipica dell'Alsazia cotta in forno caldissimo, si serve con panna acida, speck e cipolla a 15,50 euro, mentre ai tavoli davanti alle vetrate di The View il menu degustazione costa 115 euro.
AlpiNN apre solo a pranzo e dipende in tutto e per tutto dalla cabinovia: il biglietto di andata e ritorno da Brunico si paga 36 euro, ma la vista li vale tutti. Quest'anno è aperto fino all'8 novembre, poi va in letargo per una ventina di giorni e si risveglia il 28 novembre con la stagione invernale.
Plan de Corones, Brunico (Bolzano), tel. 0474 431072, alpinn.it
14. Ristorante Cavallino di Massimo Bottura – Maranello (MO)

Il Cavallino ha sede nella casa colonica che Enzo Ferrari aveva trasformato in mensa aziendale e poi in ristorante, e dal 2021 gode della consulenza dello chef Massimo Bottura.
In cucina Riccardo Forapani (tredici anni all'Osteria Francescana) e Virginia Cattaneo hanno conquistato la stella Michelin e nell'ultimo listino, il menu "Benvenuti in Emilia" costa 65 euro per ben quattro portate.
La carta mette in linea i classici della cucina emiliana, dallo gnocco fritto con i salumi ai tortellini in crema di Parmigiano preparati dal Tortellante, il laboratorio modenese in cui giovani con autismo imparano l'arte della pasta fresca. Il cotechino alla Rossini si accompagna a foie gras, pan brioche, amarene e tartufo nero, mentre il percorso di sette portate dedicato alle auto di Maranello costa 98 euro.
Via Abetone Inferiore 1, Maranello (Modena), tel. 0536 944877, ristorantecavallino.com
15. Al Gatto Verde di Massimo Bottura – Modena

Nella campagna modenese, dentro Casa Maria Luigia, la dimora con camere di Bottura e della moglie Lara Gilmore, il Gatto Verde ha aperto nel settembre 2023. Esprime il lato più brado dello chef, con una cucina costruita sul fuoco fra forno a legna, braci e affumicature, guidata dalla canadese Jessica Rosval, a lungo all'Osteria Francescana.
Il locale si fregia di una stella Michelin e prezzi da stellato, con il menu "Fables" da sette portate a 170 euro, servito solo a cena dal mercoledì alla domenica.
Alla carta il piatto più scenografico è il carrello delle carni affumicate, accompagnato dai contorni e da un pane ai burnt ends, le punte croccanti del petto di manzo affumicato, a 70 euro.
Chi cerca il bistrot vero e proprio di Bottura deve impostare il navigatore sulla Franceschetta58, in via Vignolese, dove l'Emilia Burger costa 19 euro e il menu "Tradizione in Evoluzione" da cinque portate 68.
Stradello Bonaghino 56, Modena, tel. 059 867 7662, ristorantealgattoverde.com
I locali informali degli chef stellati nel Centro e nel Sud Italia
16. Gucci Osteria da Massimo Bottura – Firenze

In piazza della Signoria, dentro il Palazzo della Mercanzia, la Gucci Osteria porta la firma dello chef modenese all'ombra di una griffe.
Dal 2025 la cucina è guidata dal giapponese Takahiko Kondo, diciassette anni all'Osteria Francescana, che ha preso il posto della messicana Karime López, con cui divideva i fornelli dal 2022. Anche questo locale ha una stella Michelin, con il menu "Journey to Tuscany" da sei portate a 175 euro e formule serali alla carta che partono da 120 euro per due portate.
Il modo più leggero per assaggiare la Firenze di Bottura è il pranzo, l'unico servizio in cui i piatti si ordinano singolarmente. Ordinati alla carta, i tortellini in crema di Parmigiano, che in menu si chiamano "Journey to Modena", costano 60 euro. Lo stesso prezzo vale per il "Cacciucco's dreaming", che rilegge la zuppa di pesce livornese con tonno, capasanta e mandorla.
Piazza della Signoria 10, Firenze, tel. 055 062 1744, gucciosteria.com
17. Anikò di Moreno Cedroni – Senigallia (AN)

Dal 2003 ci pensa il chiosco di acciaio, legno e cristallo di Moreno Cedroni ad animare piazza Saffi, nel centro di Senigallia, a pochi chilometri dal suo ristorante Madonnina del Pescatore. Nato come salumeria ittica, ovvero un banco di pesce lavorato come i salumi fra affumicature e stagionature, oggi propone uno street food di mare accompagnato da cocktail e vini.
Nel menu 2026 i piatti salati vanno dai 14 euro dell'happy toast con salmone, provola e zucchine ai 27 del fish and chips di spigola con mostarda di mandarino, più 3 euro di servizio e pane. A metà strada si colloca il tataki di tonno con riso e colatura di alici, a 18 euro.
Da creatura balneare quale è, il chiosco apre dalla fine di aprile alla fine di settembre, quindi per sedersi in piazza bisogna aspettare la prossima primavera.
Piazza Saffi, Senigallia (Ancona), tel. 375 531 0872, morenocedroni.it
18. Spazio Niko Romito Bar e Cucina – Roma

