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31 Ottobre 2023 15:00

Prodotti vegani che non lo sono: ecco quelli a cui fare maggiore attenzione

Dai succhi di frutta ai cereali per la colazione, passando per cioccolato e zucchero di canna: sono tantissimi gli alimenti che si credono privi di ingredienti di origine animale, ma non sempre è così.

A cura di Federica Palladini
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Se non è tutto oro quello che luccica, allo stesso tempo anche i prodotti apparentemente vegani potrebbero non esserlo, e molto più spesso di quanto si immagini. In un momento in cui il consumatore ha sempre un maggiore interesse nei cibi plant based, può capitare che orientarsi tra gli scaffali dei supermercati non sia semplice: non è raro, infatti, che un alimento o una bevanda abbiano degli ingredienti “nascosti”.

Possono essere lo strutto, il burro o il latte in pane, piadine o focacce, facilmente individuabili in etichetta, ma a cui magari non si presta la dovuta accortezza nel momento in cui si ordina al banco del panettiere. Oppure altri con cui abbiamo meno familiarità: stiamo parlando degli additivi alimentari, presenti in caramelle, patatine in busta e creme spalmabili, che secondo la definizione dell’EFSA “sono sostanze deliberatamente aggiunte ai prodotti alimentari per svolgere determinate funzioni tecnologiche, ad esempio per colorare, dolcificare o conservare”. Come regolato normativamente dall’Unione Europea, questi elementi devono sempre essere visibili sulla confezione, riconoscibili in quanto universalmente indicati con un numero preceduto dalla lettera E maiuscola.

Il misunderstanding si verifica non solo perché queste sigle sono poco conosciute, ma anche perché gli additivi possono avere diverse origini: sintetizzati in laboratorio, da fonte vegetale o animale, dettaglio che però non è obbligatorio dichiarare, con il risultato che in casi di ambiguità l’unica soluzione è rivolgersi al produttore. Vediamo quali sono i cibi vegani a cui è meglio prestare una particolare attenzione al momento dell’acquisto.

1. Pane, piadine e focacce

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Sappiamo che gli impasti di questi alimenti così comuni sulle nostre tavole possono essere realizzati con svariati ingredienti, tra cui grassi di origine vegetale, come l’olio, ma anche di origine animale, per esempio latte, burro e strutto, che caratterizzano anche prodotti della tradizione, per esempio l’amatissima piadina. In più, per dorare la superficie, è possibile che sia stata data anche la classica spennellata con l’uovo.

2. Caramelle gommose, gomme da masticare e confetti

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Non è una novità che soprattutto nelle caramelle gommose si possano nascondere ingredienti che provengono da animali: il più conosciuto è senza dubbio la gelatina, che per l’80% in Europa si ricava dalla cotenna di maiale, e può arrivare anche dai bovini e dai pesci. Ce ne sono però altri, meno noti: è possibile identificare in etichetta anche cera d’api (E901 – estratto dai favi) e gommalacca (E904 – derivante dalla cocciniglia, un insetto), entrambi agenti di rivestimento per abbellire esteticamente il prodotto. Il colore rosso accesso può essere dato da un colorante chiamato carminio (E120), sempre ricavato dalla cocciniglia.

3. Cereali per la colazione

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Nei cereali da colazione può fare la sua comparsa la caseina, ovvero la proteina maggiore del latte, e il siero di latte, entrambi addizionati agli altri ingredienti: attenzione anche al miele, spesso presente. Molto diffusa nell’industria alimentare, invece che di sola caseina, sarebbe più corretto parlare di caseinati, ovvero di un insieme di additivi che derivano tutti dal latte, utilizzati soprattutto in polvere per diversi scopi: emulsionanti, leganti o sbiancanti e che si trovano anche in liquori, pane in cassetta e vini.

4. Patatine in busta

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Nei cibi ultra-processati la lista di additivi alimentari è solitamente molto lunga: non fanno eccezione le patatine in busta, soprattutto quelle aromatizzate. Queste hanno un'alta probabilità di contenere sostanze di origini animale come latte, siero di latte e lattosio, usate per dare maggiore fragranza e conservabilità al prodotto; a volte c'è anche il sego, ovvero il grasso che proviene dagli organi interni dei bovini utilizzato come rivestimento interno dei sacchetti o nella frittura, per aumentare la croccantezza.

5. Cioccolato e creme spalmabili

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Se è lampante che il cioccolato al latte non possa essere vegano, allo stesso tempo è corretto farsi sorgere dei dubbi su quello fondente. Il motivo è presto detto: al suo interno ci possono essere soprattutto burro anidro o lecitina. Il primo si potrebbe paragonare al burro chiarificato, è composto quasi al 99% di grassi ed è conosciuto anche come olio di burro, molto usato in pasticceria perché essendo privo di acqua e proteine garantisce una minore deperibilità. La seconda è un additivo alimentare classificato come E322, con finalità di emulsionante e stabilizzante: la sua origine è spesso dubbia, perché il più delle volte è isolata dalla soia o dal tuorlo dell’uovo.

6. Zucchero di canna

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Lo si associa spesso come alternativa più sana rispetto allo zucchero bianco: parliamo dello zucchero di canna. Chi segue un regime alimentare vegano e ne condivide la filosofia, saprà che non può consumarlo per via del carbone animale utilizzato nella sua fase di raffinazione. Il carbone animale è un composto che deriva dalla combustione delle ossa bovine (viene infatti detto anche nero di ossa) e non è presente nel prodotto finito: nonostante questo è incompatibile con il veganesimo, che non contempla in nessun processo della filiera l’impiego di derivati animali.

7. Succhi di frutta, tisane e bevande

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Bisogna fare attenzione anche a quello che si beve: per esempio, in alcuni succhi di frutta o bevande per l’aperitivo si possono trovare coloranti alimentari naturali come il carminio derivato dalla cocciniglia, visto in precedenza, che serve a dare una nuance di rosso più spiccata, oppure in drink proteici potrebbe comparire il siero di latte. Così come nei succhi multivitaminici è da verificare la provenienza di vitamina D e omega-3 uniti in fase di preparazione: la prima si ricava dalla lanolina (la lana delle pecore), mentre i secondi principalmente dal pesce azzurro, anche se non mancano fonti vegetali come frutta secca e semi.

8. Vino e birra

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Se in commercio si vedono sempre di più birre e vini vegani, questo significa che non lo sono di default. In entrambi i casi, infatti, elementi di provenienza animale sono usati nella lavorazione, con obiettivi differenti. I più comuni nel vino sono la gelatina e la colla di pesce (in particolare isinglass), utilizzate per la chiarificazione, la caseina che sia schiarisce sia previene l’ossidazione e l’albumina, alleato del vino rosso per renderlo meno amaro e astringente. Nella birra spazio a gelatina, isinglass, cocciniglia per la colorazione e la pepsina, utile alla stabilizzazione della schiuma, che si ricava dalla mucosa gastrica dei suini. Il problema si pone perché essendo ingredienti usati in minime quantità non devono essere inseriti obbligatoriamente in etichetta.

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