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18 Aprile 2026
16:00

Nitro cold brew: il caffè preparato con azoto che sembra una birra

È freddo ed è alla spina: non stiamo parlando di una birra, ma di una tipologia di caffè che le somiglia nell'aspetto e nella texture. Si ottiene aggiungendo un particolare elemento che gli dona un gusto più morbido e una consistenza vellutata.

A cura di Arianna Ramaglia
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Sono sempre di più le persone che stanno scoprendo il gusto più autentico del caffè, prestando attenzione alla lavorazione, al Paese d'origine e ai diversi profili aromatici. Il mondo degli specialty coffee sta attirando il gusto e la curiosità di molti, invitando a scoprire una bevanda dalla complessità unica, che chiamare semplicemente "caffè" è riduttivo. In questo panorama, si sta facendo strada una tipologia molto apprezzata, soprattutto durante la stagione estiva: stiamo parlando del cold brew coffee, un tipo di estrazione a freddo che non ha nulla a che vedere con il classico caffè freddo a cui siamo abituati. Ancora di nicchia, però, è una particolare variante che al nome aggiunge la parolina nitro: si tratta di un cold brew a cui viene aggiunto azoto che gli conferisce una consistenza setosa e vellutata.

Cold brew e azoto: una combo vincente

Sono già diversi anni che il cold brew si è imposto come una delle bevande preferite dagli appassionati di caffè, grazie alla sua freschezza e a un gusto generalmente più morbido rispetto ad altre estrazioni. Esiste però un'altra variante che prevede l'utilizzo di un elemento alquanto curioso: l'azoto. Quest'ultimo, solitamente associato alla preparazione della birra, è un gas inodore e incolore che non va ad alterare il gusto del caffè, ma ne modifica la consistenza: l'azoto, infatti, crea tante piccolissime bollicine che rendono la bevanda più cremosa e vellutata. Rispetto a un classico cold brew, il nitro non presenta differenze significative a livello chimico, come dimostrato anche da alcuni studi recenti, ma ciò che cambia è appunto la percezione sensoriale. La texture più morbida può dare l'impressione di una maggiore dolcezza e di una minore acidità, pur senza modificare la composizione chimica della bevanda.

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Le origini del nitro cold brew

Non si sa con precisione da dove nasca, ma quello che è certo è che si tratta di una bevanda relativamente recente, nata intorno al 2010 negli Stati Uniti, all'interno della scena degli specialty coffee. Le sue origini sono ancora oggetto di dibattito, ma quando si parla di nitro cold brew spesso a essere citata è una torrefazione, la Cuvee Coffee di Austin, insieme ad altre realtà come la Stumptown Coffee Roasters. L'idea, al di là dell'esatto luogo di nascita, deriva dall'uso dell'azoto che permette di ottenere una schiuma densa e una texture cremosa: un principio che alcuni torrefattori americani hanno iniziato a sperimentare, dando vita a una bevanda che unisce la struttura tipica della birra alla complessità aromatica del caffè.

Estrazione a freddo e servizio alla spina: come si prepara e come si serve

È interessante a questo punto capire il processo che porta alla nascita di un caffè nitro cold brew. Si parte, come nel caso del cold brew tradizionale, con un'estrazione a freddo: il caffè, macinato piuttosto grossolanamente, viene lasciato in infusione in acqua fredda per un periodo che varia dalle 12 alle 24 ore. Trascorso questo tempo, il liquido ottenuto viene filtrato e trasferito in un fusto sigillato, all'interno del quale viene immesso dell'azoto sotto pressione, che non si dissolve completamente nel liquido, ma si disperde sotto forma di microbolle, contribuendo alla creazione della tipica texture cremosa. È proprio questa caratteristica a distinguere l'azoto dall'anidride carbonica utilizzata nelle bevande gassate. La famosa CO2 si dissolve facilmente nel liquido, formando acido carbonico e producendo una sensazione frizzante. L'azoto, al contrario, è poco solubile e non reattivo, quindi non rende la bevanda effervescente, ma genera una texture morbida e vellutata, modificando la percezione sensoriale senza alterarne il gusto.

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Ciò che, infine, affascina chi si trova di fronte a questa bevanda è la modalità di servizio. Siamo tutti abituati a vedere il caffè uscire dalla moka o da una macchina per l'espresso, al massimo, chi si diverte a sperimentare conoscerà anche le estrazioni con filtro. Ciò che non ti aspetteresti mai, invece, è vedere il caffè che sgorga da un rubinetto proprio come fosse una birra. Il nitro cold brew, infatti, viene servito alla spina da fusti pressurizzati, utilizzando un rubinetto che favorisce la formazione delle microbolle di azoto. Una volta versato, il caffè sviluppa la tipica schiuma densa e persistente, offrendo una consistenza simile a quella di una birra stout.

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A cura di
Arianna Ramaglia
Laureata in Scienze della Comunicazione, ho frequentato il Master in Comunicazione Multimediale dell’Enogastronomia. Con una smisurata passione per la cucina, da piccola volevo fare la chef: sono cresciuta guardando la Prova del cuoco, preparando crocché con mia nonna e pizze con mia madre. Poi ho scoperto le gioie della scrittura e quindi, oggi, cucino per amore, scrivo felicemente per lavoro e mangio per passione.
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