12 Dicembre 2021 11:00

Panettone: 5 curiosità sul dolce nato per sbaglio (anzi no) e celebrato dal fascismo

Storie e curiosità sul panettone, tra realtà e leggende. Sapevate che viene consumato, per tradizione, anche a febbraio? E che i prodotti artigianali sono in costante crescita? L'Istituto Luce, inoltre, dedicò una serie di spot a questo dolce.

A cura di Alessandro Creta
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Pensateci bene, che cosa sarebbe il Natale senza panettone? Cosa sarebbe il Natale senza questo dolce esageratamente grande, e sostanzioso, a chiudere i già lauti pasti che popolano le nostre tavole?

Il panettone è una delle icone laiche del Natale, immancabile e imprescindibile: ce lo ritroviamo dappertutto in questi 20 (e forse più) giorni dediti all’ingrasso e pure chi lo ama oltre modo, probabilmente, arriva a ridosso dell’Epifania quasi non potendone più, studiando qualche stratagemma per poterlo riciclare in altre preparazioni.

La curiosità, e la ghiottoneria, di assaggiare questa o quella tipologia di panettone, artigianale, senza canditi, più o meno farcito, al pistacchio o alla cioccolata (solo per fare qualche esempio) ci porta ad acquistarne un numero importante già dai primi giorni di dicembre, non pensando probabilmente che tutti questi grossi lievitati vanno mangiati. Fino all'ultima fetta.

C’è chi, azzardiamo, arriva al punto di non poterne più già a Santo Stefano. Nonostante tutto, però, che Natale sarebbe senza panettone? Gli amanti del dolce lo consumano in quantità industriale, anche chi fa parte del team salato non può rinunciare (anche per rispetto della tradizione) a qualche fetta, e chissà che non stiate leggendo questo articolo dopo aver già divorato delle porzioni abbondanti del dolce milanese.

Nelle prossime righe andiamo a scoprire alcune curiosità e statistiche sul dolce più famoso di questo periodo dell'anno. Perché, dopotutto, che Natale sarebbe senza panettone?

 1. Panettone: il dolce nato per un errore?

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Ne aleggiano di storie attorno alla nascita del panettone, e tante di queste si perdono tra realtà e leggenda. Molte risalgono all’epoca medievale e una di queste è, se non la più accreditata, quantomeno quella maggiormente diffusa. Ci pensate che, stando a questa versione, il panettone sarebbe nato per sbaglio? O meglio, sarebbe nato per rimediare a un dolce, destinato a Ludovico il Moro nel 1495, andato bruciato?  Si racconta infatti come il panettone sia il frutto della capacità di improvvisazione del personale cuoco dell’allora Duca di Milano, grazie soprattutto all’intuizione di un suo assistente di nome Toni. Appurato che il dessert preparato per il Moro fosse ormai inservibile in quanto bruciato, Toni propose al suo superiore un dolce preparato poche ore prima a casa, composto di quanto fosse disponibile in dispensa. Ecco dunque che da qualche uovo, uvetta, farina e burro si ottenne un manicaretto capace di conquistare il principe, tanto da venir chiamato Pan de Toni, in onore del suo creatore.

Scindere la storia dalla leggenda in questo racconto è piuttosto complicato, ma in fondo è davvero importante sapere se si tratta di realtà o di un racconto, pur tramandato da secoli, montato ad arte? Quella ritenuta la storia autentica dietro la nascita del panettone, infatti, secondo noi è decisamente meno affascinante di quella sopra citata. La vediamo qui di seguito.

 2. Panettone, ossia grosso pane zuccherato

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Appurato che il panettone sia una ricetta nata nel Medioevo, la sua origine non presuppone particolari disastri in cucina o palati raffinati quanto esigenti come quelli di Ludovico Sforza. Ci troviamo in un periodo storico in cui lo zucchero non era ancora una materia prima tanto diffusa come oggi, tutt’altro. Veniva ritenuto un bene a dir poco prezioso, a disposizione solamente dei ricchi signori. Durante le feste, però, anche i meno abbienti spesso decidevano di togliersi lo sfizio, acquistando nei mercati questo dolcificante e utilizzandolo nei pani infornati in casa. In ogni grande città si arricchiva l’impasto con vari ingredienti (chi usava i pinoli, chi le mandorle, noci e così via) ma fu la versione milanese (con l’uvetta, appunto) a uscire dai confini urbani sino a diffondersi nel corso del tempo in tutta Italia.

