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La Calabria è una delle nuove mete gastronomiche italiane ed è una sorpresa perché presenta una situazione totalmente opposta rispetto a quanto scritto su Nola e su Fiumicino: nelle due città uno dei componenti fondamentali dello sviluppo gastronomico è lo sviluppo della rete autostradale, della facilità con cui sono raggiungibili i luoghi di svago e le stesse città. In Calabria, invece, tutto questo non c'è.

La Calabria è come il vecchio Far West dei film americani, con le città distanti, spesso divise in due da una strada statale: bisogna avere la volontà di raggiungere un determinato luogo e godere delle prelibatezze della regione, prendersi il proprio tempo tra un punto e l'altro, senza lasciarsi innervosire dalla carenza delle infrastrutture dovute a 50 anni di malgoverno, nazionale e regionale.

La Calabria è una regione che fa pesare le proprie distanze, è ancora uno di quei posti in cui, tra una città e l’altra, ci sono strade quasi deserte da attraversare. Le materie prime, vero fiore all'occhiello di tutto il territorio, sono il giusto premio ai viandanti avventori che, soprattutto in estate, affollano la penisola.

Perché proprio la Calabria

Una delle regioni italiane più povere, una di quelle località che basa gran parte della propria economia sul turismo estivo, lentamente si è trasformata in una nuova meta gastronomica italiana. Il processo è stato molto lungo, faticoso, portato avanti soprattutto grazie a singoli imprenditori coraggiosi che hanno visto nella regione una risorsa e non un limite.

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La lontananza dei mercati e la carenza cronica di infrastrutture rendono il tessuto economico calabrese notevolmente fragile, troppo legato alle variazioni economiche e ai flussi turistici: eppure la gastronomia si è presa la scena regionale con una forza sorprendente. Questo risorgimento è stato voluto dalla nuova generazione di chef, una generazione che collabora a chilometri di distanza e tra le mille difficoltà.

Lo chef stellato di Qafiz, Nino Rossi racconta, non a caso, che "la presenza di diversi cuochi di alto livello ha portato ad una competizione sana, fatta di collaborazioni per migliorarsi ogni giorno". Dello stesso avviso è la collega Caterina Ceraudo, miglior chef donna per la Guida Michelin nel 2017, che però aggiunge: "Oggi le cose stanno cambiando grazie a tantissimi ragazzi che credono nella Calabria, grazie a tantissimi cuochi che hanno creato un’economia nuova. Oggi c’è un turismo di qualità, non di quantità, un turismo di pochi ma buoni. La Calabria non è una terra per vecchi, è una terra di giovani che la stanno cambiando. Da quando abbiamo cominciato sono stati fatti enormi passi avanti, soprattutto nell’enogastronomia. Oggi c’è tanta scelta, si trovano posti stellati, gourmet o anche semplici trattorie che fanno cibo di qualità per tutte le tasche. Per anni abbiamo avuto solo la volontà di costruire alberghi, case, ristoranti per turisti, senza badare a nulla, oggi non è più così. Oggi in Calabria c’è la possibilità di scegliere, prima no".

La possibilità di scelta che offre oggi la regione è dovuta ad un cambio di marcia degli imprenditori under 40 e di pochissimi "pazzi" della generazione precedente, come Roberto Ceraudo, papà di Caterina, che negli anni '80 acquista 40 ettari di terreno e che alla fine del decennio converte tutta la produzione nel biologico, portando i primi certificati in Calabria per vino e olio. Passati i 70 anni non si è ancora fermato ed oggi tutti i campi dell'azienda sono sottoposti a un lavoro di ricerca per recuperare la flora batterica e il terreno di 100 anni fa.

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"Quando cominciarono dissero a papà che era un pazzo" ci racconta Caterina "eppure la Calabria si è retta su questo tipo di agricoltura per tanti anni". Ed è vero. Pensate che la Calabria produce circa un quarto degli agrumi italiani, tra cui il 62% di clementine, una percentuale vicina al 100% di cedro e bergamotto. Quel folle di Roberto Ceraudo ha cambiato la storia della propria regione: se lui è stato il primo, oggila Calabria è la terza regione dell'Unione Europea per la coltivazione di terreni biologici certificati.

