30 Agosto 2022 11:00

Coccoli: lo street food fritto per il quale andavano matti i bambini di Firenze

Farina, lievito, acqua e sale gli ingredienti alla base dei coccoli, le palline fritte tipiche della gastronomia fiorentina e conosciute in altre parti della Toscana come zonzelle o ficattole. Alla scoperta di questo tradizionale cibo da strada per cui i bambini andavano pazzi.

A cura di Alessandro Creta
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Coccoli, ma anche zonzelle o ficattole, a seconda della zona di riferimento. Nella terra di Dante queste palline fritte sono un must della tradizione regionale in passato capaci di accompagnare nella loro crescita generazioni di bambini.

In questo viaggio da Nord a Sud d’Italia alla scoperta delle tipicità fritte regionali, stavolta ci fermiamo in Toscana. Tra Firenze, le grandi città e gli affascinanti borghi c’è una coccola (per l'appunto) a base di pasta lievitata nata come street food prima ancora che esplodesse la moda quasi incontrollata del cibo da strada. Una ricetta semplice, gustosa e facile, per certi versi simile alle pettole o alle zeppoline di pasta cresciuta campane ma che da queste parti ha un nome ben preciso: coccoli.

E sì, anche qui è protagonista un cono di carta paglia, proprio come per il cuoppo di mare napoletano. Indispensabile, dopotutto, per assorbire l'olio in eccesso. Entrando più nello specifico, però, che cosa sono i coccoli? Si tratta di frittelle salate fritte, uno stuzzichino venduto un tempo in piccole friggitorie per le vie di città e paesi toscani.

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A seconda della zona assumono vari nomi: nel Chianti, per esempio, sono conosciuti come zonzelle, nel pratese ficattole (probabimente perché in passato nell’impasto venivano anche inseriti i fichi) mentre nella Lunigiana vengono chiamati sgabei e sono tagliati a strisce invece di essere sfere irregolari. Fatto sta, sempre di pasta di pane fritta stiamo parlando.

Gustarsi queste palline croccanti fuori e morbide dentro, ammirando magari qualche scorcio su una delle tante vallate che disegnano il profilo della Regione oppure contemplando qualche monumento fiorentino può rappresentare un’esperienza totalizzante. Di gusto, di arte e di natura.

Coccoli: lo street food prima della moda dello street food

Negli anni 70-80 Firenze era piena di chioschi e piccoli locali adibiti a friggitorie dove, tra le altre cose, venivano preparati anche i coccoli. Trovarli, anche tra le vie secondarie della città, non era poi così difficile: bastava seguire l’odore di fritto che si propagava tra le strade della città di Dante.

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Ed eccole lì, preparate al momento o già cotte ad attendere i clienti, queste palline di pasta lievitata fattesi dorate dopo un veloce tuffo nell’olio bollente. Un cono di carta paglia pieno di coccoli venduto per 50 lire, prezzo che permetteva anche ai bambini con qualche monetina di potersi comprare questo sfizio. E proprio i più piccoli, anche grazie alla spesa contenuta, pare fossero tra i clienti più affezionati a una preparazione semplice quanto gustosa.

Al giorno d’oggi queste friggitorie sono in gran parte scomparse, ma forse cercando bene tra le vie di Firenze, e non solo, ancora si riesce a scovarne qualcuna. In alternativa i coccoli ora vengono serviti anche da bar e trattorie come sfiziosi aperitivi o antipasti. Non saranno come quelli di una volta, preparati dalle piccole friggitorie e consumate a metà mattinata o al pomeriggio, ma rimangono tuttavia una specialità tutta toscana (e in questo caso specialmente fiorentina) da provare se da queste parti.

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I toscani amano accompagnare i coccoli con affettati locali, magari un bel prosciutto tagliato finemente, un gustoso salame oppure dei formaggi. A Firenze prediligono in particolar modo lo stracchino. Per mandare giù il tutto un calice di vino rosso, leggero e delicato, così da non prevaricare il sapore degli sfiziosi fritti.

Ne esiste, inoltre, anche una versione dolce, dei coccoli. Stessi ingredienti, stesse palline stesso procedimento nella preparazione. Il tocco finale? Il passaggio in una gustosa salsa al cioccolato oppure un po' di zucchero a pioggia.

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A cura di
Alessandro Creta
Giornalista gastronomico per professione, mangiatore seriale per passione. Mi piace navigare tra le pieghe del cibo, perché il food non è solamente cucina, ristoranti e chef. Appassionato di olio evo ma anche di viaggi, mi fate felice con un Verdicchio.
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