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La Juventus dona in beneficenza le tre tonnellate di cibo che sarebbero state messe in vendita durante la sfida di Coppa Italia tra il club bianconero e il Milan, partita rinviata a causa dell’emergenza dovuta al Covid -19. Attraverso una nota ufficiale si apprende che la squadra allenata da Maurizio Sarri ha contattato quattro associazioni di Torino per farsi aiutare, Banco Alimentare, SERMIG, Comunità di Sant’Egidio e Fondazione Specchio dei Tempi che “hanno raccolto e distribuito il cibo”.

La particolarità dell’iniziativa non sta tanto nella donazione in sé ma nel fatto che abbia comunque cucinato i pasti: gran parte del cibo sarebbe stato messo in vendita nei bar e nei punti di ristoro dell’Allianz Stadium, 4000 pasti sarebbero stati preparati per le persone all’interno dei Premium Club. La Juventus ha deciso di non limitarsi alla mera donazione, ma di cucinare ugualmente le derrate alimentari.

Non è il primo gesto caritatevole proveniente dal mondo del calcio. Qualche giorno fa infatti, il presidente dell’Inter Steven Zhang, ha donato 100 mila euro all’ospedale “Sacco” di Milano per sostenere la ricerca sul Covid-19.

La Juventus nella ristorazione

La squadra bianconera si è distinta nell’ultimo biennio per gli investimenti nel comparto ristoro dello Juventus Stadium. L’apertura del JHotel, un albergo a pochi passi dallo stadio tutto in tinta bianconera, con un ristorante di alta cucina all’interno gestito dallo stellato Davide Scabin.

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Taòla, questo il nome del locale, ha 80 coperti, ed un ampio spazio esterno. Qui Scabin propone una cucina legata al territorio, con richiami internazionali: lo chef è anche a capo della cucina di squadra della Juventus ed ha la responsabilità di aiutare i calciatori bianconeri attraverso la gastronomia. L’albergo è il primo in Italia costruito in collaborazione con un club calcistico: la proprietà è divisa il 40% appartiene ad Andrea Agnelli, il 60% alla società B&W Nest, un’azienda del gruppo Eden Travel.