Fino ad ora abbiamo parlato di olio, vino, agrumi, coltivazioni tipiche del Sud Italia, ma la Calabria va ben oltre: la Sila è un'elegante meta turistica invernale con fitti e affascinati boschi. Oltre a coltivare la pregiata Patata della Sila IGP, che ha origini antichissime, troviamo una grande mole di noci e castagne, per non parlare dei funghi porcini. In Italia nessuna regione quanto la Calabria riesce a produrre porcini, discorso analogo per la liquirizia, l'oro nero della regione. C'è addirittura il riso, portato in Calabria dai Greci che trovarono nel Meridione una terra fertilissima e provarono a coltivare qualunque cosa. Per circa 500 anni il riso in Calabria è mangiato, comparto, venduto ma da qualche anno, grazie ad alcune piccole realtà, le antiche risaie elleniche hanno cominciato a dare i propri frutti e il riso nero della piana di Sibari è davvero una prelibatezza.

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Possibile che tutto questo non abbia portato già da tempo la Calabria agli onori della critica nazionale? È possibile perché per tanti anni, in un processo ancora in atto, l'abusivismo edilizio ha creato un mare di ristoranti di bassa qualità, pensati solo per sfamare le orde di turisti che si affollano sulle spalle. Questo ha portato a sminuire la cucina calabrese, racchiusa ancora nel preconcetto del peperoncino, della ‘nduja, della sardella, della soppressata, del baccalà e dello stocco.

La creazione di villaggi turistici, alberghi spesso dozzinali e un mare di case da vendere a basso costo ha creato un turismo di quantità che solo negli ultimi anni sta invertendo la tendenza. Questo turismo di quantità ha convinto i ristoratori delle precedenti generazioni a puntare su menu turistici, senza badare a stagionalità, territorio, materie prime, facendo un danno incalcolabile a tutto il comparto. Tutto questo però, come detto, è ormai cambiato.

Perché andare a mangiare in Calabria

Abbiamo selezionato 11 indirizzi che rappresentano un meraviglioso spaccato della ristorazione calabrese contemporanea; potrebbero essere molti di più perché ormai la regione ha una grande varietà di proposta. Tra Stelle Michelin, pizzerie in rampa di lancio e gelaterie, ce n'è per tutti i gusti. È interessante notare come, in una terra così radicata alle proprie radici, i ristoranti tradizionali siano pochissimi in questa lista a testimoniare come ci sia una spaccatura tra la vecchia e la nuova generazione di cuochi.

1. Dattilo – Strongoli (Crotone)

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in foto: La merendella di Caterina Ceraudo

Il regno della famiglia Ceraudo: Roberto nei campi tra ulivi e vigneti pluripremiati, Susy in sala, Caterina in cucina. Il ristorante si trova in una bellissima tenuta nobiliare che in passato è appartenuta ai Principi Campitello e Pignatello e poi ai Baroni Giunti, con una sala interna molto grande, dall'arredamento classico e un terrazzino esterno che in estate è un invito a fare le ore piccole.

Ecco, diciamolo: cenare d'estate a Stongoli, sotto le stelle, accarezzati da un ulivo millenario, mentre si degusta un gran vino a un prezzo praticamente irrisorio, in accompagnamento a tutte le squisitezze di Caterina, se non è proprio la felicità poco ci manca. Tutto è accogliente, di gran classe, eppure a vederlo da fuori sembra uno dei tanti begli agriturismi italiani. Non è così: il ristorante stellato Dattilo è un'eccellenza, è magnifico e porta i commensali in un viaggio multisensoriale e lontano dagli schemi.

