Quanto mistero può esserci dietro un agrume. Comprendere le origini del bergamotto di Reggio Calabria vuol dire fare un viaggio nel tempo e intorno al mondo. C'è chi parla di Cina, Grecia, di Spagna. C'è chi sostiene che lo abbia portato Cristoforo Colombo dalle isole Canarie o che provenga dalla Turchia e dal nome turco beg armudi, pera del Signore. In realtà l'ipotesi più accreditata è che il bergamotto derivi da una mutazione spontanea dell’arancio amaro o della limetta, avvenuta nei dintorni di Reggio Calabria alla fine del XVII secolo. Da qui non si è più mosso: infatti la produzione mondiale di questo frutto è praticamente concentrata nella sola Calabria.

Le sue caratteristiche

Innanzitutto il colore, di un giallo-verde brillante, quasi fluo. Buccia sottilissima e ricca di oli essenziali e con la polpa che richiama l’esterno, ma di un tono più chiaro. All’assaggio risulta acido e amaro. È una pianta che mal tollera gli sbalzi di temperatura e le piogge eccessive, mentre ama il caldo. Le piantagioni spesso guardano verso il mare ed è per questa ragione che gli alberi di bergamotto sono circondati da filari di pini o ulivi che hanno il compito di arrestare i forti eventi dello Stretto di Messina. Albero abbastanza longevo che può durare anche mezzo secolo, diventa produttivo dopo i primi cinque anni.

Stiamo parlando di una Dop che ha tre cultivar: il femminello, la più produttiva è piccola le liscia; il castagnaro dall’aspetto rugoso e dalle dimensioni più importanti; il fantastico, la specie più diffusa, dalla forma allungata. Le diverse maturazioni coincidono con i differenti utilizzi. Il frutto più giallo è ideale per l’estrazione dell’olio essenziale, quello verde è utilizzato nell’industria dolciaria e nella cosmesi, mentre il bergamotto caduto dall’albero e quindi dalla maturazione più spinta viene impiegato nella preparazione dei liquori e per l’estrazione di un’essenza detta Neroli. Non ultimo, si sta diffondendo l’uso a mo’ di succo, grazie soprattutto alle proprietà benefiche contro il colesterolo cattivo e all’abbassamento degli zuccheri nel sangue.

Dove nasce il bergamotto

L’area di diffusione non è vastissima, appena un centinaio di chilometri della costa jonica reggina, ma vanta un microclima ideale, grazie al caldo e a una buona umidità data dalle fiumare che solcano le valli della zona, oltre che dal vento di scirocco che porta le piogge nei mesi invernali. Un insieme di concause che ha fatto di questa piccola zona a sud della Calabria, un posto benedetto per la coltivazione di quest’agrume. Tentavi sono stati fatti anche altrove – come in Costa d’Avorio – ma il risultato finale non è paragonabile a quello dell’area vocata.

Un pieno di benefici

Il bergamotto è ricchissimo di vitamina C, B1, B2, A ed E. Svolge quindi un’ottima azione contro i disturbi ossei, aiuta l’assorbimento del calcio, migliora il tono muscolare, combatte l’anemia e sintetizza meglio il ferro. È un potente antiossidante, limitando la produzione di radicali liberi. Può rivelarsi anche un alleato nella cura della bellezza: infatti le sue proprietà antisettiche normalizzano l’eccesso di sebo e combattono la foruncolosi. Da provare anche contro i dolori reumatici e le cistiti. Inoltre il suo odore intenso di agrume mette di buon umore e può essere un valido sostegno contro l’umore sotto tono, magari causato dalle stagioni più buie dell’autunno e dell’inverno: due gocce di essenza sul cuscino la sera prima di dormire o in un diffusore appeso ai termosifoni e la primavera sembrerà subito entrare in casa.

Le curiosità legate al bergamotto

Nelle corti dei nobili dell’XVIII secolo il bergamotto entrò per sostituire profumi più forti e speziati e in poco tempo si affermò come l’essenza preferita dalle teste blasonate di tutta Europa. La città di Colonia ad esempio dà il nome all’Acqua di Colonia che altro non è un’acqua di toeletta a base di bergamotto, inventata dall’italiano Gian Paolo Feminis. Parigi tuttavia rimaneva la città da cui partivano le tendenze e gli oli essenziali del frutto calabrese finirono anche in pasticceria grazie al siciliano Procopio dei Coltelli che, trasferitosi a Parigi, fondò nel 1686 il “Caffè Procopie”, il più antico Caffè del mondo.

Qui il noto pasticcere si cimentò in granite e sorbetti al bergamotto che ancora oggi sono tra i must della famosa insegna. La richiesta di olio essenziale fu tale che nel Reggino nacquero i cosiddetti “maestri spiritari” o “sfumatori”, particolarmente abili nel trattare o selezionare i frutti, lavorare la scorza ed estrarre l’essenza. Si passò poi verso la metà dell’800 a un lavoro meccanico grazie all’invenzione della “macchina calabrese – una sorta di pelatrice che raspava la superficie del frutto – che aumentò la quantità e la qualità dell’estratto.