28 Ottobre 2023 13:00

Fagioli rossi: le varietà principali e come usarli in cucina

Sono piccoli, sono caratterizzati da un bel colore rosso brillante e sono particolarmente dolci: i fagioli rossi non dovrebbero mai mancare nelle nostre dispense, anche perché sono nutrienti e molto versatili. Conosciamo le varietà principali e come usarle in cucina.

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A cura di Martina De Angelis
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Eccellenti fonti di proteine vegetali, basso indice glicemico, tante fibre, sali minerali e vitamine del gruppo B: sono solo alcune delle molte caratteristiche dei fagioli, alcuni tra gli alimenti più amati e consumati al mondo.

Tra le oltre 40mila varietà di fagioli esistenti, i fagioli rossi sono particolarmente utilizzati in cucina, per il loro gusto ricco e saporito, ma anche per i numerosi benefici che vantano. Ma quali sono le varietà di fagioli rossi più diffusi, e come si utilizzano in cucina? Te lo spighiamo noi.

I fagioli rossi per eccellenza: i kidney

I più conosciuti, usati e amati sono i fagioli rossi conosciuti come kidney beans per la loro forma particolare che assomiglia a un piccolo rene in miniatura. Rossissimi, gustosissimi e un vero concentrato di proteine vegetali, sono molto popolari in tutta l’America centrale: proprio questi fagioli, infatti, vengono usati nei piatti più tipici della cucina tex-mex, primo fra tutti il chili con carne, che puoi provare a preparare facilmente seguendo la nostra ricetta. Grazie al loro gusto gradevole e alla polpa farinosa si adattano anche a essere usati in zuppe e insalate.

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Fagioli rossi kidney beans

Fagioli borlotti, il rosso italiano

La varietà rossa di fagioli più diffusa in Italia è senza dubbio il fagiolo borlotti, nativi del Sud America ma ormai diffusissimi nel nostro paese. Dalla forma arrotondata e dal colore crema fortemente screziato di rosso scuro, i fagioli borlotti sono un must in cucina e si possono consumare freschi o secchi in infinite ricette, tra cui zuppe, minestre, insalate, o in abbinamenti tipicamente mediterraneo come la buonissima pasta fagioli e cozze. Di borlotti esistono anche diverse varietà, tra cui il particolare fagiolo di Lamon che possiede la certificazione Igp.

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Fagioli rossi di Lucca, tesoro di Toscana

Lo sapevi che l’Italia ha i suoi fagioli rossi in stile “kidney beans”? Merito della Toscana, o meglio dell’area di Lucca: proprio qui vengono coltivati da sempre i fagioli rossi di Lucca, una vera eccellenza territoriale conosciuta da secoli e divenuta un vero vanto per il lucchese. Dal sapore naturalmente delicato dovuto al tipo di terra in cui crescono, i fagioli rossi di Lucca sono perfetti in zuppe o minestre, ma anche in abbinamento con carne, pesce e ortaggi.

Dall’Asia orientale i fagioli azuki

Se ti è capitato di vedere il cartone animato Doraemon conoscerai il cibo preferito del protagonista, i soffici e invitanti dorayaki. Quello che forse non sai, è che queste particolari frittelle giapponese prevedono un ripieno di crema dolce a base dei fagioli rossi più famosi d’Oriente (anche se in occidente li farciamo con creme dolci vere e proprie, come spieghiamo nella nostra ricetta): sono gli azuki, tipici dell’Asia Orientale. Si tratta di una particolare varietà di fagioli rossi dal colore scuro, amatissimi proprio per il gusto particolarmente dolce che li rende ideali in pasticceria, per preparare per esempio la crema anko. Si usano comunque anche in piatti salati, spesso per esempio per realizzare le polpette vegetariane.

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Fagioli anasazi, i rossi d’America

Meno famosi delle altre varietà, i fagioli anasazi si distinguono per non essere completamente rossi, ma con una fantasia a macchie come quella dei manti delle mucche. Devono il nome a un termine di lingua navajo, la parola usata per indicare le popolazioni dei territorio da cui proviene questa tipologia, quelli che oggi sono Utah, Arizona, Colorado e New Mexico. Cotti da rosa, i fagioli anasazi hanno una consistenza molto più farinosa delle altre tipologie, e anche molto più dolce; ricchi di ferro, calcio e potassio, nelle zone d’origine si usano principalmente per le ricette che prevedono cotture prolungate.

 

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Quello che i piatti non dicono
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