10 Aprile 2022 11:00

Selvaggio Blu in Sardegna: cosa si mangia sul sentiero da trekking più difficile d’Europa

Il sentiero da trekking più difficile d’Italia, per alcuni il più complicato d’Europa. È il Selvaggio Blu e si trova sulla costa centro orientale della Sardegna. Luogo dalle innumerevoli specialità gastronomiche: culurgiones, porceddu e tanto altro.

A cura di Alessandro Creta
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È stato definito il sentiero da trekking più complicato d’Italia. Alcuni lo considerano il percorso più difficile di tutta Europa. Quello che è certo è che il Selvaggio Blu è uno dei cammini più belli e affascinanti che si possano mai completare, a patto di avere un buon livello di preparazione fisica.

Dopo aver viaggiato tra Costiera Amalfitana e Cinque Terre ci muoviamo verso la Sardegna, dove ci attende un sentiero di circa 40 chilometri e decisamente non adatto, in tutta la sua lunghezza, a chi è poco avvezzo a queste attività. Si tratta, infatti, di un percorso complicato in molte sue parti, con la presenza di ferrate o punti in cui serve arrampicarsi. Non proprio una passeggiata insomma, ma una scarica di adrenalina che noi accompagneremo alla più classica scarica di calorie. Anche qui, nella magia della Sardegna, andremo a scoprire cosa si mangia lungo i chilometri del Selvaggio Blu.

Dove si trova il Selvaggio Blu

Ci troviamo nella parte centro orientale dell’isola, in provincia di Nuoro e nel cuore del Parco Nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu. Qui il Selvaggio Blu si dispiega sulla costa sarda, in molti tratti a picco sul mare, sviluppandosi lungo 40 chilometri da percorrere in più giornate, spesso in un’intera settimana. Per attraversarlo, di base, è bene rivolgersi alle esperte guide del posto.

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Il Selvaggio Blu è stato inaugurato relativamente di recente: era la fine degli anni ottanta quando una fitta rete di sentieri ormai abbandonati del Supramonte, tracciati in passato da pastori e carbonai, venne recuperata da due amici alpinisti e unita per formare un unico grande percorso che potesse specchiarsi nel mare sardo lungo i suoi chilometri.

Da Pedra Longa a Cala Sisine, da sud a nord rispetto al Parco Nazionale del Gennargentu: questo il percorso del Selvaggio Blu, tra coste rocciose verticali sul mare e attraversate più o meno complesse dell’immediato entroterra. Come detto, non si tratta di un percorso semplice, l’improvvisazione è quindi non solo sconsigliata, ma fortemente vietata.

Cosa vedere lungo il Selvaggio Blu

Si parte da Pedra Longa per arrivare alla spiaggia praticamente incontaminata di Cala Sisine. Lungo il percorso, impegnativo ma bellissimo, si attraverseranno canyon e falesie, grotte, fiumi e boschi. Ci si dovrà arrampicare, ci si dovrà calare, si dovrà procedere in cordata per superare agilmente le difficoltà del Selvaggio Blu. Tra le bellezze naturali e paesaggistiche disseminate lungo il percorso una citazione la merita la Grotta del Fico, una caverna di origine carsica situata tra Santa Maria Navarrese e Cala Luna.

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Pinnettu sardo

Cala Goloritzè è un’altra delle bellezze per le quali si transita, ma in generale ogni spiaggia, grotta o tappa propone meraviglie che valgono la fatica sostenuta. Caratteristiche sono anche le antiche case di pastori (dette pinnettu: delle capanne molto peculiari) situate a Cuile De Us piggius. Il tutto contornato da una macchia mediterranea aspra e genuina per una totale immersione nella natura.

Cosa mangiare lungo il Selvaggio Blu

Come si sarà intuito, a differenza dei percorsi escursionistici proposti nelle scorse settimane risulta impossibile concedersi, lungo il cammino, le specialità della zona. Qui, contrariamente al Sentiero degli Dei e il Sentiero Azzurro, non ci sono borghi e paesini in cui fermarsi per rifocillarsi o riposare.

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Cala Luna

Estendendo però il discorso al territorio circostante, sono molte le ricette locali da poter provare prima o dopo aver percorso il Selvaggio Blu. Parleremo, in sostanza, di cosa mangiare nella provincia di Nuoro o nelle località limitrofe al lungo percorso da trekking.

