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28 Agosto 2026 9:00

Cosa mangiare in Valtellina: dai celebri pizzoccheri al dolce di Napoleone

Alla scoperta della ricca e autentica gastronomia di un territorio montano lombardo tra i più amati e conosciuti per le tante attività da svolgere sia in inverno sia in estate: una sciata o una passeggiata si coronano con un piatto di pizzoccheri e taglieri di bresaola, ma non solo.

A cura di Federica Palladini
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Tra le valli alpine della Lombardia, la Valtellina è una delle più note: il suo territorio comprende la provincia di Sondrio (insieme alla Valchiavenna), posizionata al confine tra l’Italia e il cantone svizzero dei Grigioni,  letteralmente abbracciata dalle montagne. Livigno e Bormio sono località conosciute a livello nazionale e internazionale per i loro impianti sciistici e le terme, e le Alpi Orobie sono la destinazione ideale per trekking e attività durante la bella stagione. Per non parlare della gastronomia, caratterizzata da specialità famose in tutta Italia (ma anche nel mondo) come la bresaola e i pizzoccheri. Una cucina contadina rustica e autentica, dove a essere protagonisti sono piatti sostanziosi che il più delle volte vedono al loro interno lavorazioni tradizionali come la farina di grano saraceno e prodotti tipici, per esempio il formaggio Casera Dop. Andiamo alla scoperta di 12 specialità, comprese quelle meno popolari, ma altrettanto imprescindibili in un ideale viaggio nel gusto valtellinese.

1. Pizzoccheri

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Iniziamo da uno dei simboli della Valtellina, i pizzoccheri: si tratta di una tipologia di pasta fresca dall’aspetto simile a quello di grossolane tagliatelle realizzate con un impasto dove a prevalere è la farina di grano saraceno, che conferisce texture rustica e colore scuro, insieme a farina bianca e acqua. Si fanno bollire in una pentola insieme a patate e verze (oppure fagiolini e coste a seconda della stagione), si dispongono a strati in una pirofila e si condiscono con grana grattugiato, formaggio Casera Dop e una generosissima dose di burro nocciola, che rende il piatto filante. La ricetta originale è custodita dall’Accademia dei Pizzoccheri di Teglio, dove questa pietanza trova la sua patria d’elezione, diffusa sulle tavole dei contadini più benestanti già nell’800.

2. Sciatt

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La farina di grano saraceno è l’ingrediente alla base delle ricette valtellinesi più tipiche: non fanno quindi eccezione gli sciatt (o sciàt), frittelline croccanti il cui nome significa “rospo” per l’aspetto tondeggiante e irregolare che ricorda quello dei piccoli anfibi. Al loro interno nascondono un cuore fondente di Casera Dop e si servono solitamente adagiati su un letto di cicorino o di insalatina fresca come sfizioso antipasto.

3. Chisciöi

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Parenti degli sciatt, anche i chisciöi sono delle frittelle che contemplano nell’impasto la farina di grano saraceno (insieme a farina bianca, grappa e acqua), una farcitura a base di Casera Dop e vengono tradizionalmente accompagnati con cicorino o insalatina fresca: la loro forma è però rotonda e piatta (dal diametro di circa 5 cm) e si cuociono in padella nello strutto senza immergerli, prima da un lato e poi dall’altro. Sono tipici di Tirano, comune a pochi chilometri dal confine Svizzero particolarmente frequentato per essere il capolinea italiano del Bernina Express, il trenino rosso panoramico che arriva fino a St. Moritz.

4. Polenta taragna

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La polenta taragna non è unicum della Valtellina, ma un piatto popolare della tradizione montana lombarda che si può gustare in molteplici varianti a seconda della zona di provenienza. In comune c’è sempre la farina di grano saraceno che viene mescolata alla classica gialla di mais, a cui vengono aggiunti a fine cottura con il paiolo ancora sul fuoco abbondante burro di malga e formaggio Casera Dop, per mantecare il composto rendendolo ricco, sostanzioso e saporitissimo. Ottima come contorno per secondi di carne, salumi e funghi trifolati.

5. Taròz

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In italiano si chiamano tarozzi, mentre in valtellinese sono i taròz, dalla parola dialettale che indica qualcosa di “schiacciato, mescolato”. Questa specialità si compone proprio di un miscuglio di fagiolini, patate, talvolta anche fagioli bolliti, insaporiti con cipolla rosolata e ridotti con una forchetta in una sorta di purea rustica, dove si distinguono i pezzetti degli ortaggi. Vengono amalgamati insieme al burro e al formaggio, generalmente Casera Dop, ma che può essere sostituito anche con il Bitto Dop, puntando sempre su un prodotto del territorio. Rappresentava un piatto nutriente per i contadini, e ora si gusta in rifugi e ristoranti, spesso arricchito con pancetta soffritta o in varianti invernali con la zucca.

6. Manfrigole

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Anche la Valtellina ha le sue crêpes (salate) e si chiamano manfrigole. L’impasto è a base di farina di grano saraceno (eccola che torna), farina bianca, latte e uova: le crespelle vengono farcite generalmente con formaggi e salumi (bresaola compresa), quindi arrotolate a spirale o piegate. Si passano in forno – spesso ulteriormente arricchite con burro e formaggio grattugiato e condite con la pestèda, una specie di sale speziato e aromatizzato alle erbe alpine di cui parliamo in seguito – fino a ottenere una superficie gratinata molto appetitosa.