Il maestro di Caterina Ceraudo è Niko Romito e l‘influenza del tristellato abruzzese si sente eccome. Ciò che Romito ha fatto al Reale, portando la cucina tipica della sua regione al massimo risultato possibile, lo sta facendo anche Caterina più a sud. Un esempio? Il provolone del Monaco fritto con pasta fillo di caciocavallo e sardella, una "di quelle pietanze che servo così com'è per farla conoscere: una tipica conserva ittica che non viene assolutamente valorizzata per quanto è buona e per quanto sia un commercio importante per zone come Cariati Marina o Torretta".

Tutto è pensato per esaltare il gusto e l'emblema è il Pomodoro 2.0: San Marzano laccato al datterino con gelé di mela e limone, accompagnato dall'estrazione dell'insalata di pomodoro e cagliata di latte vaccino. L’estrazione viene servita in una flut, come se fosse Prosecco, il resto appoggiato nel piatto in un contrasto biancorosso. Semplicemente il miglior pomodoro mai provato. Altro esempio di prodotto tradizionale esaltato dall'arte di Caterina Ceraudo è il dessert, un fine pasto perfetto, una merendella sfogliata e adagiata su un gelato alle mandorle condita con del battuto di basilico. La pesca merendella è un frutto tipico calabrese, molto raro, coltivato in una sessantina di ettari nel catanzarese; un frutto dal buon sapore, ricco di vitamine, fibre e sali minerali. Un tesoro da valorizzare che da Caterina Ceraudo trova la massima espressione.

Contrada Maremonti, 6, Strongoli (KR)
0962 865613
ceraudo.it

2. Qafiz – Santa Cristina d'Aspromonte (Reggio Calabria)

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Le cose che accomunano Caterina Ceraudo e Nino Rossi, lo chef stellato del Qafiz, sono diverse: entrambi i ristoranti si trovano in dimore storiche, entrambi hanno fatto dei percorsi di studio prima di dedicarsi alla cucina (Caterina è laureata a Pisa, Nino ha studiato a UCLA a Los Angeles), entrambi vogliono una nuova Calabria.

Se la Ceraudo ci è nata e cresciuta in Calabria, forse la scelta di Rossi è ancora più coraggiosa visto che è nato a Gioia Tauro, ci è rimasto fino ai 10 anni e poi si è trasferito a Roma. Dopo gli studi nella capitale, il trasferimento in America per poi tornare a casa e trasferirsi a Santa Cristina d'Aspromonte, un paesino di 800 persone in provincia di Reggio Calabria. Ha imparato la professione da autodidatta, prima di andare a fare degli stage in importanti ristoranti e aprire poi la sua impresa. La cucina di Qafiz è molto creativa, lo chef è un vulcano di idee, un uomo che ha visto tante cose del mondo in cui viviamo e che ha deciso di portarle in un paesino nell'entroterra di una regione povera e sottovalutata. Di solito la gente fugge tristemente da questi territori rupestri, invece Rossi ha deciso di tornare e di non farsi abbagliare dalle luci di Los Angeles o di Roma.

Nino Rossi propone una cucina calabrese che supera il luogo comune del piccante e dice che "la rassegnazione che in Calabria è tutto buono non c'è più. Qui non abbiamo una vera tradizione di cucinato, basta vedere i capisaldi della tradizione casalinga: troviamo solo piatti importati dalle regioni limitrofe, in particolare figli della tradizione campana e siciliana. I piatti identitari calabresi sono pochissimi perché siamo abituati ad avere degli ingredienti identitari. Tutto questo va superato: non possiamo legare una regione intera a un unico ingrediente celebre. Si può mostrare una nuova Calabria, con grandi piatti che ti fanno sentire il peso di essere in questa regione, anche senza riempire le portate con del peperoncino piccante".

