Dove mangio? rubrica

Il torrone dei morti non è un torrone: dove comprare quello tradizionale a Napoli

Immagine
Come si prepara, come si riconosce un torrone dei morti di qualità e in quali botteghe di Napoli trovare quello veramente artigianale.

Il torrone dei morti, conosciuto nel dialetto partenopeo con il nome fortemente evocativo di ‘o murticiell, è un dolce a forma di parallelepipedo allungato che simboleggia, fin dalla sua architettura visiva, una cassa da morto in miniatura.

Lungi dall'essere un vezzo macabro o una derivazione delle moderne festività anglosassoni, la sua genesi e il suo consumo appassionato rappresentano una delle tradizioni più radicate e affascinanti del ‘900 italiano, in un'area geografica in cui la linea di demarcazione tra il mondo dei vivi e quello dei defunti è estremamente porosa.

È quindi il protagonista di un rito collettivo in cui la comunità metabolizza il lutto, onora la memoria dei defunti e celebra il trionfo della vita attraverso un'esuberanza calorica spudorata, trasformando l'oscurità della morte in un'esperienza di puro godimento fisico.

A Napoli non abbiamo paura della morte, ce la mangiamo.

Come si prepara il torrone dei morti

Dimentica il classico torrone natalizio a pasta dura, quello che vi spezza gli incisivi a tradimento ed è solitamente caratterizzato da un impasto tenace di miele, albume d'uovo e mandorle. Il torrone dei morti è, al contrario, un peccaminoso lingotto di cioccolato morbido, un tripudio di consistenze setose e di frutta secca tostata.

La struttura esterna del torrone funge da contenitore rigido e isolante e viene realizzata spennellando o colando cioccolato fuso di altissima qualità all'interno di uno stampo. Affinché il guscio risulti perfettamente lucido, emetta un rumore secco alla rottura (lo snap) e si stacchi in modo millimetrico dallo stampo senza presentare antiestetiche striature opache (il temuto fenomeno del fat bloom, o affioramento del burro di cacao), il cioccolato deve essere rigorosamente temperato.

I pasticcieri applicano spesso due o tre strati successivi, roteando la forma e intervallando le colate con calibrati passaggi in frigorifero a temperature controllate (generalmente per 10-30 minuti), per garantire una "camicia" sufficientemente solida in grado di sostenere il peso del ripieno senza collassare al momento del taglio.

Immagine

Il nucleo del torrone, la farcitura cosiddetta "a murì" (un'espressione dialettale che significa "a morire" e indica una quantità abbondante, quasi esagerata), deve garantire una scioglievolezza assoluta. La sua texture vellutata non deve mai indurirsi, nemmeno se conservata a basse temperature.

Si prepara con una base di cioccolato bianco, al latte o di pura pasta di gianduia, fusa a bagnomaria e portata a perfetta fluidità, alla quale si uniscono le paste di frutta secca e, in ultimo, i frutti interi tostati in forno. Le nocciole possono raggiungere i quattrocento grammi per chilo di prodotto, poiché il loro croccante interrompe la grassezza del ripieno e restituisce tridimensionalità al morso.

La farcia si cola nel guscio ancora tiepida, riposa in frigorifero il tempo necessario a rassodarsi e viene chiusa da un ultimo strato di cioccolato. Dopo la sformatura, il lingotto si affetta a un paio di centimetri di spessore ed è la pulizia della sezione a giudicare la qualità del lavoro: la scocca non deve sbriciolarsi e la frutta secca deve risultare distribuita in maniera omogenea.

Immagine

Il confine fra artigianato e scorciatoia passa da qui, perché molti pasticcieri "uccidono" il dolce sbriciolando impunemente dentro la bara della festa le merendine confezionate: un torrone che contiene uno snack industriale non si può certo dire artigianale, per quanto il suo involucro sia temperato a dovere.

Le origini del torrone dei morti fra documenti e leggenda

In epoche passate, quando la preparazione era prevalentemente domestica, erano i bambini a farsi spesso portavoce di questo legame intergenerazionale, portando frammenti di torrone sulle tombe nei cimiteri come segno di profondo rispetto. Agli stessi bambini spettava la questua dei cicci muorti, i chicchi di grano che si lessavano e si ripassavano nel miele e nello zucchero per ricavarne un dolce poverissimo.

Giravano i quartieri popolari travestiti, con strumenti musicali di fortuna e una cassetta di cartone a forma di bara, ‘o tavutiello, dove stipavano fichi secchi, uva passa, biscotti e caramelle, e reclamavano l'offerta cantando "famm' ben' pe' li muorte".

Il rito è sopravvissuto intatto fino al Novecento e la giornalista e autrice Matilde Serao lo ha descritto sul Giorno del 1° novembre 1904: "Centomila scatolette di cartone, debitamente segnate col teschio tradizionale e le immancabili ossa incrociate, faranno risuonare per tutte le vie di Napoli, per tutti i vicoli, per tutti i cortili, per i pianerottoli delle nostre scale, i soldini che vi sono piovuti dentro, attraverso la sottile fenditura".

