Calabria, terra d’amuri, recitava così un’antica canzone popolare. La punta del nostro Stivale è una regione florida, dalla forte identità, ricca di bellezza. Dal nord al sud della Calabria è possibile ammirare le bellezze della natura, immergersi nel suo territorio ricco di arte e storia e godere di ottimo cibo. La cucina calabrese è una cucina povera, con piatti tipici di origine contadina, ricca di contrasti, fortemente legata alla tradizione e alle ricorrenze religiose. Sicuramente non si tratta di una cucina leggera nel senso stretto del termine e l’elemento predominante è senza dubbio il sapore piccante.

L’emblema gastronomico della Calabria è la ‘nduja, che merita una menzione speciale. Un alimento povero, prodotto con varie parti del maiale, tipico di Spilinga, in provincia di Vibo Valentia, ma in realtà prodotto in molti altri comuni dell’intera regione. Si tratta di un salume morbido e piccante, ottenuto con lardo, pancetta, guanciale e parti della coscia e della testa del maiale, a cui viene aggiunto abbondante peperoncino. Si consuma spalmata sulla pitta, il tipico pane calabrese o sulla pizza, spesso accompagnato da formaggi tipici del territorio, come il Caciocavallo Silano Dop. La ‘nduja è molto utilizzata anche per insaporire sughi di carne o in abbinamento alla Fileja, tipica pasta di Vibo Valentia di formato lungo e ricurvo, ottenuta attorcigliando l’impasto intorno al dinaculu, un sottile bastoncino di legno.

Ma non di sola ‘nduja ci si ciba in Calabria. La cucina calabrese è ricca di numerosi piatti tipici, sia di mare sia di terra, senza dimenticare i dolci. Oggi ve ne indichiamo 10 da non perdere.

1. Sardella

La sardella è una conserva a base di pesce tipica delle provincie di Crotone e di Cosenza. Chiamata anche "caviale dei poveri" o rosamarina, la sardella è una salsa di bianchetti, arricchita con peperoncino e sale. Dal momento che dal 2006 la pesca di bianchetti è ormai illegale, al loro posto si utilizza il pesce ghiaccio, un degno surrogato di facile e lecita reperibilità. La paternità della sardella appartiene a Crucoli, paese in provincia di Crotone, a cui è stata assegnata la denominazione comunale d'origine (De.Co.), ma viene prodotta anche a Cirò Marina e Trebisacce. Ottima da gustare spalmata sul pane, per un aperitivo sfizioso, la sardella è adatta anche come condimento per pasta, pizze e focacce.

2. Morzeddhu

Lo stufato a base di interiora di vitello è considerato un vero e proprio simbolo gastronomico della città di Catanzaro. Il Morzeddhu, che in dialetto calabrese vuol dire piccolo morso: si prepara con il cuore, i polmoni, la milza, il fegato, lo stomaco e la trippa di vitello, a cui si aggiunge concentrato di pomodoro, abbondante peperoncino piccante, sale e origano. Può essere servito al piatto o, come vuole la tradizione, nella tipica pitta detta "a ruota di carro", che ne assorbe un po' l'abbondante sugo. Un tempo questa nutriente pietanza, era la merenda preferita da manovali e operai.

3. Cuccìa

La cuccìa è un piatto tipico della provincia di Cosenza, a base di grano bollito, carne di capra e di maiale. La preparazione di questo piatto richiede tempi piuttosto lunghi, circa 3 giorni, e più fasi: la pulizia del grano, la successiva macerazione, la bollitura e la cottura nel forno a legna. Per la preparazione si usa il tradizionale Tinìellu, un contenitore in terracotta. A Paola la cuccìa si gusta anche nella sua versione dolce, in cui l'elemento predominante è il cioccolato, aromatizzato alle spezie.

4. Frittole

Tipiche della città di Reggio Calabria, le frittole sono un piatto a base delle parti di scarto del maiale, come ossa con pezzi di carne che restano dopo la pulitura, pelle e alcune interiora. La preparazione avviene all'interno di un pentolone di rame stagnato, detto caddàra, riempito di acqua salata fino al livello della carne. Le carni vengono poi  cucinate per almeno 5 ore e sono pronte quando le cotiche tolte dalla pentola tenendole premute restano attaccate. A Reggio Calabria le frittole vengono consumate tradizionalmente in occasione della Festa della Madonna della Consolazione, patrona della città.

5. Mulingiani chini

Si tratta delle classiche melanzane ripiene, un piatto a metà strada tra un contorno e un secondo piatto, che si prepara prevalentemente d'estate. Oltre all polpa delle stesse melanzane, per la farcitura, si utilizza un ripieno a base di carne macinata, pane raffermo, uova, pecorino, provola e aromi.Le melanzane vengono poi ricoperte da sugo di pomodoro e cotte in forno.

6. Patate ‘mpacchiuse

Piatto tipico della città di Cosenza, le patate ‘mpacchiuse devono il loro nome al fatto che, una volta pronte, risulteranno "mpachiuse", cioè appiccicate tra loro. Questo delizioso contorno può essere arricchito con diversi ingredienti, come  la Cipolla di Tropea, uno degli abbinamenti più classici e apprezzati, la pancetta, i funghi porcini e i peperoni.

7. Peperoncini piccanti ripieni

Tipica conserva della tradizione calabrese composta da peperoncini rotondi, ripieni di una farcitura a base di tonno, acciughe e capperi, che si prepara nel periodo estivo, quando i peperoncini rotondi sono maturi al punto giusto. Si tratta di una ricetta semplice, ottima da servire come contorno o sfizioso antipasto, ideale per accompagnare formaggi morbidi e dal sapore delicato, come caprino o robiola, ma anche carne alla brace.

8. Pittà ‘mpigliata o ‘nchiusa

Un dolce originario di San Giovanni in Fiore, molto diffuso in tutta la provincia di Cosenza: si prepara sia nel periodo pasquale, sia in occasione del Natale. È composto da un involucro di sfoglia, ripieno di  frutta secca, miele e cannella. Ha la forma leggermente schiacciata che ricorda quella di una rosa. A San Giovanni in Fiore, da alcuni anni si svolge una manifestazione promozionale, che ha lo scopo di elevare a interesse nazionale questo dolce. Attraverso la manifestazione si stabilisce ogni anno il record mondiale della pitta ‘mpigliata più lunga del mondo.

9. Nepitelle

Le nepitelle sono dolci tipici della tradizione calabrese, in particolare delle province di Crotone e Catanzaro, che si preparano nel periodo di Pasqua. Il loro nome deriva dal latino nepitedum, che significa palpebre degli occhi. La forma di questi deliziosi dolcetti calabresi ricorda infatti la palpebra chiusa di un occhio. Si preparano realizzando una pasta esterna a base di farina, strutto, uova, lievito per dolci e zucchero, mentre il ripieno viene realizzato con marmellata o vino cotto, frutta secca tritata, cioccolato e spezie.

10. Cuddrurieddri

I cuddrurieddri sono delle ciambelline fritte, tipiche della provincia di Cosenza, appartenenti alla tradizione natalizia, che si mangiano la sera del 7 dicembre, giorno della vigilia dell’Immacolata. Sono formate da un impasto a base di farina, patate lesse, sale e lievito naturale, che viene fritto e può essere farcito con alici salate, sardella, provola, olive schiacciate mentre, nella versione dolce, vengono accompagnate dal miele.