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5 Settembre 2026 9:00

Gli stellati italiani più economici in Italia: le tavole da provare fra i 60 e gli 80 euro

Una selezione aggiornata dei ristoranti premiati dalla Guida Michelin in cui il percorso completo deciso dallo chef va dai sessanta agli ottanta euro.

A cura di Rossella Neiadin
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Il rito della cena in un ristorante premiato dalla Guida Michelin, la guida gastronomica più famosa al mondo, genera parecchia ansia da prestazione finanziaria. Molti rinunciano al tavolo prima ancora di chiedere il listino, convinti che “la stella” significhi per forza un conto da centinaia di euro.

Ma la guida rossa giudica quello che arriva nel piatto e non ne fa mai una questione di prezzo: nella stessa selezione convivono il locale metropolitano da duecento euro a persona e quello di provincia dove se ne spendono sessanta.

Quando però uno stellato espone un prezzo contenuto, quel numero si riferisce quasi sempre al menu business lunch, cioè i due piatti che la cucina serve nei giorni feriali fra le dodici e le quattordici, oppure tratteggia la spesa minima imposta a chi ordina alla carta. Lo stesso locale che a mezzogiorno si accontenta di 25 euro la sera arriva a costarne 130, e la differenza sta tutta nel numero delle portate.

Per selezionare i ristoranti stellati più economici d'Italia, abbiamo preso come riferimento il prezzo del menu degustazione nella sua versione integrale, ovvero la sequenza di piatti scelta dallo chef e servita generalmente a tutto il tavolo. Passati al setaccio i listini di agosto 2026, restano in piedi undici cucine che non superano gli 80 euro di spesa, disposte in un conto alla rovescia dalla più costosa alla più conveniente. C’è una voce, va detto, che sfugge quasi sempre al conteggio del menu: il coperto, la piccola tassa tutta italiana che paga la tovaglia pulita e il cestino di pane caldo.

11. Abba – Milano

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È l'unico indirizzo milanese di questo elenco e insieme il più costoso. A mezzogiorno la casa propone anche una formula da 52 euro, che però si ferma a due piatti e resta quindi fuori dal nostro ragionamento.

Fabio Abbattista, molfettese classe 1997, apre nel 2024 dentro un ex pennellificio di via Varesina, e un anno dopo gli ispettori gli assegnano la stella. Alle spalle il lavoro macinato a Londra con Stefano Cavallini al The Halkin e poi al The Square di Philip Howard, il rientro in Italia per l'apertura di Unico e una stagione all'Albereta in Franciacorta. La sua sala raccoglie otto tavoli affacciati sui fornelli a vista, fra superfici in legno e i toni della sabbia.

Il menu Abba…stanza mette in fila quattro portate più la focaccia dolce a 80 euro, mentre le versioni da dieci e dodici "passi" salgono a 120 e 140, con i calici in abbinamento da 60 oppure 80 euro. Si comincia dall'insalata di avocado e barattiere, il meloncino pugliese che si raccoglie acerbo e si mangia come un cetriolo, e si prosegue con il pomodoro arrostito, la seppia con topinambur, il pagro con le ciliegie e il risotto alle foglie di fico e fiori di zucca. La chiusura tocca al soufflé all'albicocca profumato con la fava tonka e alla focaccia dolce con amarene e zafferano.

Via Varesina 177, Milano, tel. 02 85689735, ristoranteabba.com

10. La Subida – Cormòns (GO)

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Nel Collio goriziano, a un passo dal confine sloveno, Loredana e Josko Sirk hanno costruito una trattoria che i figli Tanja e Mitja portano avanti da anni. Il ristorante custodisce la stella dal 2007 e dispone di camere immerse nel bosco, un'osteria informale e un'acetaia dove riposa uno straordinario aceto di Ribolla Gialla. Ai fornelli troverai Alessandro Gavagna, classe 1972, nato a Città di Castello e cresciuto nelle cucine di Walter Eynard, Igles Corelli, Davide Scabin e Alain Ducasse.

