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in foto: Foto di Facebook

Francesco Martucci è il miglior pizzaiolo del mondo per la 50 Top Pizza 2020. Il titolare de I Masanielli sorpassa Franco Pepe, sempre primo in classifica fino a quest’anno, dopo una rincorsa durata 4 edizioni. Nel 2017 arrivò sesto, poi secondo, lo scorso anno l’affiancamento con la vittoria ex aequo dei due maestri casertani e infine il sorpasso nel 2020.

Per Martucci anche il premio Pizza dell’Anno, con il Futuro di Marinara, probabilmente la pizza che ha spinto i giudici a prendere una decisione netta nei confronti dei due maestri-rivali. Una pizza totalmente rivoluzionaria che subisce tre diversi processi di cottura: prima a vapore a 100 °C, poi fritta a 180 °C e infine in forno a 400 °C: questi shock termici creano quella consistenza unica.

La 50 Top Pizza 2020 cosa ci ha detto

Franco Pepe di Pepe in Grani a Caiazzo per la prima volta scende in seconda posizione, terza piazza per I Tigli di Simone Padoan, a San Bonifacio in provincia di Verona. Ai piedi del podio 50 Kalò di Ciro Salvo Pizzeria e La Notizia 94, del pizzaiolo Enzo Coccia, entrambe di Napoli.

Immagine di 50 Top Pizza
in foto: Immagine di 50 Top Pizza

Rappresentata l’intera penisola in una classifica spesso accusata di essere campania-centrica, adesso troviamo 6 indirizzi ciascuno per Lazio, Toscana e Lombardia, 4 in Veneto, 2 in Sicilia, Sardegna e Piemonte, 1 in Abruzzo, Basilicata, Liguria, Puglia e Emilia-Romagna. Per la prima volta i responsi sono stati dati online, a causa delle restrizioni dovute al Covid-19, in una diretta fiume condotta da Federico Quaranta.

Importanti salti in avanti e altrettanti salti all’indietro per alcuni nomi storici; partiamo dalle buone notizie però: Dry Milano con Lorenzo Sirabella, lo scorso anno premiato come miglior giovane pizzaiolo, sale dalla posizione 32 alla 8, seguito da ‘O Scugnizzo ad Arezzo. Quest’anno l’indirizzo gestito da Pierluigi e Gennaro Pollice sale al posto numero 9 (lo scorso anno era 23°) e si porta a casa anche il premio di Giovane pizzaiolo dell’anno.

Il balzo in avanti più grande lo hanno fatto Angelo Rumolo con la sua Grotticelle a Caggiano, in provincia di Salerno: lo scorso anno fuori dalla top 50, addirittura in 116° posizione, quest’anno entra invece in Top 10. Altro risultato clamoroso è stato ottenuto da Le Follie di Romualdo a Firenze: il giovane Romualdo Rizzuti passa dalla 150° posizione alla numero 15. Sull’altro piatto della bilancia sorprende il tracollo di Ciccio Vitiello, di Casa Vitiello in provincia di Caserta, passato dal 9° posto al 40° e una marea di esclusioni eccellenti.

Pepe in Grani | Fonduta di Grana Padano DOP 12 mesi, scamorza affumicata, tuorlo d’uovo pastorizzato, bacon affumicato, pecorino romano sul cornicione, chips di Grana Padano DOP 24 mesi, pepe e zest di lime
in foto: Pepe in Grani | Fonduta di Grana Padano DOP 12 mesi, scamorza affumicata, tuorlo d’uovo pastorizzato, bacon affumicato, pecorino romano sul cornicione, chips di Grana Padano DOP 24 mesi, pepe e zest di lime

I tracolli e i grandi esclusi: lotta alle storiche napoletane

La 50 Top Pizza 2020 ha segnato la definitiva rottura tra questa classifica e le storiche famiglie della pizza napoletana. Crollano le quotazioni di Starita a Materdei, lo scorso anno 13ª, quest’anno 65ª, crolla Da Attilio, dal 25° al 56°, scende anche se non tantissimo La Masardona della famiglia Piccirillo, dal 18° al 35° posto. Esclusione anche per la famiglia Pellone, di tutti gli indirizzi, nonostante le presenze degli anni precedenti.

Fa rumore l’assenza dell’Antica Pizzeria da Michele, lo scorso anno 53ª ma soprattutto quella di Gino Sorbillo. Il famoso pizzaiolo dei Tribunali nel 2017 esordì al secondo posto, dietro solo Franco Pepe, poi è sceso al sesto nel 2018, risalito al quarto posto lo scorso anno e quest’anno fatto fuori dalla classifica.