Lo chef del Qafiz dice poi che "la ristorazione in Calabria sta cambiando perché tutti noi giovani chef condividiamo una forte curiosità verso il mondo e stiamo investendo nelle esperienze gastronomiche e nei viaggi, cosa che ci fa arricchire. La Stella Michelin a Santa Cristina d’Aspromonte ha portato tanti giovani a credere in questo paese e oggi troviamo mastri birrai, maestri gelatieri che sperimentano e pasticcieri riconosciuti a livello nazionale, tutti vicino al ristorante". Nino Rossi è anche l'autore del piatto che vedete come cover dell'articolo.

Località Calabretto, Santa Cristina D'Aspromonte (RC)
0966878800
qafiz.it

3. Gambero Rosso – Marina di Gioiosa Ionica (Reggio Calabria)

Foto di Frank Armocida Photographer
in foto: Foto di Frank Armocida Photographer

Un ristorante tradizionale da Stella Michelin: questo locale nasce negli anni '70 grazie alla voglia di Anna Maria e Giuseppe Sculli di omaggiare il mare. Da 40 anni è un punto di luce nella ristorazione calabrese e italiana. Oggi in cucina ci sono Riccardo e Francesco Sculli, i figli, che stanno portando una ventata di innovazione nella cucina dei genitori, pur mantenendo ferma la loro volontà di offrire una sontuosa cucina di pesce, pescato quasi esclusivamente nel Mar Ionio. Ovviamente la proposta di mare, tra crudi e secondi, la fa da padrone, ma imperdibili sono le paste dove il mare incontra la campagna. La famiglia Sculli è un esempio di ristorazione sostenibile fatta senza proclami da molto prima che fosse di moda tutto ciò: l'approvvigionamento delle materie prime è demandato ai rapporti con piccoli pescatori e fornitori locali.

Il racconto della cucina calabrese al Gambero Rosso passa attraverso i prodotti, reinterpretando la tradizione in maniera fantasiosa grazie all'estro dello chef Riccardo Sculli (a Francesco l'onere della cantina con 600 etichette diverse), in cui i piatti si mostrano nella loro orgogliosa intimità, nella purezza spigolosa delle linee geometriche. Un po' come tutti si immaginano i calabresi insomma.

Da provare la Tartare di ricciola con limone, burro salato e la sua bottarga, il Risotto con Crostacei, ricci e ‘nduja e la Cernia cotta a bassa temperatura con carciofo, liquirizia e topinambur. Non ci si può esimere dalla Mousse ai tre cioccolati aromatizzata al bergamotto, un piatto storico del ristorante, da sempre in carta.

Via Montezemolo, 65, Marina di Gioiosa Ionica (RC)
0964 415806
gamberorosso.net

4. Hyle – San Giovanni in Fiore (Cosenza)

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Antonio Biafora la Stella Michelin non l'ha ottenuta (per adesso) ma il suo nome è scritto sui taccuini di tutti i critici d'Italia. Fresco vincitore del premio "Miglior chef emergente" di Identità Golose, con il suo Hyle ha aperto un'altra finestra importante sulla ristorazione calabrese. Non solo stiamo parlando di un cuoco dalla grande fantasia, che allontana la regione dai sopracitati luoghi comuni, ma anche di un ristorante che si trova in vetta alla Sila, tra foreste conifere e torrenti, a oltre 1000 metri di altitudine, ambientazione ben lontana dal preconcetto che c'è sulla Calabria. Un contesto a dir poco insolito per il Mezzogiorno, per una cucina a dir poco insolita.

Volete un esempio? Il piccione che tutti i cuochi mettono come secondo, Biafora lo propone come antipasto. E, ancora, uno dei piatti forti è il Filetto di trota marinata, creme fraiche al sambuco e pistacchio: un pesce d'acqua dolce in una penisola bagnata da due mari. Biafora è così, un ragazzo che si è trovato suo malgrado nella ristorazione, rampollo di una grande famiglia di albergatori che si è spesso affidata al compianto Frank Rizzuti (il cuoco che ha portato per primo la Stella Michelin da Dattilo), per la consulenza nel mondo della ristorazione. Oggi è cambiato tutto e Antonio Biafora è la stella nascente della ristorazione peninsulare, con un team di cuochi al 100% calabrese, e un miscuglio di ingredienti che non si ferma alla propria regione ma che ne esalta i sapori.