I bambini che la scrittrice vede sbucare da ogni angolo "agitando la cascettella e strillando in tutti i toni: Signurì, ‘e muorte!" chiedevano un obolo in nome delle anime del purgatorio.

Immagine
Mimmo Jodice, culto dei morti, Napoli, 1975

Il torrone, in questo racconto, compare più tardi. Sulla sua data di nascita non esiste un solo documento ufficiale e le ricostruzioni che lo collocano nel Cinquecento passano da una fonte all'altra senza riscontri d'archivio.

Oggi la forma a cassetta del dolce serve a compiere un esorcismo psicologico contro la paura atavica della morte: divorando la bara di cioccolato e godendo del suo ripieno, il napoletano sbeffeggia la fine dell'esistenza temporale, celebrando la dolcezza immortale del ricordo. L'ingestione rituale del murticiell a conclusione del pasto del 2 novembre sancisce la riaffermazione della vita sulla decadenza fisica.

Perché il torrone dei morti è morbido

Secondo una credenza ancora viva nelle case napoletane, nella notte fra l'1 e il 2 novembre le anime dei defunti tornano a far visita ai parenti che le hanno amate da vive, ragione per cui un tempo si lasciava la tavola apparecchiata ad accoglierle. Poiché per quelle anime, vecchie e prive di denti, un lingotto duro come quello della tradizione sarebbe risultato immangiabile, i pasticcieri hanno concepito un dolce dal cuore di cremino, che si scioglie da solo sotto il palato e non indurisce neppure dopo giorni trascorsi in dispensa.

Dove comprare il miglior torrone dei morti artigianale a Napoli

Dolce Idea di Gennaro Bottone dal 1979

Il g.o.a.t. del cioccolato napoletano, maestro dal 1979, Gennaro Bottone liquida la questione con una battuta che vale un trattato di antropologia: il suo è "un torrone più per i vivi che per i morti".

Che dire di un artigiano che sceglie i pistacchi verdi di Bronte Dop e le tonde gentili delle Langhe Igp una per una? Nel suo laboratorio il torrone si prepara "al baffo", come dice lui. Diciassette le tipologie proposte per il 2026, una più straordinaria dell'altra.

Da non perdere: Cabosside, che ruba il nome al frutto del cacao e contiene fave croccanti in granella.

Immagine

Via Gennaro Serra 78, Napoli. Tel. 081 7642832.

Altri punti vendita in via Pietro Castellino 132 e via Giuseppe Bonito 2.

La Cioccolateria Silva dal 1925

Trentuno tipologie in vetrina: Eduardo Silva se le può permettere perché le paste di nocciola di Giffoni, mandorla di Sicilia e noce di Sorrento se le lavora in casa. Nel suo cioccolato non entrano grassi idrogenati né semilavorati, soltanto grassi selezionati come l'olio di cocco, il burro di karité e il burro di cacao (il cacao compare come primo ingrediente della lista).

Quarta generazione di artigiani veri, lavora accanto al papà e ai fratelli, garantendo il prodotto grammo per grammo, forte anche di una laurea in progettazione artistica per l'impresa che spiega la sua natura incredibilmente creativa.

Da non perdere: Caffè specialty 100% arabica tostato dal Bar Sansone di Napoli

Immagine

Via Camillo Porzio 10, Napoli. Tel. 392 6105827.

Antica Fabbrica di Cioccolato Gay-Odin

Nella fabbrica di vico Vetriera il cioccolato fondente nasce dalle fave di criollo, la varietà di cacao più rara, tostate lentamente a legna e a bassa temperatura. I loro torroni sono mattonelle costruite per stratificazioni di creme senza conservanti né coloranti, arricchite con le nocciole di Giffoni, le mandorle pugliesi, le noci di Sorrento e le scorzette d'arancia colte nel giardino intorno allo stabilimento.

La carta del 2026 conta nove tipologie, tra cui si distinguono quelle ispirate agli storici cioccolatini: "Figaro" realizzato con stratificazioni cromatiche di gianduia che ricordano il cremino Gay-Odin e il torrone Ghianda ripieno di gianduia bianca arricchita con granella di mandorla pelata.

Da non perdere: l'Africanelle, novità della stagione, una mousse di fondente con granella di fave di cacao

Immagine

Stabilimento in Vico Vetriera 12, Napoli

Punti vendita in Via Toledo 427, Via Chiaia 237, Via Carducci 29, Via Vittoria Colonna 15/b, Via Benedetto Croce 61, Via Francesco Cilea 189, Via Luca Giordano 21

Pasticceria Di Costanzo

Il loro è il torrone più chic della città e Mario Di Costanzo non se ne scusa: "Da noi la forma diventa protagonista: una linea essenziale, elegante e riconoscibile, che valorizza il torrone e mette in risalto la ricchezza delle sue farciture". La geometria complessiva del dolce è la naturale compagna di un guscio brillante e di un cremino lavorato come si deve. Nove le tipologie in vetrina: cioccolato al latte, cassata, fondente nocciola, caffè, noce, nocciola, arachide, pistacchio e cereali.

