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7 Maggio 2026
16:00

Chemex: l’oggetto di design che ha trasformato il caffè in un rito

Una caraffa a clessidra e un filtro di carta: la Chemex è una caffettiera pensata per uno specifico metodo di estrazione del caffè. Nata dall'ingegno di un chimico tedesco, si distingue per un design così iconico tanto da essere entrata nella collezione permanente del MoMa di New York.

A cura di Arianna Ramaglia
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A prima vista potrebbe sembrare un oggetto uscito da un laboratorio scientifico di altri tempi e invece è una delle protagoniste di questa nuova era del caffè: la Chemex è una caffettiera dallo stile unico, tanto da diventare una vera e propria icona del design del Novecento. Nonostante non sia il contenitore di qualche piccolo esperimento chimico, in realtà nasce proprio in un laboratorio, grazie alla creatività di uno scienziato che cercava un modo per ottenere un caffè più puro, limpido e capace di esprimere appieno tutte le sfumature aromatiche.

Un chimico con la passione per il caffè: da dove nasce la Chemex

L'idea di esaltare il complesso profilo aromatico che si nasconde dietro a un chicco è diventata centrale nella cosiddetta "terza ondata" del caffè, legata alla diffusione – più o meno recente – dei cosiddetti specialty coffee. Sebbene il concetto si sia diffuso in modo così ampio solo negli anni Novanta, la Chemex nasce mezzo secolo prima.

Tutto inizia nel 1941 quando il chimico tedesco Peter Schlumbohm, ormai trasferitosi negli Stati Uniti, decide di dare una svolta decisiva alla preparazione del caffè. Schlumbohm non era un barista, ma solo un appassionato con una grande conoscenza della chimica e un inventore con centinaia di brevetti alle spalle: applicò così le sue competenze a un marcato gusto estetico per creare un dispositivo bello e funzionale allo stesso tempo. L'obiettivo della sua invenzione era chiaro: ottenere un caffè pulito, privo di sedimenti e sapori sgradevoli. Nasce così uno strumento in cui il design a clessidra non è un semplice vezzo stilistico: la parte superiore funge da imbuto per il filtro, mentre quella inferiore da elegante caraffa per il servizio. Il risultato è un oggetto così riuscito che, nel 1985, il MoMa di New York lo ha incluso nella sua collezione permanente, consacrandolo a vero e proprio oggetto d'arte.

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Cos'è e come funziona la Chemex

A vederla così potrebbe apparire come una semplice caraffa di vetro: in realtà la Chemex è un sistema di estrazione a filtro che utilizza il metodo pour-over, ovvero il passaggio lento dell'acqua attraverso il caffè macinato. Il vetro borosilicato con cui è realizzata è resistente agli sbalzi termici e non assorbe odori né sapori, mentre i filtri utilizzati sono abbastanza spessi da trattenere gran parte degli oli e delle particelle fini del caffè: il risultato di questa combinazione è un caffè pulito, aromatico e senza note eccessivamente amare o fastidiosi residui. È proprio questa leggerezza a renderla così amata dagli appassionati e non: ha meno corpo rispetto a un espresso o alla moka, ma offre profumi e note sensoriali più definiti.

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Il rituale del caffè: come si prepara la Chemex

La Chemex rientra nella categoria più ampia dei caffè filtro e prepararla è un rituale lento, che richiede tempo e attenzione. Si inizia inserendo il filtro di carta nella parte superiore della caraffa e sciacquandolo con acqua calda, per eliminare eventuali residui e scaldare il vetro. A questo punto, si elimina l'acqua utilizzata, si aggiunge il caffè macinato, preferibilmente a grana medio-grossa, e si procede con la cosiddetta fase blooming ("fioritura"), versando una piccola quantità di acqua, tra i 92 e i 96 °C, per circa 30-40 secondi: questa fase permette al caffè di liberare l'anidride carbonica. Successivamente, avviene l'estrazione vera e propria: l'acqua viene versata lentamente e in modo circolare, mantenendo un flusso costante. Il liquido passa gradualmente nella parte inferiore, dando origine a una bevanda pulita e con note aromatiche ben definite.

Chemex e V60: due modi diversi di intendere il caffè filtro

Tra i metodi di preparazione del caffè filtro più amati dagli appassionati, la Chemex viene spesso accostata alla V60, uno strumento ideato dall’azienda giapponese Hario. A differenza della Chemex, che è insieme filtro e caraffa, la V60 è un supporto a forma di imbuto: si appoggia sopra una tazza o una caraffa, si inserisce al suo interno un filtro di carta con il caffè macinato e poi si versa lentamente l’acqua calda. Questo tipo di supporto viene spesso chiamato anche dripper, termine inglese usato per indicare lo strumento attraverso cui l’acqua gocciola e attraversa il caffè. Il nome V60 deriva dalla sua forma a “V” e dall’inclinazione interna di 60 gradi.

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Il principio di preparazione è quindi simile, perché in entrambi i casi l’acqua attraversa lentamente il caffè e il filtro, ma il risultato in tazza cambia. La V60 usa filtri più sottili e lascia passare l’acqua più rapidamente: per questo può dare un caffè più vivace, aromatico e ricco di sfumature, ma richiede anche maggiore precisione nel modo in cui si versa l’acqua, nella macinatura e nei tempi.

La Chemex, invece, utilizza filtri più spessi, che trattengono più oli e particelle fini: il risultato è una bevanda più limpida, delicata e leggera, con un profilo aromatico pulito ed elegante. In sintesi, la V60 è più adatta a chi vuole sperimentare e controllare ogni dettaglio dell’estrazione, mentre la Chemex conquista chi cerca un rito più scenografico e una tazza particolarmente morbida e armoniosa.

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A cura di
Arianna Ramaglia
Laureata in Scienze della Comunicazione, ho frequentato il Master in Comunicazione Multimediale dell’Enogastronomia. Con una smisurata passione per la cucina, da piccola volevo fare la chef: sono cresciuta guardando la Prova del cuoco, preparando crocché con mia nonna e pizze con mia madre. Poi ho scoperto le gioie della scrittura e quindi, oggi, cucino per amore, scrivo felicemente per lavoro e mangio per passione.
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