La selvaggina regge l'intera carta e arriva in sala al sangue quando la materia lo consente, come nel filetto di cervo passato sulla brace e lasciato rosato, completato da uova di trota e pistacchio, o nel daino avvolto nelle foglie di vite con il lardo, le patate e l'agresto, il succo acidulo che si spreme dall'uva acerba. Fra i primi, il cuoco rispolvera la tradizione emiliana del padre e farcisce i ravioli con lo sclopit, l'erba spontanea che cresce lungo i ruscelli friulani e che ricompare in purea e fritta accanto a una mimosa di uova sode. Resistono poi in carta gli zlikrofi, ravioli di patate, cipolla e maggiorana della vicina valle di Idrija, piegati a forma di cappello napoleonico, e il prosciutto che passa due giorni sul fogolar, il focolare aperto friulano, dove bruciano legni di ciliegio e alloro.

Il Piccolo Menu Degustazione conta cinque passaggi a 80 euro, il Grande ne allinea sette a 95, e alla carta si va dai 20 euro dei primi ai 35 dei secondi.

Via Subida 52, Cormòns (Gorizia), tel. 0481 60531, lasubida.it

9. Abocar Due Cucine – Rimini

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In un vicolo del centro storico riminese, Mariano Guardianelli e Camilla Corbelli tengono gastronomicamente insieme la Romagna e l'Argentina, e ogni sessanta giorni riscrivono la carta del ristorante.

Con 80 euro si sceglie fra due percorsi della stessa lunghezza, che partono entrambi dai tre bocconi di benvenuto, fra cui il cestino con il pesto d'erbe e l'accostamento di mate (la bevanda sudamericana), caprino e pompelmo.

Il menu Piccolo continua con zucchina, rucola e pepe verde, con i tortelli di melanzana immersi in un brodo tiepido di gallina e l'agnello accompagnato da albicocca e pesto verde.

Il menu Hadria37 batte invece le coste dell'Adriatico per riportare in carta le specie ittiche che il mercato snobba, e si apre con un'insalata di cozze, oliva nera e ají panca, il peperoncino peruviano che si essicca al sole e regala profumi fruttati senza quasi pizzicare, prima del fusillo con friggitelli e alloro e della leccia (pesce azzurro poco conosciuto) con lattuga ed erba cipollina. I due percorsi finiscono obbligandoti a una dolcissima scelta fra melone, vaniglia e pepe nero oppure pesca, noce moscata e mandorla.

Bevande e coperto restano fuori da entrambe le cifre, il percorso Abocar da sei passaggi vale 95 euro e le nove portate di Manos Libres arrivano a 130. Nell'aprile del 2025 l'opzione breve si fermava a 49 euro, il che dà la misura di quanto mutino i prezzi in così poco tempo.

Via Carlo Farini 13, Rimini, tel. 0541 22279, abocarduecucine.it

8. Casa Bertini – Recanati (MC)

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Il ristorante occupa venticinque coperti dentro il Circolo Tennis Guzzini, poco fuori dal centro storico di Recanati, e d'estate si mangia in terrazza con i campi da gioco davanti e i Monti Sibillini sullo sfondo.

Andrea Bertini lo apre nel marzo del 2022 insieme a Matteo Ressico, che segue la sala, e nel novembre 2025, a ventinove anni, porta alla città di Leopardi la prima stella della sua storia, l'unica della provincia di Macerata. La sua formazione è segnata da un passaggio nelle cucine di Mauro Uliassi a Senigallia, dall'Alma di Colorno, dove si diploma secondo su ottanta allievi, e dall'Enoteca di Canale d'Alba con Davide Palluda.

Il menu Sorpresa costa 80 euro e raccoglie cinque portate che dipendono dagli umori del mercato quotidiano, mentre la versione da sette sale a 100 euro e i quattro calici in abbinamento costano altri 40. In carta compaiono le lumache all'Amatriciana, la chitarrina di pesce dell'Adriatico, l'agnello con melanzana, cipolla caramellata e liquirizia, il cervo con ciliegia e mandorla e soprattutto i plin di pollo, i ravioli piemontesi che si sigillano con un pizzicotto, qui immersi nel potacchio, l'intingolo marchigiano di aglio, rosmarino, vino bianco e pomodoro. In quel piatto il cuoco tiene insieme gli anni passati nel Roero e il sapore del ritorno a casa.