 3. Il fiero dolce dell'italico Natale

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A giudicare dalle testimonianze video pervenuteci, il panettone fu un prodotto gastronomico particolarmente spinto dalla propaganda di regime fascista. Vari spot vennero prodotti dall’Istituto Luce alla fine degli anni ’30, descrivendo il panettone con i classici toni esaltanti della comunicazione istituzionale del tempo. Puntando sulla fiera italianità di un dolce che si stava diffondendo non solo in tutto il Paese, ma anche tra le tavole degli italiani nel mondo.

“Il panettone è il dolce sano, semplice e cordiale fatto coi prodotti migliori del suolo e del sole d’Italia” si sente dire nei video promozionali, mentre scorrono le immagini di impastatori meccanici con le “instancabili braccia” al lavoro. Un prodotto composto da “farine di grani selezionati, burro purissimo, uova fresche delle galline dei nostri casolari, aranci, bionda dolcissima uvetta, zucchero e lievito naturale come quello del buon pane”. Materie prime “scelte tra le migliori, lavorate da una maestranza abilissima con le macchine più moderne” racconta la voce narrante. Nel documento audiovisivo viene anche spiegata, coadiuvata dalle immagini, la modalità di cottura del panettone nei grandi forni di uno stabilimento milanese. Da qui uscivano “… fino a 800 quintali giornalieri” confezionati e pronti a raggiungere le tavole di “tutti gli italiani in patria e lontano, in ogni Paese del mondo” grazie all’utilizzo dei “mezzi più rapidi e perfetti”. Mica male.

 4. Destagionalizzato per tradizione: il panettone di febbraio

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Abbiamo detto come negli ultimi anni il panettone stia subendo una destagionalizzazione progressiva. Sempre più ditte artigianali lo producono non solo a Natale, ma anche in altri periodi dell’anno. Non è raro, infatti, trovare chi lo vende anche d’estate. Non tutti sanno però che a Milano il panettone viene, da tradizione, consumato anche ben dopo le festività natalizie. Il 3 febbraio, in occasione di San Biagio, i meneghini ligi osservatori delle abitudini cittadine sono soliti mangiare l’ultima fetta di panettone appositamente conservata.

Ma da cosa nasce questa usanza? Anche qui il riferimento si rivolge (forse) più al mito rispetto alla storia vera e propria. Si narra infatti che nel 1500 una massaia portò un panettone a un prete per farlo benedire, lasciandolo nel convento con la promessa di ritornare qualche giorno dopo per recuperarlo dopo l’intercessione divina. Le settimane però passavano e il frate, evidentemente goloso, dopo aver dato la sua benedizione vedendo che la fedele non si faceva viva iniziò progressivamente a smangiucchiare il dolce. Quando la donna tornò, appunto il 3 febbraio (giornata vocata a San Biagio) l’uomo di chiesa si stava rassegnando a consegnarle l’involucro vuoto, salvo poi scoprirvi all’interno un panettone grosso il doppio rispetto a quello originale, misteriosamente comparso. Un miracolo attribuito a San Biagio, celebrato con l’attuale usanza di far avanzare un pezzo di dolce sino ai primi di febbraio.

 5. I numeri del panettone: sempre più artigianale

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Nonostante la progressiva destagionalizzazione, il panettone continua a essere un dolce essenzialmente natalizio. In questo periodo lo acquistano 7 famiglie su 10, con un incremento di vendite dei prodotti artigianali (+3,2%) e un calo di quelli industriali (-2,5%). Segno “più”, evidenziato dall’analisi condotta da Nielsen, riferito allo stesso periodo del 2020. La spesa media per acquistarlo, inoltre, si aggira sui 25€ totali, con i canali online al primo posto per quanto riguarda l’ordinazione di panettoni fatti da sapienti mani artigiane.

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