15 Aprile 2023 10:00

La storia di Antonino Cannavacciuolo: lo chef più amato d’Italia

Antonino Cannavacciuolo è lo chef più amato d'Italia: personalità dirompente, tanto carisma e talento. Ha 3 Stelle Michelin a Villa Crespi per 7 stelle totali. Ecco la storia dello chef di Vico Equense: il sogno di diventare un pescatore, quello dei genitori di vederlo dentista.

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Una figura imponente, un accento inconfondibile, quel modo di fare tanto genuino che colpisce: Antonino Cannavacciuolo è lo chef più famoso d'Italia ed è anche uno dei più bravi. Nato il 16 aprile 1975 a Vico Equense, deve la sua fama prima a "Cucine da incubo", e poi a "Masterchef". Approda in televisione dopo anni di ristorazione però e già forte di ben 2 Stelle Michelin, che sono diventate addirittura 3 nell'ultima edizione della Guida Rossa per il suo Villa Crespi, lo splendido ristorante sul Lago d'Orta. Vediamo la storia di Antonino Cannavacciuolo, il cuoco pescatore tutto cucina e famiglia.

I primi anni da "boss delle cerimonie"

Nato a Vico Equense, un paesino splendido in Penisola sorrentina che ha dato i natali a tanti grandissimi cuochi come Peppe Guida e Gennarino Esposito, diventa cuoco "grazie ai miei genitori: mi hanno dato valori saldi che condivido con tutti, regole di vita che mi hanno indicato la strada da percorrere e su cui ho costruito tutto quello che ho". In realtà il lavoro del cuoco è l'ultima cosa che avrebbero voluto per il figlio: papà Andrea è un cuoco e sa bene le difficoltà e i sacrifici da fare per intraprendere questa carriera. Ad Antonino però questa vita sembra piacere: entra per la prima volta in una cucina professionale a soli 8 anni, seguendo il padre nelle brigate delle cucine locali e "già allora pensavo che nella vita non avrei voluto fare altro che lo chef. Guardando indietro mi rendo conto oggi di quanto determinazione e costanza possano portarti lontano". Il primo approccio con una "cucina cucinata" ce l'ha però con sua nonna. Seguendo il padre è tutto un gioco, un bambino che va a lavoro col papà in questi posti in cui trasformano semplici materie prime in piatti lussuriosi. È una magia, è affascinante e colpisce l'immaginazione del piccolo. La nonna porta tutto questo nella pratica: gli insegna a fare il ragù e si fa aiutare a fare la genovese. Cannavacciuolo ha ancora oggi le candele alla genovese in carta a Villa Crespi "perché è il primo ricordo che ho da bambino, a casa di nonna. "Lei mi faceva spezzare le candele: che soddisfazione mangiare un piatto a cui avevo contribuito anche io". Il rapporto con nonna Fiorentina (mamma di suo padre) è viscerale: quando è in difficoltà o ansia pensa a lei, a ciò che gli diceva, e ci parla. Cannavacciuolo dice che grazie a sua nonna comincia a credere nella vita dopo la morte e quindi non ha paura di questo salto nel buio. Il rapporto è, tra l'altro, ricambiato. Le ultime parole di nonna Fiorentina dette al figlio Andrea sono state "Salutame a Tonino", un ricordo per il nipote nell'ultimo scampo di vita terrena.

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Foto da Facebook

La strada è quindi tracciata e si iscrive alla locale scuola alberghiera, I.S.I.S. "F. Di Gennaro", dove tra l'altro papà Andrea insegna. I genitori tentano fino all'ultimo di dissuaderlo, lo vorrebbero far diventare dentista ma Antonino si impone e dà un ultimatum: "O faccio l'alberghiero o non faccio niente"; i genitori si piegano ma il padre gli strappa una promessa, dicendo che se avesse voluto davvero fare questo mestiere, avrebbe dovuto farlo per bene. Possiamo dire che la promessa è stata ampiamente mantenuta. Si diploma nel 1993 e comincia a lavorare nelle brigate comandate dal padre, tra cui diverse stagioni alla Sonrisa, il locale dove avrebbero poi ambientato "Il boss delle cerimonie", diventato celebre negli ultimi anni. Questa esperienza gli insegna ancor di più la tradizione gastronomica campana ed è una scuola fondamentale per lui: preparare un mare di pasti al giorno per comunioni e matrimoni non è affar semplice, è una vera e propria palestra. Gli permette anche di conoscere personaggi influenti: un giovanissimo Gigi D'Alessio che gira ancora la Campania come cantante per cerimonie, per non parlare dei ritiri del Napoli Calcio (di cui è tifosissimo) con Alemao, Careca, Giordano e soprattutto Maradona. Si scambiano più volte qualche parola, con Cannavacciuolo in completa devozione. Maradona sarebbe poi andato anche a Villa Crespi, nel 2006, in incognito, in un periodo molto particolare per la vita del Pibe de Oro: ha ancora le scorie dell'intervento di chirurgia bariatrica, subito pochi mesi prima, e si accinge a tornare in Argentina per presentare "La noche del diez", un seguitissimo programma televisivo andato poi in tutto il mondo. Chiede a Cannavacciuolo di non dire nulla a nessuno ma Orta San Giulio è un paesino minuscolo e la voce si sparge. Lo chef rispetta il volere del campione argentino e non fiata, negando anche davanti alle telecamere. Un gesto enormemente apprezzato dall'ex numero 10 del Napoli.

