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23 Febbraio 2022 11:00

Dal cacio sul pesce al cappuccino a pranzo: i peggiori crimini contro la cucina italiana

La cucina italiana, in quanto tra le più amate e replicate all'estero, risulta anche spesso "vittima" di brutture capaci di farci sobbalzare. Dal cappuccino bevuto a pranzo alla pasta tuffata in acqua fredda, quali sono i peggiori crimini contro la gastronomia del Belpaese?

A cura di Alessandro Creta
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La nostra cucina, si sa, è tra le più popolari a livello mondiale e (onori, oneri) in quanto tale non poteva non essere stra imitata e replicata. Spesso, purtroppo, con discutibili licenze poetiche capaci di rivelarsi dei veri e propri crimini contro la cultura gastronomica che ci appartiene. Da buoni italiani sappiamo essere piuttosto suscettibili e sensibili quando si parla di cibo: ognuno di noi, a suo modo, è custode di ricette, preparazioni, trucchetti più o meno noti e condivisi ai quali ci rivolgiamo, seppur nel pieno rispetto della nostra tradizione gastronomica.

Ci sono però delle regole universalmente conosciute, seppur non scritte (se non, almeno, nel nostro ricettario) da rispettare se si vuole omaggiare (o comunque, rispettare) a dovere la nostra cultura tra i fornelli. Norme non sempre osservate, anzi spesso all’estero ribaltate al tal punto da risultare dei veri oltraggi alla cucina del Belpaese. Quanti di noi, dopotutto, in viaggi oltre confine hanno assistito a brutture gastronomiche che vorremmo velocemente eliminare dalla nostra memoria?

Se, invece, non avete mai avuto esperienze dirette con storture culinarie estere, ci ha pensato un recente sondaggio condotto da Yougov a raccogliere i peggiori “crimini” contro la cucina italiana perpetrati al di fuori del territorio nazionale.

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Se spezzare gli spaghetti prima di buttarli in acqua, la panna nella carbonara o l’ananas sulla pizza vi sembravano onte imperdonabili, allora meglio non proseguire nella lettura di questo articolo. Se invece volete rischiare fate un bel respiro e scoprite in quali, e quante, maniere la cucina italiana viene maltrattata all’estero. Vedremo come ci sia nettamente qualcosa di peggio rispetto ai tanto bistrattati spaghetti con le meatballs

Ketchup e maionese, no grazie

Seppur noi italiani siamo notoriamente un popolo ironico, capace di ridere e scherzare su tutto, sul cibo risultiamo un po’ irritabili. E le prossime “trovate” culinarie che andremo a esporvi potrebbero in parte rovinare la vostra giornata.  Un’anticipazione su tutte? La pasta calata già in acqua fredda (noi siamo del team cottura a fuoco spento), ma a quanto pare non è la “trovata” peggiore…

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Stando a quanto raccolto da Yougov infatti tra i crimini più offensivi verso la cultura gastronomica nostrana c’è l’aggiunta di ketchup, usato al posto del pomodoro, sulla pasta. Non fa una fine migliore la maionese, spalmata da molti stranieri sulla pizza (anche se, a Pesaro, la pizza Rossini prevede appunto maionese e uova lesse su una normale margherita).

Altre mosse che definiremmo insulti sono l’aggiunta di parmigiano sulle vongole (però il pecorino sulle cozze, evidentemente, è ammesso), e il consumo di un bel cappuccino a pranzo (per esperienza diretta, visto abbinare alla carbonara da un tedesco), oppure a chiusura del pasto, al posto del caffè. Tagliare la pasta lunga col coltello, una volta cotta, è un altro crimine all’estero commesso fin troppo spesso e, per noi italiani, a dir poco imperdonabile. Un capitolo a parte andrebbe aperto per quanto riguarda il formaggio sul pesce: tema delicato e controverso, in cui c’è una disparità di vedute perfino nel nostro Paese.

Formaggio sul pesce, la disputa: sì o no?

Chi segue vicende di cronaca prettamente gastronomica forse ricorderà un episodio, avvenuto a Londra nel 2019, che ha visto protagonista uno chef sardo e un cliente del locale in cui lavorava. Quest’ultimo, alla richiesta di aggiungere del formaggio sui ravioli al salmone, è stato allontanato dal cuoco, evidentemente sdegnato da tale domanda. L’uomo, insoddisfatto quanto probabilmente affamato, una volta tornato a casa non ha perso occasione di lasciare una recensione negativa al ristorante, portando lo chef a una risposta alquanto esemplificativa.

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Il nostro patriota connazionale ha infatti pubblicato un veloce prontuario sulla cucina italiana, rivolgendosi direttamente al suo ex cliente: “La tua è stata una richiesta sciocca. Ora ti spiego le regole fondamentali della cucina italiana, che non conosci: non chiedere mai ananas sulla pizza; non mettere mai la panna nella carbonara; non chiedere mai una pasta Alfredo (chi è questo Alfredo?); non mettere mai il pollo nel sugo all’arrabbiata; e ultimo, ma non meno importante, mai, mai, mai chiedere formaggi su un piatto di pesce. Regole semplici, dovresti ringraziarmi per non averti fatto rovinare il piatto che stavi mangiando”.

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In questa vicenda è voluto intervenire anche il Consorzio del Parmigiano Reggiano, il quale ha colto la palla al balzo dando alcune linee guida sull’utilizzo (definito “versatile”) di uno dei prodotti italiani d’eccellenza, tra i più conosciuti (e ahinoi imitati) all’estero. “È utilizzato in cucina, non solo per la classica "spolverata" sui primi piatti, ma anche per dare un tocco di carattere a carne, pesce e persino ai dessert”, hanno scritto dal Consorzio. Pronto l’esempio: i calamari che possono essere ripieni con prezzemolo, aglio, ricotta, parmigiano e, appunto, calamaro tritato. Oppure un risotto di pesce che può essere mantecato con il parmigiano stesso.

Già i romani (che pur di cose strane ne mangiavano), dopotutto, sostenevano come dei gusti personali non fosse opportuno discutere. Ma, in fondo, se ci fossero dei comandamenti sul buon cucinare italiano, quanti di noi in effetti li rispetterebbero fedelmente?

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Quello che i piatti non dicono
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