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Kale, alghe e avocado: la spesa degli italiani è meno tradizionalista di quello che sembra

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A cura di Francesca Fiore
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Fino a una ventina d’anni fa l’avocado era un frutto quasi “esotico” nel senso più letterale del termine: lo si vedeva raramente nei supermercati e, quando compariva, era legato a un solo utilizzo, praticamente obbligato, il guacamole. Oggi invece è diventato un protagonista fisso della tavola italiana, soprattutto a colazione, dove si è trasformato in uno dei simboli della dieta salutista contemporanea: toast, bowl, insalate, perfino smoothie. E la novità è che, mentre cresce la domanda, il prezzo scende: secondo i dati riportati, l’avocado può costare fino al 30% in meno rispetto a qualche anno fa, anche grazie all’avvio di nuove produzioni nel Sud Italia.

Come cambiano i consumi degli italiani

Non è un caso isolato, ma un segnale evidente di un cambiamento più profondo: la “geografia dei consumi” italiani sta mutando rapidamente, sospinta da un doppio motore. Da un lato il bisogno di benessere funzionale – mangiare per sentirsi meglio, per allenarsi, per “performare” – dall’altro la digitalizzazione dell’estetica culinaria, cioè la spinta social che trasforma il cibo in immagine, tendenza e stile di vita. Una trasformazione che è stata al centro della nuova edizione di Fruit Logistica di Berlino, come riporta Ansa, la principale fiera mondiale del settore ortofrutticolo, in programma da domani fino al 6 febbraio.

Secondo i dati del Centro Servizi Ortofrutticoli, i consumi di frutta esotica hanno registrato una crescita impressionante, superando le 900mila tonnellate annue. L’Italia non abbandona i suoi classici, ma affianca sempre più spesso mango, avocado e frutti tropicali a mele e agrumi.

Avocado, il re della tavola contemporanea

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L’avocado è ormai il simbolo più evidente di questa rivoluzione alimentare: fino a vent’anni fa in Italia era un frutto quasi sconosciuto, confinato al guacamole e a qualche ricetta etnica, mentre oggi è entrato stabilmente nella quotidianità, soprattutto nelle colazioni “healthy” a base di avocado toast, bowl e insalate proteiche. Non è solo una moda: è diventato un ingrediente identitario, legato all’idea di benessere e stile di vita, capace di trasformare un semplice pasto in un gesto “fit” e social-friendly. E la sorpresa è anche economica: dopo essere arrivato a costare tra i 3,50 e i 5 euro al pezzo, oggi si trova anche intorno ai 2,50 euro, con un calo fino al 30%, favorito anche dall’avvio di nuove produzioni nel Sud Italia. Al contrario, a subire gli aumenti maggiori sono proprio i prodotti tradizionali come le mele (+91%) o i pomodori (+106%).

Dal cavolo da foraggio al re delle insalate: il boom del kale

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Tra i prodotti simbolo della rivoluzione salutista spicca il kale, il cavolo riccio che un tempo era considerato quasi esclusivamente un vegetale “povero” e destinato al foraggio. Oggi invece è entrato nell’Olimpo del benessere: si consuma crudo in insalata, diventa chips croccanti cotte al forno o finisce nei frullati verdi insieme a frutta e semi, con quella promessa implicita di energia e detox che domina le mode alimentari.

Germogli di soia e insalate “cool”: la lattuga non basta più

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Stessa traiettoria per i germogli di soia: inizialmente conosciuti soprattutto grazie ai primi ristoranti giapponesi, sono ormai ingredienti comuni, spesso preferiti alla lattuga classica nelle insalate più moderne. Il piatto non deve solo nutrire, deve anche “raccontare qualcosa”: freschezza, leggerezza, cucina internazionale.

Patate dolci e fitness: vince la pasta arancione

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In parallelo cambia anche la scelta dei carboidrati: la patata tradizionale cede terreno alla patata dolce arancione – che di fatto una patata non è – sempre più richiesta soprattutto da chi frequenta palestre e segue diete mirate, attratto dal basso indice glicemico e dalla reputazione di alimento “pulito” e adatto al recupero muscolare.

Alghe e verdure di mare: dal sushi allo snack

Alghe: cosa sono, proprietà e usi in cucina

E poi c’è l’onda lunga della cucina hawaiana e asiatica, che ha portato nel carrello ingredienti impensabili fino a poco tempo fa come le alghe. Le verdure “di mare”, ad esempio, non sono più relegate a ristoranti etnici o ricette di nicchia: contorni come l’insalata di alghe wakame stanno diventando familiari. Un paradosso culturale: nel 2006 nessuno avrebbe immaginato di mangiare alghe come spuntino o contorno “da tutti i giorni”, mentre oggi sono entrate nella normalità alimentare urbana.

Il valore del carrello cambia: si paga il servizio, non solo il prodotto

Ma non è solo questione di ingredienti. Sta cambiando anche che cosa si compra davvero: sempre più spesso non si paga soltanto la materia prima, ma il servizio.
Secondo il rapporto NielsenIQ 2025, il 35% del fatturato del reparto ortofrutta deriva da prodotti di quarta e quinta gamma, come insalate già lavate e pronte, zuppe pronte, frutta già tagliata. Il consumatore, in altre parole, accetta di spendere di più in cambio di tempo: si parla di un sovrapprezzo anche del 40-50% pur di ridurre la preparazione domestica.

Se è vero che la mela resta il frutto più acquistato in termini di volume, è altrettanto vero che il valore economico del settore oggi è trainato da una “triade” moderna: mirtilli, mango e patate dolci. Sono loro a definire la nuova direzione dei consumi, segnando il passaggio da un’alimentazione legata alla sussistenza e alla tradizione a una dieta che parla di prestazione, identità e stile di vita.

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