13 Settembre 2022 15:00

Apri il cofano dell’auto e mangia prima della partita: la tradizione USA del tailgating

La storia di una delle più consolidate tradizioni USA è il tailgating party: l'usanza di cucinare e mangiare tutti insieme nei parcheggi prima delle partite.

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Quante volte ti è capitato di vedere in film e serie tv dei macchinoni col posteriore aperto, nel parcheggio di uno stadio negli Stati Uniti, con le persone intente a cucinare e soprattutto a bere e mangiare? Tante, scommettiamo. Sappi che questa pratica ha un nome ed è un'antichissima tradizione culinaria americana: il tailgating.

Si tratta di un evento sociale in cui si griglia il cibo (quasi esclusivamente würstel e hamburger) e si beve birra (tanta birra). Questi tailgating party, letteralmente "feste del portellone", si svolgono nei parcheggi degli stadi prima di ogni evento sportivo, festival e concerto in America. Una festa divertente che coinvolge centinaia di persone adunandole attorno a un veicolo e a un barbecue: la gente si scambia il cibo, c'è chi porta le bibite, chi si limita a mangiare, tutto nello spirito di condivisione. Nella cultura a stelle e strisce il tailgating è una parte fondamentale dell'esperienza sportiva. Diffuso anche in Canada, purtroppo è quasi impossibile parteciparvi in Europa: è strettamente legato al mondo del football americano e questo sport ha conquistato fette di pubblico minuscole fuori dai confini del Nord America.

La storia del tailgating

A partire dalla fine dell'estate i parcheggi degli stadi in America si trasformano in vere e proprie tendopoli, con nebbie di fumo a sollevarsi in aria, accompagnate da risate, battute e dal fortissimo profumo di hamburger e hot dog.

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Ma da dove viene questa tradizione? Ti può sorprendere ma secondo uno studio del Journal of Consumer Research il tailgating risale addirittura all'antica Roma: musica, comunità unite, cibo, bevande in abbondanza, il tutto rigorosamente prima dell'inverno, proprio come i banchetti in onore del raccolto pre-autunnale dei nostri antenati. La Bradford, prima firmataria della ricerca, prende ad esempio anche tutto il cibo presente durante i giochi gladiatori delle province romane: "Erano eventi mondani unici e itineranti, le persone viaggiavano per vederle ed era normale portarsi il pasto. Questo trasformava gli incontri sanguinari in eventi festosi in cui tante persone si scambiavano il cibo per provare cose nuove. Troviamo una forte connessione tra i primi incontri gladiatori e ciò che osserviamo ai giorni nostri".

Avvicinandoci geograficamente alla fonte del tailgating facciamo un passo in avanti di circa 2000 anni: la "festa del portellone" in America nasce per un evento tragico e forse pure surreale se lo inquadriamo ai giorni nostri. Il 21 luglio 1861 centinaia di persone si riuniscono su una collina con tanti cestini da pic-nic per assistere alla "Battaglia di Bull Run", la prima grande resa dei conti della Guerra civile. L'avvenimento è kafkiano: mentre i soldati si accingono ad uccidersi gli uni con gli altri, una folla di turisti e venditori ambulanti con carri carichi di torte e altre leccornie si ammassa per assistere al massacro. Fortunatamente questo "black tourism" non ha molto seguito e nel 1869 possiamo assistere al primo party gioioso: siamo nel mondo del football americano, si sfidano due college storici come Princeton e Rutgers. I cronisti dell'epoca parlano di famiglie benestanti che sorseggiano champagne e mangiano stuzzichini mentre guardano la partita dalle carrozze parcheggiate in disparte. Sembra una scena uscita dalla Francia di Luigi XIV ma dopotutto Princeton e Rutgers sono tra le università più ricche ed esclusive al mondo.

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Questa tradizione nasce nel mondo del football collegiale e all'inizio del 1900 le università dominanti sono Princeton, Yale e Harvard: tre college ricchissimi, fatti per gente ricca. Oggi è una tradizione culinaria popolare, un tempo era elitaria. Proprio per questo motivo le carrozze diventano rapidamente delle automobili e nel 1906 nel match tra Harvard e Yale assistiamo al primo party con le auto protagoniste: 32.000 spettatori e parcheggi gremiti da persone che cucinano tirando giù dal cofano ogni ben di Dio. Questo evento è talmente importante da finire sul New York Times: "Il parcheggio intorno allo stadio è completamente nero con le auto parcheggiate in una massa così folta da rendere impossibile trovare la propria". Fin qui tutto bene ma il giornale prosegue con un tristissimo "le persone che arrivano in treno guardano con invidia le piccole feste di automobilisti che mangiano allettanti alimenti portati da casa o cucinati al momento". Una vera e propria divisione sociale.

La popolarità dell'automobile cresce di pari passo con quella del football universitario: sempre più sono i college con un buon programma di sviluppo sportivo. Questo porta all'ampliamento del raggio d'azione del torneo: le auto diventano più performanti e le università forti aumentano, quindi i parcheggi ampi e accoglienti sono un'esigenza imprescindibile. Le città universitarie degli anni '20 sono totalmente inadeguate a ospitare migliaia di fan e i ristoranti non riescono a sfamare l'enorme folla quindi il "picnic sul bagagliaio" diventa una necessità e non più uno sfizio per alto borghesi.

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L'esplosione vera e propria del fenomeno c'è negli anni '30 grazie a una grande innovazione: arriva la station vagon e gli americani scoprono il magico mondo dei ribaltabili. Arrivati allo stadio buttano giù i seggiolini e li apparecchiano come in un buffet mettendo qualche sediolina attorno al cofano della propria auto: nasce il concetto di "festa del bagagliaio" come la conosciamo oggi. Le griglie sono ancora rare e predominano i cestini in vimini ma ormai ci siamo, il seme sta crescendo a vista d'occhio. La svolta definitiva arriva negli anni '50 con l'invenzione di griglie e refrigeratori portatili prodotti in serie e venduti a pochi dollari: hamburger caldi e birra fredda sostituiscono champagne e panini. Da questo momento in poi è tutto un susseguirsi di eventi che avrebbero trasformato per sempre la ritualità degli sport americani. Se vai allo stadio senza passare dal parcheggio ti perdi una buona fetta dell'esperienza (e qualche gustoso burger).

Cosa si mangia a un tailgating party

Ci siamo focalizzati su birra e hamburger perché sono regina e re della manifestazione ma il cibo è in realtà molto vario. Le cucine tradizionali locali interessate più di frequente da questo fenomeno sono oltre trenta, un po' come potrebbe accadere in Italia dopotutto.

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Trovi ovunque tante bevande (per lo più birra, bibite gassate e acqua) e tanta carne da grigliare in pieno stile americano con spiccata preferenza verso hamburger e würstel. Non manca la pizza, in uno dei tanti american style a seconda di dove ci si trova, e le varietà di insalate. Molto in voga i fagioli al forno, le patatine fritte, il chili e le tortillas di patate con fiumi di guacamole. In alcuni Stati del Sud è tradizione consumare ostriche e friggere i frutti di mare da condividere poi con tutti gli avventori. Se ti trovi a un tailgating party puoi star sicuro che non resterai a digiuno.

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Quello che i piatti non dicono
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