
Tra la primavera e l’estate fiorisce con piccoli e delicati fiori lilla che creano l’effetto di un morbido cuscino: stiamo parlando del timo serpillo, una pianta che cresce spontanea, ma che si presta anche a essere coltivata, conosciuta per le sue proprietà balsamiche, per l'estetica elegante che la rende perfetta per abbellire aiuole e giardini e per il suo profumo, così da poter essere impiegata in cucina come erba aromatica. Si tratta di una pianta amica delle api e, in generale, degli insetti impollinatori, utile alla salvaguardia della biodiversità. Conosciamola meglio.
Che cos’è il timo serpillo: caratteristiche e benefici
Il timo serpillo, noto anche come timo selvatico (Thymus serpyllum), è una pianta aromatica spontanea appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, la stessa del più conosciuto timo comune (Thymus vulgaris). Cresce in gran parte d’Europa, Italia compresa, dalle zone costiere a quelle montane (fino a circa 2600 metri), adattandosi con facilità ai diversi tipi di climi, preferendo aree soleggiate, terreni poveri e ben drenati. Rispetto alla pianta del classico timo, che ha un portamento più eretto, il serpillo si sviluppa in larghezza, in modo strisciante, caratteristica da cui prende il nome, perché “serpeggia” sul terreno, formando dei veri e propri tappeti profumati: i suoi fiori di colore rosa-lilla lo rendono anche una pianta ornamentale, da piantare in giardino, in quanto pur essendo una specie spontanea si coltiva senza troppe difficoltà per via della sua natura rustica, perfetta per creare aiuole colorate e tappezzare terreni poco fertili. Il timo serpillo è tradizionalmente noto anche come pianta officinale, grazie alla presenza di oli essenziali, dalle proprietà antinfiammatorie, antisettiche, balsamiche ed espettoranti: si usa specialmente in veste di unguento o di tisana per dare sollievo alle vie respiratorie in caso di raffreddore e tosse.

Come si riconosce il timo serpillo
Le distese di timo serpillo sono molto scenografiche, merito soprattutto della fioritura, che va generalmente da maggio ad agosto: i fiori, raggruppati in una specie di mazzetti, hanno le sfumature del viola, a differenza di quelli bianchi del timo comune. Sono molto profumati e svolgono un ruolo importante per l’ecosistema in quanto ricchi di polline e di nettare: ci troviamo di fronte a una pianta mellifera, molto amata dagli insetti impollinatori e dalle api, tanto che da alcune fioriture, soprattutto selvatiche, gli apicoltori possono ottenere un miele monoflora, il più delle volte biologico e di montagna, di un bel colore ambrato. Le foglioline, invece, si presentano di piccole dimensioni, verdi, dalla forma ovale o più allungata e contengono il timolo, l’olio essenziale che si trova nelle diverse varietà di timo, compresa quella vulgaris. Un aspetto vantaggioso del timo serpillo è che si tratta di una pianta perenne, vive quindi più di due anni, ed è una sempreverde, resistendo al freddo e al caldo senza perdere mai le foglie. La raccolta avviene durante l’inizio della fioritura, quando l’aroma è al suo massimo: si prelevano i rametti e si fanno essiccare in un luogo ventilato, ma lontano dalla luce diretta. Le foglioline poi si staccano e si conservano in barattoli di vetro.

Come si usa in cucina
Il timo serpillo è meno diffuso di quello comune. Ha un profumo più floreale, meno intenso, e può essere impiegato sia fresco sia secco, come una classica erba aromatica: si adatta molto bene alle carni delicate di pollo e di tacchino, così come a quelle del coniglio, ma è ottimo anche per i pesci bianchi e per arricchire preparazioni semplici come i funghi trifolati, le patate al forno o le insalate di legumi, con ceci e fagioli. Si utilizza inoltre per dare un tocco aromatico al pinzimonio e alle marinature. Tradizionalmente, con questo timo selvatico a livello regionale si preparano anche liquori, come il serpùl o sërpoul in dialetto, tipico di alcune valli alpine piemontesi come la Valle Maira nel Cuneese e la Valle Stretta nell’area di Bardonecchia, che si realizza mettendo in infusione fiori essiccati insieme ad acqua, alcool e zucchero: si sorseggia come digestivo, ma anche in chiave di ingrediente, per esempio per sfumare un risotto ai formaggi di montagna, tipo la toma, valorizzando i prodotti locali.
