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1 Agosto 2026
9:00

Bere acqua fredda quando fa caldo è davvero pericoloso? L’esperto chiarisce ogni dubbio

Non una vera congestione, ma una reazione da shock termico: ecco cosa accade al nostro organismo quando beviamo acqua troppo fredda d'estate e i consigli dell'esperto per evitare che accada.

A cura di Emanuela Bianconi
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Intervista a Dott. Simone Gabrielli
Biologo e nutrizionista.
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Tra i numerosi ammonimenti  che ci hanno accompagnato fin dall'infanzia, quello di non bere acqua troppo fredda quando fa molto caldo occupa senz'altro un posto speciale. Si tratta di una credenza antica, tramandata di generazione in generazione: il timore principale è che un sorso di bevanda ghiacciata possa "bloccare la digestione", causare dolori lancinanti o provocare conseguenze ancora più gravi per la nostra salute.

Ma esiste un fondo di verità scientifica oppure siamo di fronte all'ennesimo timore popolare? Per fare chiarezza sulla questione, una volta per tutte, e capire come reagisce davvero il nostro organismo, ci siamo rivolti al biologo e nutrizionista Simone Gabrielli.

Cosa significa davvero "congestione"?

Per comprendere cosa accade davvero al nostro corpo durante le giornate più torridi, occorre fare una premessa fondamentale sui termini medici utilizzati, che se possono creare condizionamenti o generare allarmi ingiustificati. Innanzitutto, va fatta chiarezza sulla parola "congestione".

"Nel linguaggio medico-scientifico, il termine indica semplicemente un accumulo eccessivo di sangue all'interno dei vasi sanguigni di un determinato organo o tessuto. Ne esistono diversi tipi – basti pensare alla comune congestione nasale, che è un aumento di flusso e dilatazione dei vasi nella mucosa del naso e che dà la sensazione di naso chiuso – ma nessuno di questi indica un ‘blocco dello stomaco'", chiarisce immediatamente Gabrielli.

A livello puramente teorico, infatti, in medicina non esiste alcuna patologia chiamata "congestione dello stomaco" o "congestione digestiva'". Ciò che nel linguaggio comune definiamo con questo termine è, in realtà, un disturbo neurovegetativo e vasomotorio scatenato da uno shock termico.

Cosa succede al nostro corpo quando beviamo acqua fredda?

Il problema, quando si beve acqua molto fredda in poco tempo – specialmente dopo essere stati esposti al sole o dopo una sessione di allenamento intenso -, non è legato all'acqua in sé, ma al forte divario di temperatura – il cosiddetto shock termico – e alla risposta del nostro sistema nervoso e circolatorio. Quando un liquido ghiacciato entra repentinamente a contatto con le pareti dello stomaco e dell'esofago, nell'organismo si scatenano due reazioni fisiologiche immediate.

  • Vasocostrizione improvvisa: per proteggersi dal freddo, i vasi sanguigni della mucosa gastrica si restringono bruscamente. Questo fenomeno riduce temporaneamente l'afflusso di sangue allo stomaco, proprio nel momento in cui questo organo ne ha più bisogno (specie se è in corso la digestione);
  • riflesso vagale (stimolazione del nervo vago): lo stomaco è riccamente innervato dal nervo vago, un pilastro del sistema nervoso parasimpatico che controlla il battito cardiaco, la pressione e l'apparato digerente. Uno stimolo freddo troppo intenso e improvviso può letteralmente "sovraccaricare" questo nervo, provocando un riflesso autonomo che abbassa rapidamente la pressione arteriosa e rallenta la frequenza cardiaca.

Non assistiamo quindi a un "ingorgo di sangue" nella zona addominale, ma al contrario a un improvviso svuotamento di sangue e a una reazione nervosa riflessa.

