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24 Maggio 2022 13:00

Cos’è lo Scrigno di Venere, il piatto “dimenticato” di Bologna ripieno di tortellini

Può essere un piatto tipico e dimenticato allo stesso tempo? Alla scoperta dello Scrigno di Venere, la ricetta misteriosa di Bologna, dall'illustre passato, che non tutti i bolognesi conoscono.

A cura di Alessandro Creta
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Dal canale Youtube di Masterchef

Un guscio di pasta brisé ripieno di tortellini, ragù, besciamella e parmigiano. Qualcosa da far venire l'acquolina in bocca solamente leggendo gli ingredienti. Una ricetta nata a fine anni Sessanta a Bologna ma che non tutti i bolognesi sembrano conoscere. Che cos’è lo Scrigno di Venere?

Almeno per una volta, non bisogna risalire indietro nei secoli per scoprire l’origine di una ricetta. E, almeno per una volta, sappiamo anche con assoluta certezza dove questa stessa ricetta sia nata, e per mano di chi.

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Niente Medioevo o Rinascimento, niente contadini stavolta a dar vita a una preparazione di recupero sopravvissuta, più o meno reinventandosi o reinterpretandosi, fino ai nostri giorni. Questo giro ci troviamo di fronte a quella che, più che una ricetta, ha la pretesa di essere una vera e propria opera d’arte gastronomica. Per concetto, per realizzazione, per ciò che rappresenta e per ciò che è. Lo Scrigno di Venere ammalia e seduce proprio come la dea dell’amore, e non poteva essere altrimenti considerando di cosa si tratta.

Un vero e proprio scrigno, praticamente un involucro di pasta brisé con all’interno tortellini, parmigiano, besciamella e ragù (più la prima e meno il secondo, secondo Bruno Barbieri, "se no diventa tutto asciutto").

Un piatto nato a Bologna negli anni Sessanta del secolo scorso, caratteristico ma sicuramente meno noto e diffuso rispetto alle due vere celebrità della cucina cittadina come le tagliatelle e i tortellini stessi.

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Dal canale Youtube di Masterchef

Il motivo è intuibile: a causa della sua complessità e difficoltà nella realizzazione (necessarie 5 preparazioni diverse: dalla pasta sfoglia per i tortellini al loro ripieno, passando per la besciamella, il ragù e la pasta brisée) serve la cintura nera di cucina per dirsi veramente capaci di poter ricreare lo Scrigno di Venere. Una ricetta tornata in voga qualche anno fa, quando in una delle passate edizioni di Masterchef fu l’autentico incubo riservato da Bruno Barbieri ai concorrenti. E Rachida ne sa qualcosa.

La storia dello Scrigno di Venere

Data l’invenzione “recente” della ricetta, ci sono date e nomi ben precisi per quanto riguarda la sua nascita. Siamo in un periodo piuttosto turbolento e fervente della storia moderna, il 1968, quando a Bologna, presso l’osteria Al Cantunzein (chiusa nel 2014) il proprietario Elvio Battellani e la cuoca Maria Gaddoni idearono e brevettarono questa difficile quanto appariscente preparazione, seppur con alcune modifiche rispetto all’attuale.

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Foto dal sito Al Cantunzein

Come si legge anche sul sito ufficiale del locale, non aggiornato ormai da 8 anni, la principale differenza fu nell’utilizzo delle tagliatelle al posto dei tortellini. In un primo momento questi venivano utilizzati per chiudere il delizioso cestino: quasi come fossero un ombelico. L’ombelico di Venere, appunto. La ricetta, tra l’altro, valse anche alla Gaddoni il titolo di “Cuoca d’oro” da parte della testata cittadina Il Resto del Carlino.

L'invenzione culinaria fece talmente clamore e scalpore che addirittura quelli del New York Times, da sempre attenti alle vicende gastronomiche del Bel paese (e come dar loro torto) ne parlarono nel quotidiano della Grande Mela. Battellani e la Gaddoni furono quasi costretti a rispondere presente all’appello dei gourmet newyorkesi, che a metà degli anni Settanta li chiamarono a gran voce oltre oceano per poter assaggiare una ricetta al tempo così rivoluzionaria e sfarzosa, quasi simbolo del benessere del boom economico italiano di quegli anni.

Nel corso dei decenni poi i tortellini hanno soppiantato le tagliatelle nel ruolo di ripieno, a favore di una farcia ancor più ricca e gustosa. Nonostante l'originalità e il grande passato della ricetta, pare che oggi a Bologna siano pochi i ristoranti che propongono ancora questo piatto quasi dimenticato.

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Quello che i piatti non dicono
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