Lo Spazio è nato nel 2013 a Rivisondoli come laboratorio dell'Accademia di Niko Romito, lo chef del Reale di Castel di Sangro, tre stelle Michelin. Oggi troviamo la sua versione bistrot e cittadina soltanto a Roma, in piazza Verdi ai Parioli, dopo la ritirata da Milano nell'aprile 2024.
Il locale alterna bar, pranzo e sala da tè, mentre la carta di mezzogiorno propone il pollo fritto, uno dei piatti più noti dello chef: si tratta di un pollo ruspante intero, marinato, cotto al vapore e fritto, servito con verdure e salse a 42 euro, e pensato per due persone. I tonnarelli cacio e pepe costano 18 euro e la cotoletta alla milanese 28. Le bombe, cioè i bomboloni fritti, si pagano 6 euro nella classica versione alla crema, mentre nelle varianti salate il prezzo lievita da 12 euro in su.
Piazza Giuseppe Verdi 9E, Roma, tel. 06 8756 5008, spazionikoromitobarecucina.com
19. Villa Rosa – La Casa di Lella di Peppe Guida – Vico Equense (NA)

Sulle colline di Vico Equense, in località Montechiaro, Peppe Guida ha trasformato la villa di campagna di famiglia in un ristorante con tre camere. Nella stessa frazione prospera rigoglioso l'orto biologico, che dà il nome a uno dei menu dell'Antica Osteria Nonna Rosa, il locale dello chef premiato con una stella Michelin.
Qui la carta non esiste e vige l'anarchia delle stagioni, perché il menu si scrive ogni giorno con quello che offrono l'orto e il mare, con la pasta di Gragnano come filo conduttore. Villa Rosa apre solo da giugno a ottobre, a cena nei giorni feriali e anche a pranzo nel fine settimana. Il prezzo, custodito con discrezione, non compare online e va chiesto quando si prenota, ma possiamo dirti che il conto medio si aggira intorno ai 50 euro a persona.
Via Alberi 100, Vico Equense (Napoli), tel. 334 391 7950, agriturismo.peppeguida.com
20. I Banchi di Ciccio Sultano – Ragusa

A Ragusa Ibla, a pochi passi dal Duomo – il ristorante con due stelle Michelin di Ciccio Sultano – ha sede I Banchi, in un edificio che prima del terremoto del 1693 ospitava una sinagoga e che nella sala degli Specchi conserva ancora la vasca per le abluzioni.
Il locale riunisce panificio, pasticceria, bottega e trattoria siciliana contemporanea ed è aperto da marzo a dicembre, a pranzo e a cena dal martedì al sabato e il lunedì solo la sera.
La cucina parte dai classici dell'isola e li rilegge con disinvoltura, dai ravioli di ricotta con il sugo di maiale agli spaghetti con la bottarga di tonno, passando per la pasta alla Norma e per il couscous di pesce. Chi cerca uno spuntino può ordinare l'arancina al ragù, il fritto misto siciliano o il tagliere di salumi e formaggi con le scacce, le focacce ripiene tipiche del Ragusano. Fra i dolci spiccano i cannoli e il sorbetto di mandorla con salsa d'arancia.
Il menu del giorno, in versione di terra, di mare o vegetariana, costa 32 euro, mentre la degustazione San Giorgio, che porta il nome del patrono di Ragusa Ibla, sale a 65. Completano l'offerta una carta dei vini ben fornita e una lista di cocktail notevole.
Via Orfanotrofio 39, Ragusa, tel. 0932 655000, ibanchiragusa.it
Cosa sapere prima di prenotare in un bistrot stellato
Una volta a tavola conviene rassegnarsi alla legge del coperto, l'obolo che manda in confusione i turisti stranieri e che i clienti di casa nostra hanno smesso di contestare da decenni. Nei locali che lo prevedono separatamente, il coperto può incidere di qualche euro sul conto finale. Alcune formule, invece, includono già servizio, acqua e coperto nel prezzo, come la formula di mezzogiorno di Faak, il menu da 59 euro della Locanda 4 Cuochi e i buoni del Calandrino.

Gli orari vanno controllati con uno zelo quasi maniacale, perché Anikò, AlpiNN, Villa Rosa e I Banchi seguono le stagioni e diversi locali aprono soltanto a pranzo o soltanto a cena.
Al Café Cracco, poi, le prenotazioni non esistono e un posto in sala si conquista con la stessa ferocia con cui si cerca parcheggio in centro il sabato pomeriggio. Per spendere il meno possibile, però, basta rinunciarvi e abbracciare la regola più antica dei bar italiani, quella di consumare in piedi con orgoglio. Il cappuccino costa 2 euro al banco e 5 al tavolo, a conferma che anche nell'alta cucina, come sul Centrale di Wimbledon, il vero lusso è potersi sedere.
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