1. Pane frattau

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Uova, pane carasau, pomodoro, olio di oliva e pecorino alla base del pane frattau (o fratau). Una preparazione semplice, umile, di estrazione contadina ed espressione della cucina sarda più genuina e autentica. Un secondo piatto di facile realizzazione e dal grande gusto.

2. Porceddu

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Impossibile parlare di gastronomia sarda senza citare l’iconico porceddu. Il maialino sardo rappresenta un secondo tradizionale della cucina regionale, a marchio Pat e tra le preparazioni più famose dell’isola. Il maiale, ancora da latte (un mese e mezzo-due mesi di età) e non superiore ai 6-7 chili di peso, viene pulito e infilzato sullo spiedo, salato solitamente solo a metà cottura. Zafferano, pepe nero, menta e noce moscata tra le spezie usate per insaporirne le carni.

3. Culurgiones

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Culurgiones, culurgionis o angiulotus (variante dialettica sarda degli agnolotti), si tratta di una tipica pasta ripiena regionale, tra i primi piatti più conosciuti e diffusi su tutta l’isola e protetti (i culurgionis d’Ogliastra) dal marchio Igp. Realizzati per lo più con pasta di semola di grano duro, ripieni con patate, pecorino e menta, vengono tradizionalmente serviti con il sugo di pomodoro conditi con formaggio stagionato di capra o pecora.

4. Fregula

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Fregula, fregola o soccu, è un formato di pasta per forma simile al couscous nord africano, a base di acqua e semola di grano duro. Viene utilizzato per lo più in minestre, oppure “asciutta” e condita con sugo di pomodoro o in accompagnamento a piatti di pesce. L’origine del nome è di derivazione latina (ferculum, briciola) e le prime testimonianze della preparazione della fregula risalgono al X secolo. Nel 1300, inoltre, un documento dello Statuto dei Mugnai di Tempio Pausania (Sassari) ne regolamentava la preparazione limitandola dal lunedì al venerdì. Il sabato e la domenica, infatti, l’acqua doveva essere destinata all’irrigazione dei campi.

5. Pasta con la bottarga

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In mezzo a formaggi, paste artigianali e carne, sarebbe quasi un crimine non citare un primo piatto tanto semplice e veloce quanto gustoso: la pasta con la bottarga. Gli spaghetti con la bottarga di muggine (chiamata anche caviale dei sardi e ottenuta dall’essiccazione delle uova di muggine) sono una vera specialità della Sardegna centro meridionale. Imitati, per quanto possibile, in gran parte d’Italia.

6. Gnocchetti

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A forma di piccole conchiglie rigate, questi piccoli gnocchetti sardi (originariamente preparati con cesti di giunco intrecciati, per conferire il caratteristico verso) sono conosciuti anche come malloreddus. Composti da farina di semola e acqua, vengono insaporiti con varie salse ma probabilmente una delle versioni più note è quella “alla campidanese”, con condimento a base di formaggio, salsiccia e un pizzico di zafferano.

7. Formaggi

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Dalla pagina Facebook Casu Marzu

Una veloce tour a rassegna dei formaggi è d’obbligo in Sardegna, tra pecorino, caprino, ricotta ovina e caciocavallo; preparato anche alla piastra. Non sarà una vera e propria ricetta, ma questo formaggio filante appena uscito dalla griglia, magari accompagnato a qualche marmellata o confettura, è una ghiotta specialità del territorio per il quale vanno pazzi anche molti turisti. Il Pecorino sardo, il Pecorino romano e il Fiore sardo (questo derivato da latte intero crudo) sono i tre prodotti regionali riconosciuti dal marchio Dop. Citazione d'onore per quello che è probabilmente il formaggio sardo più iconico e controverso: il Casu marzu (o casu frazigu): quello con le larve al suo interno.

8. Sebadas

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Chiudiamo questo elenco con un classico dolce sardo, le sebadas. Dischi fritti di farina di semola di grano duro farciti con miele e pecorino (in realtà il formaggio originale sarebbe un particolare prodotto locale dal sapore acidulo), vanno mangiati ancora caldi per poter assaporare meglio il mix dolce/salato dato dal ripieno. Un gioco di sapori e aromi originale e genuino, da non perdere in caso di viaggio in Sardegna.

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Quello che i piatti non dicono
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