Chi ordina alla carta deve scegliere almeno due portate salate, il coperto vale 5 euro, l'acqua 4 e il caffè 3.

Via Le Grazie 7, Recanati (Macerata), tel. 071 2363289, ristorantecasabertini.it

7. Oasis Sapori Antichi – Vallesaccarda (AV)

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Sui colli dell'alta Irpinia i Fischetti aprono nel 1988 e sono ormai alla terza generazione, con Michelina Fischetti e la nipote Serena Falco ai fornelli e Puccio Fischetti insieme a Raffaella Toto in sala. Alla stella confermata da un quarto di secolo si è aggiunta nel novembre 2023 la stella verde, il riconoscimento che la guida riserva alla sostenibilità.

Le zuppe hanno una sezione tutta loro nella carta e cambiano ogni giorno, dalla zuppa di porcini, fagioli, castagne e fave di cacao, alla minestra di verdure e legumi misti con il tartufo nero irpino, fino a quella di castagne, funghi e fagioli di Volturara. Il raviolo di ricotta con la salsa di noci resiste in carta dal 1988, mentre il carpaccio di vitellone arriva con la stracciata e una maionese di alici.

Il percorso Pranzo all'Antica costa 80 euro e conta cinque portate, fra un giro di zuppe, la pasta tirata a mano e i secondi, mentre La Degustazione ne allinea sei a 90 euro e I Soli Primi si ferma a 70.

Il paese conta poco più di mille abitanti arroccati a 650 metri di quota, noti nella zona con il soprannome di mangiapatane, cioè mangiapatate, per via della vocazione agricola di un territorio che regala anche il broccolo aprilatico e l'olio da olive Ravece, ingredienti che ritrovi nella cucina di Oasis.

Via Provinciale 8, Vallesaccarda (Avellino), tel. 0827 97021, oasis-saporiantichi.it

6. Maeba – Ariano Irpino (AV)

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Chi prenota qui firma una delega in bianco, perché la brigata lavora soltanto su menu alla cieca, dei quali si sceglie la lunghezza ma si ignora il contenuto fino al servizio. Il locale nasce nel 2004 sui resti di un frantoio settecentesco, con una quercia secolare piantata davanti all'ingresso, un giardino affacciato sulle colline coperte di ulivi e le vecchie grotte diventate la cantina che Nico Mattia ha riempito di ben cinquecento etichette. Dal gennaio 2024 la cucina è nelle mani di Salvatore Ciccarelli, classe 1993, diplomato all'alberghiero del paese e cresciuto nel ristorante come sous chef.

Il percorso Essenza propone quattro piatti a 75 euro, con gli abbinamenti enologici che vanno dai 32 ai 64 euro. La mano del cuoco si riconosce nella centralità delle verdure e in piatti come gli spaghetti al pomodoro con ostrica, cipollotto arrostito e finocchietto, dove la pasta cuoce in una doppia centrifuga di pomodoro, uno acerbo da insalata e uno molto maturo lasciato asciugare. Un ruolo da protagonisti se lo ritagliano anche i lievitati di produzione propria, che accompagnano l'intero percorso.

Contrada Serra 29, Ariano Irpino (Avellino), tel. 334 3727749, maeba.it

5. Lanterna Verde – Villa di Chiavenna (SO)

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A pochi chilometri dalla frontiera svizzera un ristorante stellato dal 1997 alleva le proprie trote in un vivaio di proprietà. La storia comincia con il nonno rientrato dalla Svizzera per occuparsi di quell'allevamento alimentato dal torrente di San Barnaba, che diventa ristorante nel giugno del 1982. A gestire la cucina è la terza generazione con Roberto Tonola, mentre il padre Antonio cura la cantina e la madre Cecilia governa la sala.

Il menu dedicato alle trote costa 70 euro e le declina in ogni forma, dal trittico d'acqua dolce allo spaghettone con cetriolo, fumetto e uova di trota, fino al trancio cotto al forno sotto la salsa olandese, prima di chiudere su kiwi, spuma di cocco e granita d'anguria. Con cinque euro in più si passa al percorso valligiano, che apre sui salumi della valle con il porcino sott'olio e il burro di latteria, prosegue con i tajadin dulz de Villa, gli stracci di pasta di farina di castagne conditi con formaggio, burro di malga e fiori secchi di camomilla, e arriva alla quaglia ripiena di porcini adagiata sulla polenta di mais rostrato rosso della Valchiavenna.

