
Complici le temperature bollenti, l’interesse per i viaggi slow e le crisi internazionali che portano a rivedere la geografia delle proprie vacanze, negli ultimi anni la montagna è diventata una delle mete più gettonate per prendersi una pausa dalla città antropizzata, alla ricerca di una immersione nella natura. Spesso, a fare da volano è il cibo: andare a camminare è la “scusa” perfetta per premiarsi con piatti tipici locali, dalla polenta agli spezzatini, passando per fette di torte home made. Così, anche per gli escursionisti debuttanti e meno esperti diventano comuni termini come malga e maso, oppure bivacco, rifugio e baita: parole che indicano specifiche costruzioni montane, ma di cui probabilmente sfugge il significato. Vediamole nel dettaglio: conoscere cosa sono e a cosa servono si rivela estremamente utile nell'organizzazione di una gita ad alta quota sotto il segno del rispetto del territorio.
Malga
Capita spesso di leggere nei menu che il burro o il formaggio sono “di malga”. Cosa vuol dire? Che vengono prodotti in un luogo specifico, la malga, appunto, termine con cui si identifica un edificio (solitamente storico), dove le persone abitano nei periodi estivi, quando il bestiame viene trasferito ad alta quota: si compone generalmente di una casa, con stalla e fienile separati, e di spazi adibiti alla caseificazione. La parola, per estensione, indica anche gli alpeggi, ovvero i prati circostanti dove le mucche pascolano. Alcune malghe, specialmente quelle più antiche, hanno l'aspetto di piccoli villaggi alpini, con tanto di chiesetta dove in passato venivano celebrate le funzioni religiose. Ai nostri giorni, ecco che la malga assume anche la valenza di struttura turistica, dove gustare piatti tipici in spazi interni ed esterni destinati alla ristorazione o acquistare specialità locali.
Rifugio
Una vera e propria struttura dedicata all’accoglienza è il rifugio, dove mangiare e pernottare alla fine di una passeggiata, in particolare quando si decide di intraprendere escursioni di più giorni in vetta. I rifugi sono ubicati ad altezze elevate, di frequente sotto cime celebri, punto di arrivo per gli alpinisti e sono gestiti da un privato: troverai una sala ristorante e un buon numero di posti letto. In genere garantiscono la gestione completa durante la stagione estiva (e spesso in quella invernale per lo sci e le ciaspolate); quando sono chiusi, mantengono comunque un locale d'emergenza sempre aperto per gli alpinisti. Una sorta di “albergo”, insomma, ma non chiamarlo così: come da definizione del CAI (Club Alpino Italiano), il rifugio di montagna è “una struttura ricettiva, non alberghiera, in quota, che costituisce presidio di pubblica utilità. Esso offre ospitalità e ristoro ed è, contemporaneamente, base di appoggio per attività di fruizione della montagna”. Una curiosità: il primo rifugio costruito dal Club Alpino Italiano risale al 1866 ed è il Rifugio Alpetto, che sorge a 2268 metri sul Monviso.

Bivacco
Il bivacco svolge sempre una funzione di appoggio in montagna, ma a differenza del rifugio è una struttura incustodita, di piccole dimensioni, dove le persone mangiano quello che hanno portato loro stesse negli zaini: si trovano una manciata di posti letto, una stanzetta con un tavolo e qualche utensile utile per il pasto (dai piatti alle posate) e spesso sono privi di energia elettrica, per cui è utile avere con sé torce o candele. Sono edifici localizzati in punti strategici che costituiscono un riparo per escursionista impegnato in trekking prolungati o se si è in difficoltà. La loro natura spartana e il fatto di non aver nessuno che controlla come ci si comporta, però, non devono portare ad averne poca cura (anzi, ce ne vuole di più): quando si sosta in un bivacco è fondamentale mantenerlo pulito, prendendo con sé i rifiuti che si sono prodotti durante il pasteggio e la permanenza: pratica virtuosa è quella di farsi carico anche della sporcizia lasciata da avventori maleducati che sono arrivati prima di te.
Baita
La baita è la classica casa di montagna, quella che tutti immaginiamo immersa nel bosco e con il tetto coperto di neve. A seconda dell’ubicazione nel territorio è costruita interamente in legno, in pietra o con entrambi i materiali. Ci sono baite che svolgono il ruolo di abitazione e altre, invece, considerate di servizio, dove riporre strumenti e attrezzi di lavoro o adibite a fienili. Molti di questi edifici sono stati ristrutturati e muniti di camere, ristorante e bar, dove rilassarsi, pranzare o cenare, per esempio, dopo intense ore sugli sci.

Maso
Concludiamo con il maso, meglio detto “maso chiuso”: in questo caso siamo di fronte a una tipicità (per quanto riguarda l’Italia) dell’Alto Adige e di alcune zone del Trentino, dato che le origini del maso gettano le loro radici nell’area germanofona in epoca medievale: con questo termine si fa riferimento alla proprietà fondiaria del contadino, composta dalla casa, da tutti quegli edifici inerenti alla sua attività lavorativa, come la stalla per il bestiame e i laboratori per la trasformazione degli alimenti (come il latte derivante dalla mungitura delle mucche o il caseificio per i formaggi, il burro o lo yogurt), e le terre attorno dove pascolano gli animali o adibite a coltivazioni.I l maso, in sostanza, è un’azienda agricola che ha un valore fondamentale per la salvaguardia del territorio montano: la sua importanza era già chiara a Maria Teresa d'Austria, che nel Settecento ne avviò la tutela per evitarne la parcellizzazione, stabilendo l'assegnazione a un solo erede. Questo principio di indivisibilità è stato poi consolidato dal diritto tirolese e costituisce ancora oggi un particolare regime giuridico in Alto Adige. Si possono visitare? Sì, la scelta è del contadino, che nel suo maso può organizzare svariate attività rivolte al pubblico, dalle degustazioni alle fattorie didattiche, spesso in concomitanza con eventi, feste e ricorrenze che richiamano i turisti in montagna.