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17 Maggio 2026
11:00

Ibrik, il metodo più antico per preparare il caffè che conquista ancora oggi

Riconosciuto patrimonio immateriale dell'umanità dall'Unesco e considerato uno dei metodi di estrazione più antichi al mondo, l'ibrik permette di ottenere una bevanda intensa, corposa e caratterizzata da aromi particolarmente decisi.

A cura di Arianna Ramaglia
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È una delle caffettiere più famose al mondo grazie soprattutto alla sua forma immediatamente riconoscibile: stiamo parlando dell'ibrik, uno degli strumenti più antichi usati per preparare il caffè. Diffuso perlopiù in Turchia, nei Balcani e in diversi Paesi del Medio Oriente, l'ibrik è un particolare bricco in ottone o rame ed è legato a una tradizione secolare, che ancora oggi continua a sopravvivere e affascinare tutti gli appassionati. Nonostante la semplicità del metodo, il caffè preparato con l'ibrik è uno dei più intensi e aromatici in assoluto ed è per questo che negli ultimi anni è stato riscoperto anche dal mondo  specialty coffee, soprattutto per la capacità di esaltare corpo, consistenza e componente aromatica del caffè.

Cos'è l'ibrik

La storia dell'ibrik affonda le sue radici nell'Impero Ottomano, dove il consumo di caffè comincio a diffondersi rapidamente tra il XV e il XVI secolo. Questo piccolo bricco, conosciuto in Turchia anche come cezve, dalla base larga e dal collo stretto, è progettato per favorire una cottura lenta e uniforme. La sua particolare forma non è casuale perché permette di trattenere la tipica schiuma superficiale che, ancora oggi, rappresenta uno degli elementi distintivi del caffè turco tradizionale. Tradizionalmente l'ibrik è realizzato in rame, ottone o acciaio e viene riscaldato lentamente su fuoco basso o anche sulla sabbia calda, metodo ancora oggi molto diffuso nelle preparazioni più tradizionali.

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A differenza della moka o dell'espresso, ma anche dei caffè filtro, l'ibrik non utilizza alcun sistema di filtraggio o pressione. Il caffè viene preparato direttamente all'interno del bricco mescolando acqua fredda e caffè: in molte preparazioni si aggiunge subito anche lo zucchero, così da ottenere una bevanda già pronta da essere servita. Il risultato è un caffè molto diverso rispetto a quello occidentale: si tratta di una bevanda densa e vellutata, con una texture quasi polverosa e note speziate molto più evidenti rispetto a espresso e moka.

Nel tempo questo metodo si è diffuso ben oltre i confini ottomani, diventando parte integrante di diversi Paesi. Oggi il rito del caffè preparato con l'ibrik conserva un fortissimo valore sociale e conviviale, soprattutto in Turchia, dove la tradizione è stata addirittura riconosciuta dall'Unesco come patrimonio culturale immateriale dell'umanità nel 2013.

Come si prepara

L'ibrik richiede una preparazione molto particolare e decisamente differente dai caffè a cui siamo abituati. Si inizia versando acqua fredda nel bricco e il caffè macinato molto finemente: una volta mescolati, il recipiente viene posto sul fuoco lento evitando che l'acqua raggiunga subito l'ebollizione. Con il passare dei minuti, in superficie inizia a formarsi una schiuma compatta e cremosa ed è una delle principali caratteristiche di questa affascinante preparazione. Prima che il caffè inizi a bollire completamente, l'ibrik viene tolto dal calore, così da preservare la schiuma e impedire che il gusto diventi troppo amaro.

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In alcune tradizioni, il procedimento viene ripetuto più volte per aumentare intensità e densità della bevanda. Una volta pronto, il caffè viene servito in piccole tazze, senza essere filtrato, altra particolarità di questo metodo di estrazione: i residui della polvere si depositano lentamente sul fondo, motivo per cui bisogna aspettare qualche minuto prima di consumarlo e non va mescolato durante la degustazione. Infine, alcuni intenditori affermano che anche la tazzina può fare la differenza nella degustazione: dovrebbe essere in porcellana e con un bordo sottile, influendo sulla sensazione al palato.

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A cura di
Arianna Ramaglia
Laureata in Scienze della Comunicazione, ho frequentato il Master in Comunicazione Multimediale dell’Enogastronomia. Con una smisurata passione per la cucina, da piccola volevo fare la chef: sono cresciuta guardando la Prova del cuoco, preparando crocché con mia nonna e pizze con mia madre. Poi ho scoperto le gioie della scrittura e quindi, oggi, cucino per amore, scrivo felicemente per lavoro e mangio per passione.
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