Chi preferisce comporre il pasto da sé pesca fra i quattro menu della casa, dove compaiono il ceviche di temolo e il rustiment, la torta rustica di polenta, patate, fagiolini e porro.

Frazione San Barnaba 7, Villa di Chiavenna (Sondrio), tel. 0343 38588, lanternaverde.com

4. Da Amerigo – Savigno (BO)

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Questa trattoria della valle del Samoggia lavora dal 1934 e ha una virtù rara, perché dichiara apertamente il prezzo comprensivo di tutto. Con 70 euro il menu Scoperta e Natura prevede cinque portate insieme all'acqua, al pane e al cestino di tigelle, le focaccine tonde modenesi, e fuori dal conto restano soltanto i calici di vino, che la casa propone in terna dai Colli bolognesi per 20 euro.

Il percorso attraversa il bosco e l'orto, dalla torta semintegrale di ricotta con funghi di primavera ed erbe spontanee alle lasagne ai funghi galletti con patate e ricotta di Bianca Modenese, la razza bovina emiliana, dagli gnocchi di patate al tartufo scorzone alle costole di cinghiale leggermente affumicato con bietole, cicorie, foglie miste del Malcantone e salsa di frutta, per finire con il dolce scelto dalla carta. Chi rinuncia al dessert abbassa il conto a 65 euro.

Fra gli antipasti si impongono i calzagatti, l'impasto contadino modenese di farina di mais, fagioli e pomodoro che finisce ridotto in pezzetti e arrostito in forno, qui serviti con un velo di lardo e il friggione bolognese, lo stufato di cipolle e pomodoro.

Curiosità: accanto a ogni voce della carta compare l'anno in cui il piatto è entrato in menu, dal coniglio all'aceto balsamico del 1988 ai ravioli di erbette amare del 2026.

Via Marconi 14, Savigno, Valsamoggia (Bologna), tel. 051 6708326, amerigo1934.it

3. Il Tiglio – Montemonaco (AP)

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Mettere da parte una carriera universitaria in diritto internazionale per cucinare a mille metri di quota richiede una certa dose di coraggio. Enrico Mazzaroni lo fa nel 2000, quando rientra a Isola San Biagio, frazione di un comune di seicento abitanti a due passi dalla Grotta della Sibilla, e rileva il ristorantino di famiglia dove cucinava sua madre.

Il terremoto del 30 ottobre 2016 fa crollare il locale e lo chef passa due anni sulla costa a Porto Recanati, prima di risalire in montagna nel 2019. Il menu degustazione principale, non a caso, prende il nome di "Il Ritorno".

Mette insieme sette portate a 68 euro, costruite fra bosco, mare e acqua dolce e modificabili per chi non mangia carne. Il percorso allinea il baccalà in tempura con i pesti di rucola, cetriolini e fragole fermentate, il coniglio con lime e zenzero, le tagliatelle con panna e funghi e l'agnello della tradizione, mentre fra i classici della casa compaiono la trota nel bosco, il tortello di cinghiale e l'ampolla di foie gras al limone.

Il ristorante nasce come agriturismo e produce da sé circa il sessanta per cento di quello che finisce nel piatto, dai funghi alle trote, dal cervo alle patate dei Sibillini. Al momento del conto è bene considerare una piccola differenza, perché il coperto e l'acqua vengono calcolati a parte (per una spesa di 8 euro circa).

Via Isola San Biagio 34, Montemonaco (Ascoli Piceno), tel. 0736 856441, ristoranteiltiglio.it

2. Cavallino – Maranello (MO)

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Trasformare la vecchia mensa aziendale della Ferrari in un ristorante stellato resta una delle mosse imprenditoriali più audaci degli ultimi anni. La casa colonica che Enzo Ferrari acquista insieme all'area dello stabilimento automobilistico ospita il ristorante dal 1950, riapre sotto la supervisione ingombrante di Massimo Bottura e conquista la stella nel novembre 2025 grazie agli chef Riccardo Forapani e Virginia Cattaneo.

