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13 Febbraio 2023 12:04

San Valentino, altro che cioccolato: la festa pagana a base di carne di capra e focacce

Le origini della festa degli innamorati sono molto diverse da quello che pensiamo, e prima che arrivassero cioccolata e cibi afrodisiaci gli alimenti che si consumavano per l’occasione erano molto meno dolci e romantici.

A cura di Martina De Angelis
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Torte e biscotti, gioielli, vino e cene romantiche, mazzi di rose rosse, regali di ogni tipo e, soprattutto, cioccolato a volontà: San Valentino è un vero e proprio evento gastronomico all’insegna della dolcezza, non solo dei gesti ma soprattutto del cibo. In qualche modo, nel corso degli anni, il cioccolato è diventato un vero e proprio simbolo della festa degli innamorati. Eppure, non è sempre stato così. Il San Valentino che conosciamo oggi, infatti, ha origini molto diverse e molto lontane dalla festa attuale, anche dal punto di vista gastronomico.

Le origini di San Valentino: Lupercalia, una festa sfrenata all’insegna di carne e focaccia

Molto tempo fa, intorno al IV secolo a.C., il mondo era molto diverso da quello che conosciamo e anche le festività che venivano celebrate erano molto lontane dalle nostre. Per quanto riguarda l’evento che oggi chiamiamo San Valentino, tutto nasce da un rito pagano romana: la festa di Lupercalia.

Dimenticate romanticismo e dolcezze, sia sentimentali che gastronomiche: questa era la festa in onore di Lupercus, dio della fertilità identificato con il greco Pan, celebrata con l’unione casuale di uomini e donne, che dovevano procreare senza che tra loro ci fosse necessariamente una relazione. Le coppie venivano scelte a casa dai nomi dei partecipanti inseriti in un’urna, e dovevano vivere insieme per un anno onorando il rito della fertilità.

E per quanto riguarda il cibo? Tra il 13 e il 15 febbraio i romani non celebravano solo la fertilità, ma si occupavano anche di purificazione: per depurare la città i sacerdoti di Lupercus sacrificavano delle capre, simbolo di fertilità, e offrivano in dono al dio delle focacce fatte con il grano delle prime spighe dell’ultima mietitura, preparate dalle Vestali.

Dopo le cerimonie di culto, la carne di capra veniva cotta e mangiata in un grande banchetto, accompagnata dalle focacce delle Vestali e da abbondante vino. Era un momento di massima sfrenatezza, un po’ come tutta la festa di Lupercalia, tanto che persino Cicerone le giudicava “riunione selvagge”.

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Dal rito pagano alla festa del Santo

Come in molti altri casi, l’avvento del cristianismo ha annullato la celebrazione di Lupercalia, sostituendo la ricorrenza con una festa giudicata più consona. Addio a unioni sfrenate, carne di capra e focacce: dal 946 d.C. Papa Gelasio trasforma la festa romana nel culto di San Valentino. Il 14 febbraio diventa quindi il giorno in cui si celebra il vescovo romano nato a Terni, esempio di amore puro per un motivo che rimane avvolto nella leggenda: qualcuno dice che unì per primo in matrimonio un pagano e una giovane cristiana, altri affermano che abbiamo aiutato con la dote una giovane per coronare il suo sogno d’amore, altri ancora che lui stesso si sia innamorato ma sia rimasto fedele ai suoi voti religiosi.

Qualunque sia la vera storia, San Valentino divenne sempre più simbolo dell’amore cristiano, puro e prettamente spirituale, fino a quanto l’autore Geoffrey Chaucer, a cavallo tra il Trecento e il Quattrocento, lo definì per la prima volta il “santo dell’amore” nel poema The Parliament of Fowls.

Da quel momento, la festa di San Valentino si è allontanata sempre di più dall’origine romana, sia come significato, sia come tipologia di festeggiamento, sia dal punto di vista gastronomico.

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Ma perché la cioccolata? Come si è passati dalla carne di capra alla delizia Azteca

Non è ben chiaro quando, nel corso della storia, il cioccolato sia stato associato all’amore. Da qualche parte nel tempo, dopo essere stato scoperto nelle Americhe e importato in Europa, la preziosa delizia Azteca è divenuta simbolo del romanticismo.

Si ipotizza che parte del merito sia dovuto alla diffusione della leggenda secondo cui il cioccolato fosse un potente alimento afrodisiaco. L'imperatore Montezuma ne era profondamente convinto, e questa credenza è diffusa tutt’oggi in ogni parte del mondo, anche se in realtà la scienza ha smentito la sua veridicità. Un’altra ipotesi è che si tratti di una trovata commerciale: il cioccolato, con il suo sapore dolce e il suo aroma avvolgente, è facilmente associabile al sentimento dell’amore, soprattutto alla sua dolcezza. Regalare un cioccolatino è come regalare una coccola, un gesto dolce in tutti i sensi da porgere alla persona amata.

Infine, per molto tempo il cioccolato è stato un prodotto di lusso, difficile da reperire e molto costoso, tanto da essere usato come merce di scambio. Scambiarsi il cioccolato, quindi, era un vero e proprio gesto di rispetto e di amore, vista la rarità del prodotto. Oggi il cioccolato non è più così raro, ma il è ancora considerata una delizia preziosa da regalare e da ricevere.

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Quello che i piatti non dicono
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