Siamo arrivati al nono appuntamento del talent show culinario più amato della tv italiana: la gara diventa di Masterchef Italia 10 sempre più dura e le prove sempre più importanti. Sono rimasti in nove, tutti agguerriti e con l'obiettivo di arrivare in finale: e nove sono anche gli ingredienti della Mystery box che apre questa serata.

Il decimo ingrediente: il talento di Jeremy Chan

Solitamente gli ingredienti sotto la Mystery box sono 10: in questo caso però, i concorrenti ne trovano solo 9. Il decimo ingrediente, infatti, è l'esperienza e la creatività di Jeremy Chan, chef stellato originario di Hong Kong di stanza a Londra già conosciuto dal pubblico di Masterchef per essere stato ospite anche nella scorsa edizione. Uno chef di grande cultura e dal talento straordinario, che ha selezionato per i concorrenti 9 varietà di frutti esotici con cui cimentarsi. Sotto la box ci sono infatti dragon fruit, mangostano, Jack fruit, kiwano, sapodiglia, zapote, pepino, feijoa, guanabana: inoltre, il decimo ingrediente, portato proprio da Chan, il longan. La prova consiste nel cucinare con il longan, ingrediente obbligatorio, e nello scegliere un altro frutto esotico da abbinarvi, preparando un piatto in 45 minuti.

I migliori sono Federica, Antonio e Azzurra: l'ex croupier si aggiudica la prova e il vantaggio in quella successiva, grazie un sashimi di branzino e Jack Fruit scottato abbinato a diverse salse, con i complimenti di Chan e Cannavacciuolo. E il vantaggio di Azzurra è davvero molto grande: non solo sale in balconata, saltando l'Elimination test ma, dato che si tratta di una prova a staffetta, potrà scegliere lei come accoppiare gli altri concorrenti. Un'arma affilatissima per una delle concorrenti più talentuose che riceve però anche una misteriosa busta nera da chef Barbieri: sapremo di cosa si tratta solo alla fine della prova.

L'Elimination test a staffetta

Chef Chan resta anche per la sfida creativa che prevede una gara a staffetta, una delle prove più odiate di sempre. Il focus è mettere nel piatto entrambe le esperienze degli chef che partecipano alla staffetta e valutare la capacità di comunicare del duetto. Ma Azzurra è una concorrente intelligente e, creando le coppie, mette in difficoltà parecchi aspiranti chef. Il piatto presentato dallo chef Chan è la "seppia alla carbonara": confit di seppia in grasso di vacca vecchia, con brodo di guanciale e scarti di colatili, olio al basilico. I concorrenti dovranno prendere ispirazione da questa creazione per realizzare un piatto a 4 mani che esprima entrambe le personalità.

Le coppie che funzionano meglio sono quella Antonio-Monir che, intelligentemente, sanno qual è il ruolo di ognuno nella realizzazione del piatto presentato, "Gli opposti si attraggono"; anche Aquila e Irene lavorano bene, salvo poi ricevere alcune critiche sulla loro creazione, a nostro parere anche un po' troppo severe: il piatto si chiama “Borgata to San Giovanni”. Sono Federica e Jia Bi a vincere l'Invention test, con un piatto chiamato “Abbraccio – YongBao” (in pratica, abbraccio-abbraccio) e un bel lavoro di squadra: ma su questo non avevamo alcun dubbio. La coppia che si va a schiantare su una comunicazione impossibile è quella Max-Eduard: il primo non capisce bene l'italiano, il secondo parla velocissimo e male quando è agitato. Ma, per loro fortuna, Azzurra apre la busta in cui che scritto che nella prima puntata della nona serata non ci saranno eliminati: entrambi ricevono il grembiule nero.

La prova in esterna con fotografi e critici

Per la prova in esterna i concorrenti si trovano nella cucina del NH Hotel a Milano, davanti a una platea di dieci critici gastronomici a cui dovranno servire le loro creazioni. Ma non solo: una squadra di fotografi professionisti giudicherà l’estetica dei piatti, assegnando anche loro dei punti alle varie portate. Il tema della prova è molto rischioso: un royal brunch.

Jia Bi, a capo della squadra rossa, sceglie Aquila e Monir. Federica, capitana della blu, punta su Azzurra, Antonio e Irene. Ma Jia Bi può anche scegliere uno fra Eduard e Max: grave errore di una delle concorrenti più amate dell'edizione, che scarta Max, sicuramente molto esperto in tema di brunch. Lo scrittore del Maine andrà direttamente al Pressure test.

Si può affermare con tranquillità che la prova in esterna è il test più disastroso di questa edizione: supera ampiamente la complessa prova di pasticceria di Massari. Entrambe le squadre, infatti, non capiscono bene l'obiettivo né il target a cui i piatti sono destinati: si impantanano in inutili orpelli gourmet e piatti troppo cerebrali, mettendo da parte le portate regine di questo pasto: solo una squadra realizza dei pancakes, per mano di Eduard, che infatti è il piatto più apprezzato. I rossi, infatti, preparano un rustico ripieno di carne mista accompagnato da tè nero, un filetto di rombo con patate al forno, un sandwich con tonno, avocado e maionese alla ‘nduja e il pancake di cui sopra, con catalana rivisitata. I blu optano per un "Bacon-cino" (un cappuccino con bacon, orribile a vedersi e forse anche all'assaggio), una palamita toast, una “sotto-salad”, rivisitazione della Caesar, e un sicilian rise con gamberi crudi.

Alla fine critici e fotografi premiano i blu e sono i rossi a dover affrontare il Pressure test.

Il Pressure test con tre ingredienti

La prova finale vede protagonista una box con ingredienti abbastanza complicati: due su tutti, il rognone e il king crab. Ognuno di loro, a cascata, può togliere due ingredienti a un concorrente a scelta: l'unica a giocare d'astuzia è Jia Bi, che toglie a Max due ingredienti chiave. Gli altri invece decidono di togliere dai cesti dei concorrenti quelli più complessi. In 30 minuti devono cucinare con soli tre ingredienti. 

Ad avere la peggio è Max, un grande concorrente, non solo dal punto di vista della sua bravura e versatilità, ma anche della sua umanità: colto, generoso, altruista, modesto. Un uomo che è stato direttore esecutivo di Variety e Daily Variety, caporedattore della rivista People,  che ha scritto un libro di grande successo, "Men bites log". Max esce con grandi parole per tutti e una perla sul senso di essere migranti: non lo dimenticheremo di certo.