
L'aspartame, il sostituto dello zucchero che moltissimi di noi assumono in maniera più o meno inconsapevole, ha un calendario tutto suo: ogni due o tre anni qualcuno riapre il fascicolo e ogni volta il verdetto assomiglia parecchio al precedente.
Il 10 settembre 2026 l'Autorità europea per la sicurezza alimentare ha chiuso la rivalutazione del sale di aspartame-acesulfame, l'additivo siglato E 962, e nel passaggio ha dato il via libera anche all'aspartame, l'E 951 che compare sulle etichette di migliaia di prodotti senza zucchero.
La dose giornaliera accettabile è quella già fissata nel 2013, quaranta milligrammi per chilo di peso corporeo, e chi sperava in un ripensamento dopo la petizione europea dello scorso anno dovrà mettersi l'anima in pace.
Che cosa ha deciso l'Efsa sull'aspartame
Il riesame non nasce da un allarme improvviso, perché dal 2010 un regolamento europeo obbliga l'Efsa a ricontrollare uno per uno i 315 additivi già autorizzati in Europa prima del 2009, quasi tutti approvati fra gli anni Ottanta e Novanta con i criteri scientifici di allora. Gli edulcoranti vengono passati in rassegna uno dopo l'altro, dall'aspartame nel 2013 alla saccarina nel 2024, fino all'acesulfame K dell'anno scorso.
A firmare il verdetto, approvato nel luglio 2026 durante una seduta aperta agli osservatori esterni, è il comitato scientifico che dentro l'Autorità valuta additivi e aromi. La sostanza al centro di quelle pagine, l'E 962, è una molecola che tiene insieme aspartame e acesulfame K e che, appena ingerita, si separa di nuovo nei due componenti di partenza. Per questa ragione i valutatori hanno esaminato le due sostanze una alla volta, dato che nell'organismo si comportano come se fossero assunte separatamente.

Sull'aspartame la risposta è netta, perché né l'additivo né i prodotti della sua scomposizione nell'intestino (acido aspartico, fenilalanina e metanolo) risultano genotossici, cioè capaci di danneggiare il DNA delle cellule. Nessuno degli studi pubblicati dopo il 2013 offre poi elementi sufficienti per rivedere la dose giornaliera accettabile, che si conferma quindi a quaranta milligrammi per chilo, mentre i consumi stimati si mantengono sotto quel tetto in tutte le fasce d'età.
Il documento si chiude con due raccomandazioni, cioè aggiornare le specifiche comunitarie dell'E 962 e rivedere i tetti di arsenico e piombo tollerati nell'E 951.
Che cos'è l'aspartame e dove si trova
Parliamo di un dolcificante di sintesi che nasce per caso nel 1965 per mano di un chimico statunitense che stava lavorando a un farmaco contro l'ulcera. È un estere metilico composto da due amminoacidi, l'acido aspartico e la fenilalanina, e possiede un potere dolcificante circa duecento volte superiore a quello dello zucchero. In Europa compare in oltre 2.500 prodotti fra bibite light, gomme da masticare, yogurt, dessert e dolcificanti da tavola.

In etichetta lo troviamo come E 951 oppure per esteso, sempre accompagnato dall'avvertenza obbligatoria sulla presenza di una fonte di fenilalanina. Quella riga è un avviso importante per chi convive con la fenilchetonuria, una condizione rara che impedisce all'organismo di smaltire correttamente quello specifico amminoacido.
Quanto aspartame si può assumere in un giorno
Il tetto dei 40 milligrammi per chilo di peso corporeo corrisponde, per un adulto di settanta chili, a 2,8 grammi. Una lattina da 330 millilitri di bibita senza zucchero ne contiene fra i 200 e i 300 milligrammi, quindi per sforare la soglia ne dovremmo bere da nove a quattordici al giorno, senza contare l'assunzione di altri alimenti con aggiunta di dolcificante.
Per l'acesulfame K la soglia ammessa scende a 15 milligrammi, un valore che la revisione del 2025 ha comunque alzato rispetto ai nove fissati negli anni Ottanta.
Perché l'aspartame è considerato un possibile cancerogeno
Nel luglio 2023 l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro lo colloca nel gruppo 2B, quello dei possibili cancerogeni per l'uomo, sulla base di prove giudicate limitate.
A pesare sono soprattutto tre studi che hanno osservato un legame statistico fra il consumo di aspartame e il carcinoma epatocellulare, la forma più comune di tumore al fegato, senza però riuscire a dimostrare che il primo provochi il secondo. La classificazione misura la solidità delle prove scientifiche e non l'entità reale del rischio, tanto che nello stesso gruppo (2B) convivono l'estratto di foglie intere di aloe vera, i campi elettromagnetici a radiofrequenza e la benzofenone.
Insieme a quella classificazione, però, l'Oms diffonde un secondo verdetto, firmato dal comitato di esperti che l'Organizzazione gestisce con la Fao. Quel comitato risponde a una domanda diversa, cioè quanta parte di una sostanza si possa consumare ogni giorno senza conseguenze. La sua conclusione è che la dose ammessa, quaranta milligrammi per chilo, non va toccata e che l'aspartame può continuare a comparire negli alimenti senza restrizioni.
La petizione europea per vietarlo
Il 4 febbraio 2025 l'organizzazione non governativa Foodwatch, la lega francese contro il cancro e un'app per la lettura delle etichette (Yuka) lanciano una raccolta di firme in undici Paesi per il divieto dell'additivo, operazione che supera quota 400mila nomi.
I promotori si appellano al principio di precauzione e contestano la valutazione del 2013, a loro giudizio viziata da conflitti d'interesse, citando anche le ricerche che associano il consumo abituale di dolcificanti al diabete di tipo 2 e alle malattie cardiovascolari. L'Efsa, dal canto suo, sostiene di non avere trovato fra gli studi pubblicati dopo il 2013 elementi tali da giustificare una modifica della dose giornaliera accettabile.
Il fascicolo, com'è prevedibile, non si chiude qui, perché all'aspartame tocca la sorte degli imputati seriali, assolti in ogni grado e riconvocati alla prima occasione utile.