
Sull'etichetta di moltissime bottiglie di uno dei nostri condimenti preferiti compare una parola sola, aceto, che però ci dice pochissimo su quello che stiamo comprando. La Camera vuole quindi cambiare le cose e il 4 agosto 2026 ha approvato un emendamento al disegno di legge Coltiva Italia, che obbliga i produttori a scrivere in etichetta da quale materia prima nasce il loro prodotto. Federvini e il Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena hanno subito applaudito, mentre il testo attende il voto del Senato.
Cosa cambia in etichetta per l'aceto
La parola aceto, da sola, non potrà più comparire sulla confezione, ma sarà sempre accompagnata dalla materia prima di origine: aceto di vino, aceto di mele oppure aceto di riso.

Potrà chiamarsi aceto soltanto il prodotto che nasce dalla fermentazione di un liquido alcolico o zuccherino di origine agricola, come il vino, il sidro o il mosto, escludendo di fatto il liquido che invece parte dall'acido acetico di sintesi prodotto in laboratorio.
La regola vale per tutte le bottiglie commercializzate in Italia, da quelle da pochi euro vendute al supermercato alle varietà pregiate da acetaia.
Perché serviva un chiarimento
L'emendamento non introduce una regola nuova, dato che la definizione di aceto esiste già ed è stabilita dal Testo Unico del Vino (Legge 238 del 2016, Art. 49), che lo definisce come il prodotto della fermentazione acetica di liquidi alcolici o zuccherini di origine agricola. La normativa fissa anche i parametri analitici, tra cui un'acidità totale minima del 6% (espressa in acido acetico) per l'aceto di vino e del 5% per gli altri aceti, oltre a un limite di alcol etilico residuo non superiore all'1,5% in volume per l'aceto di vino e allo 0,5% per le altre tipologie.
La questione riguardava dunque l'etichetta, non il contenuto della bottiglia. Il presidente di Federvini, Giacomo Ponti, parla di "un'incertezza interpretativa che si trascinava da alcuni anni" e sostiene che l'intervento "riafferma lo spirito originario della norma".
Cosa cambia per l'Aceto balsamico di Modena Igp
Per quanto riguarda l'Aceto balsamico di Modena Igp, il disciplinare non si tocca e continua a stabilire quali materie prime si possono usare, come si fa l'acetificazione e dove, cioè solo nelle province di Modena e Reggio Emilia. Il presidente del Consorzio, Cesare Mazzetti, giudica l'emendamento un risultato che "ristabilisce la certezza del diritto" e prevede una riduzione dei casi di concorrenza sleale.

Il vantaggio riguarda soprattutto i prodotti che somigliano al balsamico senza esserlo, dalle glasse ai condimenti che scimmiottano il colore scuro e le etichette in corsivo. Contro le imitazioni vere e proprie, però, l'arma più efficace resta il regolamento europeo.

L'Italia ci aveva già provato nel 1965
Nel 1965, un decreto del Presidente della Repubblica (D.P.R. 162/1965) stabiliva che in Italia si potesse denominare e vendere come "aceto" soltanto quello ricavato dal vino. Gli aceti di mele e di altri frutti non si potevano vendere, anche quando venivano prodotti legalmente in un altro Paese europeo. La Commissione europea portò il caso davanti alla Corte di giustizia, e il 9 dicembre 1981 i giudici diedero torto all'Italia perché quel divieto ostacolava la libera circolazione delle merci.
Fra quella norma e l'emendamento di oggi cambia il verbo: allora il nostro Paese vietava di vendere certi aceti, mentre adesso chiede solo di dichiararne l'origine in etichetta.
Non esiste ancora una definizione europea di aceto
In Europa i regolamenti riguardano soltanto l'aceto di vino, mentre per tutti gli altri tipi manca ancora una definizione condivisa. Il primo passo risale all'8 settembre 2025, quando gli eurodeputati della commissione agricoltura hanno votato un testo che la estende a tutta la categoria, sempre con il vincolo dell'origine naturale.
La proposta dovrà comunque superare il confronto fra le istituzioni europee prima di entrare in vigore. Per le aziende italiane il risultato conta parecchio, perché il settore vale più di un miliardo di euro e vende all'estero il 92% delle bottiglie.
Il disegno di legge, intanto, ha superato il voto finale della Camera il 6 agosto 2026 ed è passato al Senato, quindi sugli scaffali non cambierà nulla fino all'approvazione definitiva. Poi toccherà abituarsi al fatto che l'aceto, prima ancora di essere un condimento, è un sostantivo in cerca del suo complemento di specificazione.