7. Casera e Bitto

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Il Casera Dop e il Bitto Dop sono due dei formaggi più rappresentativi della Valtellina, entrambi a pasta semidura o dura a seconda della durata della maturazione, che trovano ampio spazio non solo nei taglieri, ma soprattutto in veste di ingrediente nelle ricette, come abbiamo appena visto. Il primo è un formaggio di latteria che nasce dal lavoro dei casari in valle, da latte vaccino parzialmente scremato, mentre il secondo è un’eccellenza dell’alpeggio, prodotto durante la stagione estiva quando le mucche salgono nei pascoli ad alta quota, sopra ai 1500 mt, e può contenere una piccola percentuale di latte di capra. Presidio Slow Food è lo Storico Ribelle, detto anche Bitto Storico, con una stagionatura minima di 12 mesi che si può prolungare a 10 anni, rendendolo raro e pregiatissimo.

8. Scimudin

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Probabilmente meno celebre dei precedenti, ma altrettanto tipico è lo scimudin, una specialità casearia che fa parte dei formaggi a crosta fiorita e pasta molle, di breve maturazione e di dimensioni ridotte: il nome, infatti, vuol dire “piccolo scimud”, ovvero piccolo formaggio. In origine era tipico di Bormio, mentre ora la produzione si estende a tutta la provincia di Sondrio: l’aspetto è quello di un caprino (forse in passato lo era), ma adesso si realizza con latte vaccino intero e crudo. Si consuma come formaggio da tavola con confetture e miele, oppure essendo scioglievole si impiega come guarnizione su crostini caldi o per rendere cremosi risotti e polenta.

9. Bresaola

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Non ha bisogno di presentazioni il salume più famoso della Valtellina, ovvero la bresaola, eccellenza made in Italy tra le più esportate all’estero, molto apprezzata per la sua magrezza e digeribilità. Si tratta di un prodotto Igp di cui le testimonianze qui e in Valchiavenna affondano in tempi antichi, quando si usava salare e stagionare la carne come metodo di conservazione, tanto che il suffisso del termine (composto probabilmente in due parti bre-saola, così come nelle sue differenti declinazioni brazaola, bresavola o brisaola) farebbe riferimento proprio al sale. Deriva dalla lavorazione delle carni di tagli scelti della coscia dei bovini di razze selezionate italiane, europee e sudamericane come lo zebù brasiliano, con la trasformazione che, come regolato dal disciplinare, deve avvenire esclusivamente all'interno del territorio della provincia di Sondrio.

10. Prosciutto fiocco

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Tra i salumi tipici a base di suino, invece, è da citare il Fiocco della Valtellina, che rientra nella grande famiglia dei prosciutti crudi italiani, di cui la produzione è diffusa in tutta la provincia di Sondrio. Stiamo parlando di cosce di suino private dell’osso, che assumono la caratteristica forma a goccia e vengono fatte stagionare per almeno due mesi. Quando affettato, il colore è rosso vivo (con la parte grassa bianca) e il sapore è dolce e aromatico: da gustare in purezza in un tagliere o come farcitura di panini.

11. Pestèda

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È possibile che pianificando una gita in Valtellina Grosio rientri in una delle tue tappe: il piccolo comune, infatti, è un concentrato di storia, arte e architettura, con i suoi castelli medievali e le pitture rupestri, dove spicca la Rupe Magna, con 5000 incisioni databili tra la fine del Neolitico e l’Età del Ferro. Patrimonio culturale a cui si affianca quello gastronomico per merito della pestèda, un condimento secco che racchiude tutto il buono delle erbe spontanee di montagna e l’arte di trattarle: si prepara miscelando (e pestando nel mortaio) sale grosso, pepe nero in grani, aglio, bacche di ginepro insieme a foglie di achillea moscata e di timo serpillo, detto peverel. Il risultato è una polvere grezza molto intensa: si insaporiscono i pizzoccheri, ma anche piatti di carne, patate lesse e le manfrigole.

12. Bisciola

bisciola

Concludiamo con la bisciola che vanta il soprannome di “panettone valtellinese” o pan de figh, e nel 2013 ha ricevuto dalla Camera di Commercio di Sondrio il Marchio Collettivo Geografico, un riconoscimento di autenticità e legame con il territorio di cui si fregiano anche lo Scimudin, il prosciutto fiocco, il latte di Valtellina e il fungo porcino valtellinese. La bisciola con il lievitato milanese in realtà ha in comune il fatto di essere consumato principalmente durante le festività natalizie, ma l’impasto è più compatto (simile a una pagnotta) e farcito con abbondante frutta secca, soprattutto noci, nocciole, pinoli, fichi secchi, uvetta, castagne, grappa e miele. Leggenda vuole che sia stato inventato alla fine del ‘700 al passaggio in Valtellina di Napoleone e le sue truppe durante la Campagna d’Italia: Bonaparte avrebbe chiesto al proprio cuoco di realizzare un dolce, che venne confezionato con gli ingredienti locali che aveva a disposizione.

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