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5 Agosto 2022 14:03

Tanti ingredienti (scadenti), poco granchio: con cosa sono davvero fatte le famose chele

Sono conosciute come chele di granchio, ma del granchio hanno ben poco. Come sono fatte, e con quali ingredienti, queste polpette di carne panata? Per lo più con scarti di altro pesce.

A cura di Alessandro Creta
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Sono comunemente conosciute come chele di granchio ma, di fatto, al loro interno c'è parecchia roba. Peccato, però, come a dispetto del nome ci sia una ridotta quantità granchio. E, di quella poca, la maggior parte è anche poco commestibile: tolta l'effettiva chela, infatti, non molto (se non niente) rimane del crostaceo.

Ognuno di noi almeno una volta, probabilmente, le avrà assaggiate o quantomeno viste in qualche locale oppure nel banco dei surgelati al supermercato. Caratteristica, curiosa e accattivante la forma, con questa chela di granchio a fuoriuscire da una sorta di polpetta panata e fritta, formata da una dolciastra polpa bianca. La quale in tanti ritengono erroneamente sia, per l'appunto, granchio.

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Niente di tutto ciò. Questa infatti è composta per lo più da surimi, notoriamente non proprio un cibo di cui se ne raccomanda il consumo.

Scopriamo quindi perché credere di mangiare granchio quando consumiamo le ormai diffusissime chele equivale, in pratica, a prendere un grosso granchio.

Di cosa sono fatte le chele di granchio

Il nome, chela di granchio, può trarre in inganno. Tolta infatti la parte sporgente dalla polpa panata, di fatto una chela (ovviamente non edibile), tutto il resto non è carne del piccolo crostaceo che popola mari e spiagge. O, perlomeno, qualora ci sia la sua quantità è davvero minima.

Come detto, infatti, la polpa bianca è composta per lo più da surimi, termine con il quale in giapponese si identifica la carne triturata. La pepita fritta insomma è composta da vari ritagli di bassa qualità, degli scarti di fatto, di più specie di pesce, con una minima quantità di granchio (ma non sempre accade). A tutto ciò vengono aggiunti anche additivi e aroma di granchio stesso, per conferirgli quantomeno un sentore che possa ricordare il sapore del crostaceo.

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La percentuale di carne di granchio insomma è veramente molto bassa, in alcuni casi inesistente. Da cosa è composta quindi la polpa? Si tratterebbe soprattutto di scarti industriali di merluzzo e sgombro ai quali vengono addizionati zucchero, sale, polifosfati, aromi e conservanti prima del congelamento. Qualcosa quindi di cui più industriale non si può, e alla fine della fiera la percentuale effettiva di pesce si assesta tra il 30 e il 40%, non proprio quello che ci aspetteremmo da un alimento conosciuto come chela di granchio. A 100 grammi di prodotto, inoltre, corrispondono più di 90 calorie. Non proprio qualcosa da consigliarne il consumo.

Detto ciò, una chela ogni tanto non fa di certo male alla salute. Così come per i surimi, però, sarebbe meglio limitarne il consumo e preferire prodotti freschi e di derivazione più certa. Meglio, sicuramente, acquistare polpa di granchio effettiva, con la quale realizzare semplicemente a casa delle gustose polpette. A costo di spendere qualche euro in più, perlomeno però si sa cosa si mangia.

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