La Margherita di Gino Sorbillo
in foto: La Margherita di Gino Sorbillo

Fa strano il degradamento dalla medaglia di legno all’esclusione dai primi 100 posti, anche perché gli organizzatori hanno sottolineato che i criteri di assegnazione sono sempre gli stessi e certo Sorbillo non ha cambiato il suo storico metodo di preparazione.

Oltre alle famiglie storiche napoletane, ignorati tanti indirizzi delle nuove leve come Vincenzo Capuano e i ragazzi di Berberé in tutti gli indirizzi sparsi per l’Italia o Lievità di Giorgio Caruso a Milano per non parlare della Locanda dei Feudi 2.0 di Francesco Capece.

La Provola e Pepe di Vincenzo Capuano
in foto: La Provola e Pepe di Vincenzo Capuano

Assente Casa De Rinaldi, diretta da Salvatore e Cristiano, padre e figlio che uniscono il passato e il presente della pizza, così come Il Segreto di Pulcinella di Giuseppe Bove, uno dei migliori maestri che fanno la pizza canotto. Stessa scuola di pizza e stesso destino per Vittorio Vespignani e la sua Decimo Scalo, uno dei nuovi nomi della pizza casertana.

Tra i grandi maestri esclusi troviamo invece Salvatore Kosta, che ha aperto da qualche mese il nuovo indirizzo, Foorn a Mariglianella, ed è tra i pizzaioli che scriveranno il proprio nome nella storia di questo prodotto negli anni a venire.

La pizza in pala con le zucchine di Salvatore Kosta
in foto: La pizza in pala con le zucchine di Salvatore Kosta

Chi ha già scritto il proprio nome e si è visto escluso a gran sorpresa è Renato Bosco, lo scorso anno 12°, quest’anno escluso dalla Top 100 così come Duje a Firenze di Michele Leo che, in verità, non ha mai avuto grande stima da questa guida (lo scorso anno addirittura 148°), ma che nel mondo della pizza è un nome molto forte. Stesso destino per Ciro Coccia, fratello di Enzo, che dirige con grande amore la sua Dea Bendata a Pozzuoli, in provincia di Napoli, e propone una pizza napoletana di grande impatto, con una materia prima eccezionale.

Ma le donne non fanno le pizze?

Capitolo a parte sulle donne della pizza, invece, perché nelle prime 100 posizioni ci sono solo due pizzaiole, anche molto basse in classifica. Al 70° posto Marzia Buzzanca, al 92° Maria Cacialli de La Figlia del Presidente.

Tralasciando il giudizio del merito (entrambe sono ottime professioniste, forse un po’ sottovalutate, con una solida carriera alle spalle), sono stati ignorati nomi importantissimi del panorama nazionale a prescindere dal sesso; tre su tutte.

Il primo indirizzo eccellente escluso a trazione femminile è quello di Villa Giovanna, grande location di Ottaviano, in provincia di Napoli, diretta da Renata Sitko, pizzaiola polacca che in patria si è formata nelle accademie gastronomiche più accreditate e poi nei molini italiani più prestigiosi per scoprire il mondo della farina. La Sitko è stata una delle prime donne a imporsi nei confronti della critica nazionale in un mondo molto maschilista come quello della pizza.

La Contrada | Gamberi rossi di Mazara del Vallo, Fiordilatte di Agerola, limoni di Sorrento e olio EVO
in foto: La Contrada | Gamberi rossi di Mazara del Vallo, Fiordilatte di Agerola, limoni di Sorrento e olio EVO

Il secondo indirizzo è quello diretto da Roberta Esposito, la Contrada ad Aversa, in provincia di Caserta: Miglior pizzaiola emergente e 3 Spicchi del Gambero Rosso, inserita nella Guida Identità Golose e vincitrice di numerosi altri premi. La sua pizzeria è da diversi anni sui taccuini dei critici italiani per la qualità del prodotto, la ricerca su impasti e topping e un servizio impeccabile. Una pizza contemporanea come quella di Amalia Costantini, di Mater a Fiano Romano, dove propone una vera e propria pizza a degustazione sull’ispirazione di Padoan, con grandi prodotti e un disco estremamente lievitato.

Grande delusione, infine, anche per l’esclusione di Isabella De Cham, che sta elevando il concetto di pizza fritta portando avanti una tradizione di fritta napoletana a trazione femminile che dura da oltre 100 anni.

Molti degli esclusi sono stati "premiati" con il bollino di "Pizza eccellente" che ha selezionato oltre 300 pizzerie escluse dalle prime 150 posizioni, con un ex aequo che lascia il tempo che trova.