L'approdo all'alta cucina

Ma com'è passato da una ristorazione banchettistica al diventare uno degli chef più stellati al mondo? Facendo tanta gavetta. Dopo aver lasciato la penisola sorrentina va in Alsazia, in ristoranti molto importanti, l'Auberge de l’Ill di Illhaeusern e il Buerehiesel di Strasburgo. Torna poi in Campania ed entra nella brigata del Grand Hotel Quisisana di Capri, all'epoca sotto la consulenza di Gualtiero Marchesi che però non incontra mai il cuoco vicano.

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"Baccalà, baccalà, baccalà" | Foto da Facebook

Il giovane Antonino si fa un nome nel mondo della ristorazione d'albergo e trova posto all'Hotel San Rocco, una struttura molto prestigiosa sul Lago d'Orta. Un contratto modesto, stagionale, per proseguire la gavetta, che però gli avrebbe cambiato la vita: il direttore del San Rocco lo stima tantissimo e lo raccomanda a Oreste Primatesta e sua figlia come cuoco per l'Approdo, un altro albergo sul Lago d'Orta. Oreste è il papà di Cinzia Primatesta, quella che poi sarebbe diventata la moglie di Antonino Cannavacciulo. "Senza saperlo — dice lo chef — l'attimo che mi avvicinò a mia moglie fu quello e non ero neppure presente". Cannavacciuolo arriva all'Approdo per fare una stagione di 3-4 mesi. Un colpo di fulmine: nel 1997 si mettono insieme e il 28 febbraio 1999 aprono le porte di Villa Crespi.

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Foto da Facebook

Hanno 23 e 24 anni e sembra una follia vista la mastodontica struttura. Il proprietario della villa, l'avvocato Esposito, vuole vendere la magione che all'epoca è fatiscente, i ragazzi ci credono perché vedono tutta la magia di questa antica villa in stile moresco sulle rive del lago d'Orta e investono tutto. Antonino Cannavacciuolo diventa per la prima volta chef patron di un ristorante e la carriera è fulminante: nel 2003 riceve la prima Stella Michelin e nel 2006 gli è conferiscono la seconda. Dal 2012 Villa Crespi, dotata di hotel e ristorante, entra nel circuito Relais & Châteaux. Nel 2022 il locale riceve la terza Stella Michelin, diventando uno tra i 140 ristoranti che possono vantare questo riconoscimento nel mondo.

L'approdo in televisione

È probabile che tu conosca Cannavacciuolo per le sue comparsate tv ma devi sapere che Antonino in televisione non ci voleva andare. È Cinzia Primatesta a insistere, a credere in questa opportunità, a intravedere le grandi doti del marito. Nel 2013 c'è l'esordio a "Cucine da incubo", versione italiana del programma omonimo statunitense dello chef britannico Gordon Ramsay. Viene presentato proprio come il "Gordon Ramsay italiano" ma ben presto le persone si accorgono di quanto siano diversi i due personaggi. Non c'è rabbia nella voce di Cannavacciuolo (e di motivi per arrabbiarsi ne avrebbe nel programma): cerca sinceramente di aiutare queste persone, pur restando nei canoni dello show televisivo. È un tripudio e per questo motivo, dopo essere stato ospite in due puntate della quarta stagione di Masterchef Italia, annunciano il suo ingresso come giudice a partire dalla quinta stagione, aggiungendosi ai colleghi Bruno Barbieri, Joe Bastianich e Carlo Cracco. Masterchef lo porta al grandissimo pubblico: diventa una star. La fama gli porta molti introiti che Antonino e soprattutto Cinzia Primatesta, manager navigata, riescono a far fruttare: oggi Cannavacciuolo risulta essere il terzo chef "più ricco d'Italia" con un fatturato sempre in crescita, che supera i 9 milioni di euro. Per la cronaca i primi due sono i fratelli Cerea, 3 Stelle al Da Vittorio, e la famiglia Alajmo, 3 Stelle alle Calandre.

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Antonino e Cinzia | Foto da Facebook

La tv e la nuova vita da imprenditore gli fanno investire molto in tante attività: nel 2015 apre a Novara il suo primo Cannavacciuolo Café & Bistrot, due anni dopo replica a Torino, nel quartiere Borgo Po. Dopo la pandemia la nuova avventura, questa volta ancor più firmata dalla moglie Cinzia: gli investimenti nel settore alberghiero. Apre una catena di boutique hotel, Cannavacciuolo Countryside si chiama, ognuno con un ristorante di fine dining all'interno. Il primo lo apre proprio a Ticciano, la frazione di Vico Equense in cui è cresciuto e questa è un'altra bellissima storia. La casa patronale che ospita l'albergo è stata acquistata dal padre di Cannavacciuolo nel 1995 e oggi è proprio Andrea il consulente del locale, in particolare dell'area verde, visto che dal ’95 ha lasciato la scuola per fare il contadino. La villa è molto bella e risale alla metà dell’800:  il nonno di Antonino era il guardiano di questo posto, il custode della villa. Il papà di Antonino ha voluto investire sul significato affettivo che ha questo luogo per la sua famiglia e negli anni ’90 ha acquistato la casa, nella speranza che un giorno suo figlio potesse aprire un ristorante a Ticciano, proprio nella dimora in cui lavorava suo nonno. Quando Andrea acquistò la proprietà, Antonino era fresco diplomato all'alberghiero: di strada ne ha fatta parecchia ma ha deciso di esaudire il desiderio di suo padre. Lo chef scelto per Laqua è Nicola Somma, un suo figlioccio già stellato al bistrot torinese, anche lui figlio della penisola (Somma è di Gragnano). L'altro "countryside" stellato si trova invece a Casanova, una frazione di Terricciola, in provincia di Pisa.

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Quello che i piatti non dicono
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