
Il Carnevale è una festività antica, ora sinonimo di divertimento e di allegria: si festeggia tra maschere e sfilate di carri, e la parte gastronomica non ha certo un ruolo di secondo piano. Anzi. Il momento è propizio per cedere alla gola, perché tradizionalmente il periodo seguente è quello della Quaresima, dedicato al digiuno e alla penitenza. Sulle tavole di tutta la Penisola, quindi, ecco che tra sostanziose ricette salate non mancano i dolci, con specialità tipiche che caratterizzano tutte le regioni. Qui facciamo la conoscenza dei dolci di Carnevale siciliani: da Palermo ad Agrigento, passando per Catania e Messina le golosità sono molteplici. La pignolata al miele o quella glassata, i cuddrurieddri o le cassatelle, ecco cosa mangiare se siete nei paraggi, tra fritti irresistibili e creme morbide e profumate, dove spiccano ingredienti del territorio come la ricotta, gli agrumi e il miele.
1. Pignolata al miele

Diffusa in tutta la Sicilia, e tipica anche della Calabria, iniziamo con la pignolata al miele o pignoccata, una specialità che si può gustare a Natale e a Carnevale. Si tratta di un dolce contadino realizzato con ingredienti come farina e uova per l’impasto e strutto per la frittura tradizionale, da sostituire con l’olio di semi se si preferisce. Piccole pepite morbide all’interno e croccanti all’esterno che vengono riposte una sopra l’altra e cosparse con un generoso sciroppo a base di miele e zucchero. Le versioni cambiano: l’impasto si può aromatizzare a piacimento con scorze di agrumi grattugiate, vaniglia o liquori, così come arricchire con burro (o strutto) e zucchero, mentre per la guarnizione invece che realizzare uno sciroppo basta scaldare leggermente il miele per renderlo più fluido.
2. Pignolata messinese

La variante più celebre della pignolata al miele è quella glassata, conosciuta anche come pignolata messinese in quanto tipica della città affacciata sullo Stretto e della sua provincia. In questo caso le palline fritte sono ricoperte da un goloso strato bicolore preparando due tipologie di glasse differenti, la prima bianca, con zucchero a velo, albumi e limone, mentre l’altra, scura, con cioccolato fondente e burro. Una declinazione più scenografica della precedente che sembra risalire ai tempi della dominazione spagnola dell’isola, destinata alla nobiltà.
3. Cuddrurieddri di Carnevale

Ci spostiamo in quel di Agrigento, più precisamente a Palma di Montechiaro, dove spesso viene indicata l’origine dei cuddrurieddri, ovvero frittelle che ricordano nella forma delle ciambelline sottili e allungate. L’impasto a base di latte, acqua, zucchero, olio di semi, scorza di arancia, cannella in polvere e farina è prima cotto sul fuoco e poi, una volta modellato, si fa friggere in olio di semi. Prima di mangiarli, è obbligatorio passarli ancora caldi nello zucchero semolato.
4. Cassatelle

Il nome fa subito pensare al famoso dolce secondo per fama solo ai cannoli: le cassatelle del Carnevale siciliano somigliano nell’aspetto molto di più a dei ravioli con un guscio friabile di sfoglia e un ripieno cremoso realizzato lavorando la ricotta di pecora con lo zucchero, le gocce di cioccolato, un pizzico di cannella e la scorza d’arancia grattugiata. Come per tante ricette regionali non ne esiste un’unica versione: per esempio, nell’impasto croccante, al posto del vino bianco puoi usare il Marsala, mentre lo strutto è facile da sostituire con il burro.
5. Cartocci siciliani

La ricotta con le gocce di cioccolato è un ingrediente che lega diverse ricette della pasticceria siciliana: i più golosi a Carnevale possono goderne anche in un altro dolce perfetto da gustare a colazione, specialmente se ci si trova a Palermo. Stiamo parlando dei cartocci siciliani, dolcetti monoporzione di pasta brioche arrotolata a cilindro stile cannolo che viene prima fritta e in seguito farcita con il ripieno cremoso. Ricorda di passare nello zucchero semolato prima di servire.
6. Crispelle di riso

Un’istituzione del catanese e delle zone limitrofe, compreso il famoso Carnevale di Acireale: a essere le vere protagoniste gastronomiche della ricorrenza sono le crispelle di riso, chiamate anche zeppole, delle quali l’assaggio si protrae fino al 19 marzo, ovvero il giorno di San Giuseppe dedicato ai papà. Siamo di fronte a dei dolcetti fritti che vengono realizzati con riso cotto in latte e acqua: il composto, una volta diventato cremoso, va fatto raffreddare e poi completato con farina, zucchero, limone e cannella, si formano dei bastoncini che poi si tuffano nell’olio di semi fino a quando diventano dorati. Come si mangiano? Immersi nel miele e spolverizzati con lo zucchero a velo.
7. Testa di turco di Castelbuono

Castelbuono è un delizioso borgo in provincia di Palermo, situato all’interno del Parco delle Madonie. Gli appassionati di musica lo conosceranno per l'Ypsigrock Festival, che si svolge ogni agosto tra le mura del castello, mentre chi lo visita per il Carnevale non se ne andrà senza aver provato la testa di turco, un dolce a strati che si compone di sfoglie fritte (simili alla chiacchiere) e crema al latte aromatizzata al limone, con una colorata guarnizione di codette di zucchero, codette di cioccolato e cannella in polvere.
8. Latte fritto

Anche nel latte fritto ecco che appare una crema di latte, realizzata con latte, zucchero, amido di mais e scorza di limone che, però, viene tagliata e tocchetti, impanata con uova e pangrattato e poi fritta nell’olio di semi. Il risultato sono irresistibili bocconcini dal cuore morbido molto semplici da preparare di cui la ricetta è stata tramandata dalle monache clarisse, probabilmente retaggio della dominazione spagnola già accennata in precedenza. Il latte ha bisogno di almeno due ore per rassodarsi e, se vuoi, lo puoi preparare in anticipo e conservarlo in frigorifero fino al momento di friggerlo.
9. Chiacchiere

Impossibile non concludere con le chiacchiere, il dolce più emblematico del Carnevale che attraversa l’Italia da Nord a Sud con i nomi di disparati, tra bugie, lattughe, crostoli, galani e frappe. Sull’isola il termine più diffuso è proprio chiacchiere (impossibile sbagliare al momento dell’ordine) e sono spesso aromatizzate con vino bianco o Marsala.