Da non perdere: Fondente Nocciola

Immagine

Piazza Cavour 133/135

La Carlotteria

Piccola e deliziosa pasticceria nel quartiere Vomero, duramente e puramente artigianale. La giovanissima Carlotta Garofalo rappresenta la new wave della pasticceria napoletana di qualità: dopo la laurea in psicologia ha fatto una scelta radicale e, per fortuna nostra, ha cambiato strada.

Le paste di frutta secca se le produce da sola, con sola frutta secca italiana, e lavora un cioccolato belga al 100% scelto per una filiera sostenibile che a queste latitudini quasi nessuno si prende la briga di verificare. Quattro le tipologie in produzione, in una forma a cilindro cesellato raffinatissima: arachidi, gianduia, speculoos e pistacchio.

Da non perdere: gusto Arachidi.

Immagine

Via Francesco de Mura 21 Tel. 351 6673318 lacarlotteria.it

Eyra Cioccolateria

Nipote d'arte di Gennaro Bottone, Elena Saponangelo si differenzia dalla produzione di suo nonno per creazioni vibranti, contemporanee e parecchio audaci. "Da Eyra crediamo che il gusto nasca da scelte consapevoli: ingredienti selezionati, lavorazioni curate e ricette che raccontano un percorso". Sei le tipologie realizzate per l'autunno 2026: nocciola, cioccolato al latte e nocciole, cioccolato fondente con nocciole, gianduia scura con fava di cacao e scaglie di biscotto, mandorla caffè e cardamomo, cioccolato caramellato e noci pecan.

Da non perdere: Mandorla, caffè e cardamomo

Immagine

Via Manzoni 108/E Tel. 375 1074948 eyracioccolateria.it

Delva Chocolate

Antonella Delvacchio ha lasciato la carriera di farmacista per sperimentare altri tipi di cure per l'anima. Utilizza solo cacao monorigine al 70% da Madagascar, Papua Nuova Guinea ed Ecuador, tostati ognuno in modi differenti per ricavarne aromi distinti.

La base del suo torrone è una crema bianca che produce da sé, i pralinati pure, e la stessa testardaggine la applica alle praline salate, dove infila gorgonzola, tartufo e olio d'oliva. Cinque le tipologie a catalogo: cremino, nocciola, stracciatella, pistacchio e fondente 70%.

Da non perdere: Stracciatella

Immagine

Via Carlo Poerio 41 Tel. 331 3848167 delvachocolate.it

Come si conserva il torrone dei morti: i consigli dell'esperto

Il frigorifero è da escludere, e su questo Eduardo Silva taglia corto: "Nemmeno a parlarne". Il freddo lavora contro il cioccolato su due fronti, perché quando il torrone torna a temperatura ambiente l'umidità condensa sulla superficie e scioglie gli zuccheri, che ricristallizzano in quella velatura ruvida chiamata sugar bloom, mentre gli sbalzi termici ripetuti spingono il burro di cacao ad affiorare nelle chiazze chiare del fat bloom.

Basterà riporre il torrone in un contenitore a chiusura ermetica e al riparo dalla luce, perché calore e ossigeno intaccano soprattutto la frutta secca della farcitura, i cui grassi virano al rancido molto prima di quelli del cacao. L'intervallo ideale di conservazione sta fra i 15 e i 21 gradi con un tasso di umidità sotto il 50-55%, quello che preserva la scioglievolezza originaria senza mortificarla.

Eventuali finanziamenti o sponsorizzazioni saranno chiaramente indicati nelle guide, con specificazione del soggetto finanziatore o sponsorizzatore e/o delle modalità di finanziamento o sponsorizzazione.

Evitiamo qualsiasi tipo di conflitto di interesse che possa legare i nostri redattori ai protagonisti delle guide. In questo modo riusciamo a garantire valutazioni obiettive e imparziali, motivate con esempi tratti dalle esperienze dei redattori.
Immagine
A cura di
Rossella Neiadin
Food writer, gastronoma e content creator, scrivo per numerose testate gastronomiche online, tra cui Cookist e Dissapore. Ho diretto la prima rivista italiana di cucina al barbecue, il BBQ4All Magazine, e sono autrice di testi didattici, script video sulla cottura su brace e di un libro che unisce tecnica culinaria, chimica degli alimenti e narrazione gastronomica. Sono inoltre una fotografa professionista specializzata nel settore food. Mangiare e scrivere di cibo sono le cose che so fare meglio.
Immagine
Quello che i piatti non dicono
Segui i canali social di Cookist
api url views