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I sintomi dello shock termico

I sintomi scatenati da questa combinazione di vasocostrizione e riflesso vagale possono comparire nel giro di pochissimi minuti e variano da lievi a severi. Questi possono essere:

  • gastrointestinali, quindi crampi e dolori addominali acuti, nausea, sensazione di forte peso al centro dello stomaco e vomito;
  • neurovegetativi: improvviso pallore, sudorazione fredda, tremori e brividi di freddo diffusi;
  • cardiocircolatori: capogiri, vista annebbiata, sensazione di vuoto alla testa, forte calo di pressione (ipotensione) fino ad arrivare, nei casi più gravi, alla sincope (temporanea perdita di coscienza).

È bene precisare che questi episodi rappresentano casi piuttosto rari e si verificano quasi esclusivamente quando l'acqua è estremamente ghiacciata e ingerita tutta d'un fiato, oppure in soggetti con una particolare predisposizione individuale o affetti da disturbi cardiocircolatori.

Come evitare lo shock termico e bere in sicurezza

Per prevenire questi fastidiosi disturbi non serve certo rinunciare al piacere di un bel bicchiere d'acqua rinfrescante: la soluzione risiede nella moderazione e nell'adozione di piccole e semplici accortezze.

  • bere a piccoli sorsi: l'errore principale è mandare giù grandi quantità di liquido "tutto in una volta". Sorseggiare lentamente permette all'acqua di riscaldarsi già nel cavo orale prima di raggiungere la cavità gastrica;
  • evitare temperature estreme: la temperatura ideale per l'acqua estiva dovrebbe aggirarsi tra i 10 e i 15 °C (o comunque attorno ai 18-20 °C per chi è particolarmente sensibile). Questa fascia termica è perfetta per dissetare e rinfrescare l'organismo senza correre alcun rischio e, se proprio si desidera berla più fredda, diventa tassativo farlo a piccolissimi sorsi;
  • limitare i cubetti di ghiaccio: è consigliabile ridurre l'uso importante di ghiaccio nelle bevande, soprattutto quando ci si sente molto accaldati o subito dopo i pasti;
  • attenzione se si è molto sudati o dopo i pasti: se il corpo è surriscaldato da un'intensa sudorazione o se si è appena finito di pranzare – momento in cui lo stomaco sta lavorando a pieno ritmo per la digestione -, è sempre preferibile optare per acqua a temperatura ambiente o solo leggermente fresca.
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Cosa fare in caso di malessere

Se dopo aver bevuto dell'acqua ghiacciata si dovessero percepire i primi segnali di nausea, brividi o capogiro, è fondamentale intervenire tempestivamente con poche azioni mirate:

  • interrompere subito l'assunzione di bevande e cibo;
  • sdraiarsi in un luogo fresco e ventilato: stendersi e sollevare leggermente le gambe rispetto al busto per favorire il ritorno del sangue al cuore e al cervello, contrastando così l'ipotensione;
  • coprire la pancia: posizionare un panno asciutto, una copertina o un indumento leggero sull'addome per aiutarlo a ripristinare gradualmente la corretta temperatura corporea. È possibile praticare anche dei lievissimi e delicati massaggi circolari sullo stomaco;
  • riposare: nella maggior parte dei casi i sintomi regrediscono spontaneamente nell'arco di 30-60 minuti, man mano che lo stomaco si riscalda e la reazione del nervo vago rientra.

Quando è opportuno chiamare i soccorsi? "Se dovessero comparire uno svenimento con perdita di coscienza, dolore oppressivo al petto, vomito incoercibile o se lo stato di confusione e malessere persiste, è necessario richiedere immediatamente l'intervento del personale medico", conclude l'esperto.

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A cura di
Emanuela Bianconi
Giornalista professionista dal 2013, ho una Laurea specialistica in Editoria e Giornalismo e un Master in Gestione della produzione cinematografica e televisiva. Sono una grande appassionata di tematiche legate al benessere e promotrice di un'alimentazione sana, naturale e "consapevole”, argomenti di cui scrivo su Cookist.
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