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1 Maggio 2021 15:00

Sophia Loren apre un ristorante a Firenze: Martucci e Gennarino Esposito sono i consulenti

Un ristorante-pizzeria aperto in collaborazione con un grande imprenditore napoletano. La Toscana la prima fase, pronte le aperture di Milano e Napoli, poi si va alla conquista del mondo con Dubai, Miami, Hong Kong e Shanghai. Come consulenti per il ristorante ci saranno Gennaro Esposito, chef 2 Stelle Michelin, con il pasticciere Carmine Di Donna. Alla pizza c'è Francesco Martucci, titolare de I Masanielli, numero 1 al mondo per la 50 Top Pizza.

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Un franchise di ristoranti dedicato a una delle più grandi attrici della nostra storia: arriva il Sophia Loren – Original Italian Food, una catena di pizzerie-ristoranti voluta dall'imprenditore Luciano Cimmino e da Sophia Loren stessa. Il primo locale ha aperto a Firenze, tra Piazza Repubblica e Piazza Duomo, qualche giorno fa. I ristoranti dedicati all'attrice Premio Oscar 1962 sono tantissimi, sparsi in tutto il mondo, perché Sofia Scicolone (questo il suo nome di battesimo) è un simbolo globale del cinema e della bellezza italiana: ma, spesso, gli imprenditori hanno per lo più "sfruttato" la fama dell'artista.

Questa nuova catena è la prima che ha il marchio "ufficiale" della Loren che ha collaborato attivamente alla realizzazione del progetto: "Questa nuova avventura è la naturale evoluzione del mio modo di affrontare la vita con curiosità ed entusiasmo" dice l'artista napoletana, che prosegue specificando che "per me vivere vuol dire fare nuove esperienze, appassionarmi, sperimentare, lavorare a nuovi progetti perché tutto questo è un pretesto per rimettermi in gioco, per continuare a imparare. Quando mi è stato proposto di partecipare a questo progetto non ho avuto dubbi perché questo ristorante racchiude in sé alcune delle cose che più amo: la cucina italiana, i momenti di convivialità a essa legati. In fin dei conti, diversi dei miei personaggi sono in qualche modo legati alla cucina".

Un progetto enorme, con firme d'eccezione

Un ristorante molto grande, con i suoi 270 coperti, le 2 cucine professionali e i 2 forni. Un'operazione maestosa che ha già predisposto aperture a Napoli, Milano, Dubai, Miami, Hong Kong e Shanghai. Non si tratta solo di numeri però, su questo la Loren è stata molto chiara: il nome è troppo importante per sfigurare. Per questo motivo i consulenti del franchise sono professionisti d'eccezione: per la pizza c'è Francesco Martucci, 3 Spicchi Gambero Rosso e miglior pizzaiolo al mondo per la 50 Top Pizza nel 2020. Per il ristorante è stato chiamato Gennaro Esposito, 2 Stelle Michelin nella sua Torre del Saracino, a Vico Equense, che a sua volta si è portato dietro Carmine Di Donna, il fidato pasticciere del locale, pluripremiato anch'egli. Tre nomi di grande impatto per assicurare ai clienti che si tratta di un progetto vero, che punta alla qualità e non solo alla quantità.

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La genovese di Gennaro Esposito | Foto da Facebook

Il menu è molto classico, sia per quanto riguarda le pizze, con Martucci che porta in Toscana le tonde tradizionali della propria regione, sia nella ristorazione. C'è una sezione del menu interamente dedicata ai fritti napoletani, come le montanare, i crocché, la pizza fritta, il baccalà, l'intramontabile frittatina. Interessante poi l'ampia sezione dedicata alla mozzarella e in generale ai latticini del Sud Italia.

Stesso discorso lo si può fare con i primi curati dal cuoco bistellato: troviamo ziti alla genovese; pasta, fagioli e cozze; gli spaghetti con le vongole; i mezzi paccheri con carciofi, pancetta e provola e gli spaghetti con pomodorino del piennolo. Non sono presenti i secondi, probabilmente perché la sezione di latticini e antipasti può fungere senza alcun problema come riempitivo. In cucina il resident chef sarà uno degli allievi di Esposito.

Ampio spazio alle insalate e ad altre sfizioserie, sempre tratte dalla tradizione partenopea. Infine i dolci del pastry chef Carmine Di Donna, che affianca all'arte dolciaria napoletana quella siciliana e porta a Firenze la cassatina e il cannolo, oltre a tutto l'armamentario di dolci napoletani che va dalla sfogliatella riccia alla coda d'aragosta.

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Quello che i piatti non dicono
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