Hyle oltre ad essere un grande ristorante è anche un ingranaggio di un macchinario più grande che è il Biafora Resort&Spa, un bellissimo albergo 4 stelle moderno ed elegante con uno dei centri benessere più attrezzati del Meridione, e ben tre cucine: quella per i banchetti, quella per gli ospiti e Hyle. Il ristorante ha aperto nel gennaio 2020, pessima scelta di tempo direte voi, ma la qualità della proposta ha sbaragliato tutti i concorrenti, piazzando lo chef membro di Cucinanuova in cima alle classifiche gastronomiche italiane. I clienti hanno affollato il ristorante nei periodi (brevi) in cui gli è stato permesso: che questi due anni siano solo il rodaggio di un'automobile pronta a seminare tutti i concorrenti.

Località Torre Garga, Strada Statale 107 Silana Crotonese, San Giovanni in Fiore (CS)
0984 970722
hyleristorante.it

5. Luigi Lepore – Lamezia Terme (Catanzaro)

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in foto: In foto: maialino, crema di piselli, alloro e prugna “cerasa”,

Il ristorante prende il nome e il cognome dello chef che, alla prima esperienza "da grande", conquista velocemente la critica italiana. Importanti esperienze all'estero, ma è in Italia che Lepore pone le basi della sua cucina con lavori da Trussardi alla Scala di Milano e al Comandante a Napoli. Anche questo chef arriva in cucina dopo un percorso universitario importante, con una laurea in Scienze Turistiche alla IULM di Milano e il master in Scienze Gastronomiche e Prodotti di Qualità all’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Colorno.

Proprio come l'Hyle di Biafora, anche Luigi Lepore ha aperto poco prima della pandemia. Il ristorante si trova in uno storico palazzo del centro lametino, con un ambiente molto elegante, menu a prezzi abbordabilissimi e con piatti dai forti sapori calabresi. Lepore propone una cucina molto creativa e attentissima alle materie prime locali, cercando costantemente il jolly da piccole aziende del territorio. Da provare le carni, anche non pregiate, come la lingua, ottimo anche maialino e agnello. I dolci sono davvero sorprendenti, preparati dal pastry chef Federico Cari, ex pasticciere di Bompiani con tantissima esperienza nel salato. I due hanno condiviso l'esperienza al Caino, con Valeria Piccini, una delle migliori cuoche della nostra storia, e Lepore ha subito pensato a Cari per il suo ristorante.

Via Ubaldo De Medici, 50, Lamezia Terme (CZ)
0968 407639
luigilepore.it

6. Antica Gelateria Fortino – Cariati (Cosenza)

In Calabria c'è un grandissimo gelato, grazie a una grandissima gelateria a conduzione familiare che nonostante il successo e l'ampliamento dei locali ha mantenuto intatta la qualità. Può sembrare scontato ma non lo è per niente. Se passate per la temibile Strada Statale Ionica, una lingua di asfalto da 500 chilometri, da percorrere rigorosamente a 50 Km/h, dovete fare una sosta a Cariati, salire sulla collina che ospita il centro storico e godervi la vista mozzafiato del mare dalle torri saracene della città con il gelato di Luigi Fortino tra le mani.

Quasi 50 anni di attività, sempre ai massimi livelli, senza proclami, con umiltà e dedizione. La svolta per questa bottega arriva nel 2001, anno in cui Luigi vince il titolo di Campione del mondo del gelato alla Sigep, con il suo gusto cioccolato. Nel 2009 altro successo, sia nei gusti tradizionali che tra le nuove proposte: con il suo "Cariatese" arriva terzo su 1000 proposte provenienti da tutto il mondo. Nel corso del decennio successivo tantissimi premi minori, e costanti piazzamenti di rilievo al Salone Internazionale del Gelato che annualmente si tiene a Rimini. Con il tempo la tecnica si è affinata: da provare assolutamente il gusto Agrumi di Calabria e il Noce e fichi. Altra nota di merito: potete trovare gelati senza glutine, senza zucchero o prodotti con latte di soia, una proposta che non si trova facilmente da queste parti.

