
Sali a quota duemilatrecento metri, ti giri verso il Sassolungo che da solo vale il viaggio e la prima cosa che ti trovi davanti è una coda lunga quanto quella dell'ufficio anagrafe, con la differenza che in fondo ti aspetta un krapfen alla crema.
Succede da settimane in Val di Fassa, davanti al Rifugio Friedrich August, dove ogni mattina d'estate va in scena un rituale che i video di Ferragosto hanno promosso a caso nazionale, con centinaia di escursionisti disposti ad attendere sotto il sole per un dolce che in pianura costa quanto un caffè e un cornetto.
Che cosa sta succedendo al Rifugio Friedrich August
Le immagini che rimbalzano da un profilo all'altro dal fine settimana scorso mostrano una serpentina di persone che attende il proprio turno all'aperto, con lo zaino in spalla e il telefono già in mano, mentre poco più avanti decine di lievitati fragranti riposano allineati sul lungo bancone di legno.
Il prezzo di tanta golosità si aggira intorno ai tre euro, con qualche rilevazione recente che parla di quattro, e la scena si ripete ogni mattina della stagione estiva, anche se quest'anno il flusso di avventori ha superato quello di qualsiasi estate precedente. Nella fila convivono i camminatori con l'itinerario già segnato e i curiosi saliti apposta per assaggiare, e il traguardo coincide per gli uni e per gli altri con la stessa identica fotografia.
Perché i krapfen si trovano soltanto fino alle 10:30
Ogni mattina il rifugio ne prepara qualche centinaio e dispone i pezzi sulle tavolate all'esterno, protetti da un pannello trasparente che consente l'asporto anche a chi non si ferma ai tavoli. La colazione estiva viene servita fino alle 10:30 e la struttura invita espressamente a provarla in quella fascia oraria: chi arriva a metà mattina rischia di trovare il bancone ormai sguarnito.
Cosa rende questi krapfen così popolari
Il panorama, diciamolo, fa una buona parte del lavoro. Qualunque cosa venga fotografata con quello sfondo dentellato dietro guadagna almeno due punti di appeal, e un lievitato fritto e spolverizzato di bianco su una spianata di legno chiaro è materiale fotografico che si commenta da sé.
Poi c'è la questione della quantità, perché davanti a quella sfilza allineata di bombe ripiene, anche l'adulto più compassato regredisce allo stadio del bambino di otto anni.
Il terzo ingrediente è il più potente e riguarda la scarsità. Sapere che oltre una certa ora quel bancone resterà vuoto trasforma il dolce in un premio. Il krapfen si carica di un valore che il listino non giustifica, perché diventa la ricompensa per essersi alzati all'alba e per essere arrivati fin lassù. Chi si occupa di vendita al dettaglio lo sa da decenni, e la montagna in questo caso applica il principio senza nemmeno annunciarlo su un cartello.
Lo stesso krapfen in città non avrebbe la stessa coda
A funzionare è la combinazione in cui il luogo mette la scenografia, l'orario fissa il rituale, il prodotto aggiunge la sostanza e la disponibilità limitata pone l'urgenza. Prova a spostare lo stesso prodotto nella vetrina di un bar di pianura, dove lo trovi tutto il giorno senza sveglie all'alba e senza vista sulle Dolomiti, e resterà un ottimo bombolone alla crema, apprezzato da chi passa e completamente ignorato dagli algoritmi.

Vale la pena ricordare che il rifugio non ha costruito il trend a tavolino, dato che i suoi krapfen compaiono sui profili social della struttura almeno dall'estate del 2020; il bancone traboccante riempie le cronache gastronomiche da diverse stagioni, ben prima che i telefoni con la fotocamera ne facessero un'attrazione di massa.
Il resto lo hanno fatto i visitatori, moltiplicando i contenuti fino a trasformare una sosta goduriosa in una tappa obbligata, con tutto ciò che comporta in termini di affollamento su sentieri che non sono nati per reggere numeri da concerto.
Dove si trova il rifugio dei krapfen più fotografato delle Dolomiti
Chi non frequenta la zona farà fatica a collocarlo, quindi vale la pena precisare che si affaccia sul gruppo del Sassolungo a 2.300 metri, in località Col Rodella, nel territorio di Campitello di Fassa, sul versante trentino e a poca distanza dal Passo Sella.

Il nome arriva dal sentiero Friedrich August Weg, aperto nel 1911 e tracciato in onore di Federico Augusto III di Sassonia, ultimo re sassone e camminatore ostinato. Per arrivarci, bisogna prendere la funivia che parte da Campitello e sale al Col Rodella, una volta scesi basteranno dieci minuti di cammino per giungere a destinazione.
Che differenza c'è tra il krapfen e il bombolone
La parentela è stretta, ma gli ingredienti non coincidono. Il krapfen nasce da quella che in pasticceria si chiama pasta piena, ricca di uova, burro e latte, profumata con scorza di limone e spesso con un cucchiaio di rum, mentre il bombolone toscano parte da una pasta vuota, più magra, con le uova assenti o ridotte al minimo, lo strutto al posto del burro e in molte zone le patate lesse schiacciate nell'impasto. Cambia anche il risultato dopo la cottura, perché il primo resta pieno e rotondo come una brioche fritta, il secondo più leggero e alveolato.
Sulle farciture i due fronti tornano a dividersi, perché i krapfen del Nord Italia si riempiono di confettura di albicocche o lamponi, mentre bombe e bomboloni vogliono la crema pasticciera.

In Alto Adige il dolce è talmente radicato da comparire nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali del Ministero dell'Agricoltura, mentre quello del rifugio, con la crema alla vaniglia sotto la spolverizzata bianca, aderisce a entrambe le scuole.
Come mangiare il krapfen del Friedrich August senza fare la coda
Conviene salire nelle prime ore del mattino, evitare i fine settimana di agosto e scegliere le giornate in cui il meteo non promette cartoline, perché la fila si allunga in proporzione diretta alle probabilità di cielo azzurro.
Una volta arrivato, però, concediti anche il resto del menu, visto che la Val di Fassa è una delle cinque valli di lingua ladina e la cucina di quelle zone mette in tavola canederli (grossi gnocchi di pane raffermo serviti in brodo o asciutti) e formaggi come il Puzzone di Moena Dop, prodotto con latte crudo e a crosta lavata a mano, passaggio responsabile del suo odore poco diplomatico.
Poco più in là pascolano gli yak, gli unici sul Col Rodella a fare colazione con vista senza mettersi in fila.