Il percorso Benvenuti in Emilia ha un prezzo di 65 euro e condensa l'opulenza dei cibi di quei luoghi. Si parte dal crème caramel al Parmigiano Reggiano stagionato trentasei mesi, con erba cipollina e aceto balsamico di dodici anni, e si arriva ai tortellini del Tortellante, il laboratorio modenese avviato nel 2016 dallo stesso Bottura con Lara Gilmore (imprenditrice e moglie dello chef), dove giovani nello spettro autistico lavorano fianco a fianco con le rezdore, le custodi della tradizione emiliana della sfoglia tirata a mano.

Segue un cotechino artigianale che viene privato del grasso, cotto a bassa temperatura e passato al forno a carbone, quindi servito su pan brioche con una salsa di fegatini, marsala e fondo di vitello, le marasche e il tartufo. Chiude la zuppa inglese, il dolce al cucchiaio costruito a strati con i savoiardi intrisi di alchermes e la crema pasticciera.

Chi ha più fame passa al menu Gran Turismo da sette portate a 95 euro o al menu Supercars da 98, mentre alla carta i piatti hanno un prezzo fra i 17 e i 30 euro.

Via Abetone Inferiore 1, Maranello (Modena), tel. 0536 944877

1. Il Papavero – Eboli (SA)

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La cifra più contenuta della Penisola si paga nei salotti di un palazzo del centro storico di Eboli – il paesino dove si fermano personaggi importanti – tra le sale e il giardino da trenta coperti del ristorante Il Papavero, che si dividono fra le sale e il giardino. Il patron Maurizio Somma è un medico ricercatore che a un certo punto ha portato la stessa ostinazione dal laboratorio all'orto e ai mercati della zona, mentre lo chef Fabio Pesticcio traffica ai fornelli dal 2006, da quando era ancora studente all'alberghiero.

Il menu degustazione tocca il prezzo più basso di tutto l'elenco, cinque portate a 60 euro con i raccolti della Piana del Sele e il pescato del golfo di Salerno. Con tre calici in abbinamento si arriva a 90 euro, la versione da sette portate costa 85 e il percorso va concordato per tutto il tavolo.

Il piatto culto da non farsi sfuggire è la pasta mista con polpo e spuma di patate, mentre accanto sfilano lo spaghetto tiepido con fichi e cannolicchi, il tortello con dentice, stracchino di bufala e gazpacho, le eliche con pollo, peperoni, maggiorana e amaranto, e fra i secondi compaiono il baccalà con mandorle e friggitelli, la triglia con cuore di bue, pesca e lavanda e il filetto di maiale nero lucano con fagiolini, patate e menta.

Fra gli antipasti si fa notare un maritozzo rovesciato in chiave salata e farcito di tartare di manzo, panna acida e frutti rossi, mentre i dolci sono affidati alla mano fatata della pasticciera Benedetta Somma, figlia del patron.

Chi ordina alla carta trova antipasti e primi a 19 euro e secondi a 25, con il coperto che pesa 3. Il Papavero è anche l'unico indirizzo dell'elenco che la guida colloca nella fascia di prezzo più bassa fra quelle assegnate agli stellati italiani.

Corso Garibaldi 112, Eboli (Salerno), tel. 0828 330689, ristoranteilpapavero.it

Regole base per sopravvivere al conto

Prima di prenotare conviene calcolare nella spesa il coperto, che oscilla fra i tre e i cinque euro quasi ovunque. Il Tiglio lo addebita a parte insieme all'acqua e al caffè, mentre Amerigo resta l'unico a garantire la tariffa comprensiva di tutto.

La variabile capace di ribaltare la spesa è il vino, dato che gli abbinamenti al calice partono dai trenta euro di Eboli e superano i sessanta a Milano e ad Ariano Irpino, quindi conviene chiedere al sommelier una sola bottiglia versatile che regga l'intero pasto.

Un'ultima accortezza riguarda la prenotazione, perché il menu degustazione vale per l'intero tavolo in quasi tutti i locali. Concordalo già durante la telefonata e approfitta della chiamata per segnalare allergie e intolleranze, così la cucina ha il tempo di studiare le alternative invece di improvvisarle all'ultimo momento.

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