Piazza Marconi, 1, Cariati (CS)
0983 532698
gelateriafortino.it

7. Abbruzzino – Catanzaro

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in foto: Foto da Instagram

Una cucina di intuito, che punta a valorizzare i prodotti della terra e del mare, cercando di creare sapori sempre nuovi grazie alla tecnica sopraffina di Luca Abbruzzino. Un ristorante con uno chef giovane, solo sette tavoli e un giardino molto intimo; un locale di famiglia in cui la straordinaria materia prima viene catapultata nel mondo del fine dining. In sala trovate Antonio e Rosetta Abbruzzino, i genitori di Luca, che come i più classici mamma e papà del Mezzogiorno proveranno in tutti i modi a coccolarvi e a farvi sentire a casa.

Luca Abbruzzino è uno chef che ha studiato tantissimo per arrivare a questo risultato, l'agognata Stella Michelin, affinando la propria tecnica in due templi della gastronomia italiana come Piazza Duomo, con Enrico Crippa, e Uliassi, con Mauro Uliassi. La forma mentis dei due cuochi tristellati è stata trapiantata a Catanzaro, nel ristorante aperto una quindicina d'anni fa dagli Abbruzzino.

Da provare la seppia, peperone, cappero e albicocca tra gli antipasti, un mix di dolcezza e sapidità che conquista anche i più scettici avventori del fine dining; ottimo lo spaghettone al nero di sesamo con cipollotto, uvetta e colatura d'alici. Fatevi ingolosire dagli eleganti dolci e se siete appassionati, accanto al menu degustazione, abbinate la selezione di formaggi, davvero favolosa, merita.

via Fiume Savuto, Località S. Janni, Catanzaro
0961 799008
abbruzzino.it

8. Borgo rosso di sera – San Lucido (Cosenza)

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Il premio come miglior pizzaiolo emergente nel 2021 per il Gambero Rosso è andato a una pizzaiola, donna e calabrese, alla faccia di tutti gli stereotipi: parliamo di Sabrina Bianco che, in un resort country chic a metà strada tra il mare e la collina, ha deciso di puntare tutto sulla pizza a degustazione e non sull'alta cucina. In questo albergo, ideale per chi vuole passare dei giorni in assoluto relax, potete trovare una delle migliori pizze del Sud Italia, grazie a un impasto con farine biologiche locali, alta idratazione, maturazione lenta, sapiente utilizzo del lievito madre; infine una vera carineria: ogni prodotto viene rinfrescato con l'acqua purissima della sorgente che sgorga poco lontano. L'utilizzo di questa acqua, ricca di sali minerali che non si trovano comunemente, non migliora il prodotto finale in sé ma è un punto su cui l'albergo punta molto. Tutti gli abbinamenti vengono fatti con materie prime a filiera cortissima, sempre protetti da una Dop o da una Igp e possibilmente coltivati direttamente nell'orto del Borgo.

La pizza chef è molto giovane: inventiva, sensibilità e freschezza fanno assolutamente la differenza nelle ricette di Sabrina. Da provare la pizza con fiordilatte, ragù di suino nero, burrata al tartufo del Monte Pollino e corallo di peperoncino; ottima anche una sua versione di carbonara: Fior di latte, guanciale croccante, tuorlo al forno, pecorino e pepe nero. Tutto questo non deve comunque sminuire la proposta del ristorante, orientata verso il fine dining ma molto golosa e con piatti ben preparati. Essendo un resort molto ambizioso consigliamo anche di farvi coccolare con gli abbinamenti, scegliete voi tra il vino e la birra, entrambe le proposte sono ben pensate.

Contrada Puppa, San Lucido (CS)
0982 848482
borgorossodisera.com

9. La taverna dei briganti – Cotronei (Crotone)

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Nel meridione è facile imbattersi in "taverne di briganti", ci devono essere decine di ristoranti con questo nome, ma questa Taverna dei briganti in provincia di Crotone fa davvero onore ai propri avi. Agriturismo vecchio stile, con cibo buono, genuino, a chilometro zero, che ha subito pochissimi processi di lavorazione e comunque quei pochi sono tutti naturali.

Perfetto per le famiglie, ci trovate anche un'adorabile fattoria didattica, con tanti animali da cortile, il tutto immerso nel verde. Da buon agriturismo il punto forte è l'antipasto, con formaggi caprini davvero deliziosi, tante verdure sott'olio oppure fresche di stagione, affettati da perdere la testa, in particolare quelli di maiale nero, animale che trovate anche da vivo in fattoria. Ottime le carni, da mangiare rigorosamente alla brace, buoni i primi, ma lasciatevi uno spazietto per il dolce perché merita. Tutta la proposta cambia giornalmente, salvo l'antipasto di salumi che è un must del ristorante, e tutto viene fatto in casa. Se cercate i sapori della Calabria più rurale, questo è il posto che fa per voi.

Contrada Difisella, Cotronei (KR)
0962 491979
latavernadeibriganti.it

10. L'Aquila d'oro – Cirò (Crotone)

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in foto: Foto da Facebook

Questo ristorante si trova in altura, in una villa ideale per le feste, da cui si vede tutta la costa ionica. Cibo genuino, preparato seguendo pedissequamente i ricettari di famiglia, con prodotti di matrice contadina e piatti tramandati dagli antenati.

In una terra famosa per il vino e per il pesce, questo locale si distingue per carne e verdure. Non è un agriturismo ma a fare la differenza sono senza ombra di dubbio i piatti che si associano a quel tipo di ristorazione: selezione di formaggi e salumi tipici, ricotta fritta, focaccia al fiore di sambuco, pasta fatta in casa con sugo di polpette, capretto in umido con patate. Da prendere più e più volte peperoni e patate, l'antipasto tipico di tutta la Calabria da cucinare rigorosamente con i tuberi della Sila, qui portato al più sublime livello che possiate immaginare.

Strada Provinciale, nr. 7, Cirò (KR)
380 595 7153

11. Le ricchezze del mare – Squillace (Catanzaro)

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in foto: I ravioli con baccalà e limone | Foto da Facebook

Lo abbiamo detto: in Calabria c'è una grandissima tradizione riguardante baccalà e stoccafisso. L'incontro risale al tempo del Regno delle Due Sicilie e secondo Giuseppe Alagna, un produttore di stoccafisso, questo pesce arrivava "al porto di Pizzo Calabro tramite il porto di Napoli. I commercianti di Mammola, un piccolo paesino montano in provincia di Reggio Calabria, scambiavano i propri muli e altri prodotti tipici con lo stoccafisso perché era l'unico prodotto ittico in grado di superare la prova del tempo. È probabile che questo incontro ci sia stato addirittura nel Medioevo, perché in città ci sono degli scritti firmati direttamente da San Nicodemo che testimoniano la presenza dello stocco a Mammola".

Da allora di strada ne è stata fatta e per omaggiare questa tradizione Caterina e Maurizio hanno deciso di aprire un ristorante a tema. Qui potete trovare una cucina genuina, che rispetta la tradizione, tutta incentrata sul baccalà: spettacolari i ravioli ripieni di baccalà e patate con impasto al peperoncino, o ancora la Fileja, pasta tipicamente calabrese, dalla forma allungata simile a quella dei fusilli. Qui il baccalà lo trovate perfino nei profiterole, con il pesce usato come ripieno di una mozzarella, con una salsa a base di peperoncino che sostituisce il cioccolato. Un'esplosione di sapore.

Piazza Repubblica, Squillace (CZ)
338 595 5415