
Quante volte, dopo aver finito un barattolo di gelato o una vaschetta di semifreddo, lo abbiamo lavato per riutilizzarlo come contenitore per gli avanzi? È una pratica comune, economica e apparentemente sostenibile. Ma è davvero una buona idea?
La risposta è più sfumata di quanto lascino intendere molti articoli circolati negli ultimi mesi: non esistono prove che riutilizzare una vaschetta una o due volte rappresenti un pericolo immediato per la salute. Tuttavia, gli esperti di sicurezza alimentare consigliano di non trasformare questi imballaggi monouso in contenitori destinati a un uso continuativo, soprattutto quando entrano in gioco il calore o l'usura.
Perché le vaschette monouso non sono progettate per essere riutilizzate
Le confezioni di gelato, yogurt, margarina e altri alimenti fanno parte dei cosiddetti materiali a contatto con gli alimenti (MOCA). In Europa questi materiali sono regolamentati dal Regolamento (CE) n. 1935/2004 affinché, nelle condizioni previste di utilizzo, non rilascino sostanze in quantità tali da compromettere la salute dei consumatori.
Questo significa che il produttore deve dimostrare la sicurezza dell'imballaggio per lo scopo per cui è stato progettato: una vaschetta destinata a contenere gelato congelato, ad esempio, viene testata per quel tipo di utilizzo, non necessariamente per essere riempita con una minestra bollente, lavata decine di volte in lavastoviglie o utilizzata per anni come contenitore domestico. In altre parole, il problema non è tanto la plastica in sé, quanto l'utilizzo al di fuori delle condizioni per cui è stata progettata.
Cosa succede quando la plastica si deteriora
Con il passare del tempo, i materiali plastici possono subire un naturale processo di usura: graffi, deformazioni, ripetuti cicli di lavaggio ad alte temperature e contatto con alimenti molto caldi possono favorire il rilascio di piccole particelle di plastica e aumentare la migrazione di alcune sostanze dal contenitore al cibo.
Negli ultimi anni numerosi studi hanno osservato questo fenomeno in laboratorio, soprattutto in condizioni particolarmente stressanti, come l'esposizione al microonde o a temperature elevate. Tuttavia, tradurre questi risultati sperimentali nel rischio reale per il consumatore non è semplice. Le quantità rilasciate dipendono infatti dal tipo di plastica, dalla temperatura, dal tempo di contatto e dallo stato di conservazione del contenitore.

E le microplastiche?
Le microplastiche sono diventate uno degli argomenti più discussi degli ultimi anni: sono state individuate nell'ambiente, nell'acqua potabile e in numerosi alimenti, oltre che in diversi tessuti umani. Questo, però, non significa automaticamente che costituiscano un rischio sanitario accertato nelle quantità a cui siamo normalmente esposti.
L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) sottolinea infatti che le conoscenze sui livelli di esposizione e sugli effetti sulla salute sono ancora limitate. proprio per questo l'agenzia sta conducendo una nuova valutazione scientifica che dovrebbe chiarire meglio i possibili rischi e colmare le attuali lacune di conoscenza. In altre parole, la comunità scientifica invita alla prudenza, ma non sostiene che il semplice riutilizzo occasionale di una vaschetta del gelato provochi danni dimostrati alla salute.
Quindi bisogna smettere di riutilizzarle?
Non necessariamente: se una vaschetta è integra e viene usata solo occasionalmente per conservare in frigorifero alimenti freddi e per poco tempo, non esistono prove che questo comporti un pericolo immediato per la salute.
Il problema nasce soprattutto quando un imballaggio monouso viene trattato come un contenitore riutilizzabile. Queste vaschette, infatti, sono progettate per un alimento specifico e per determinate condizioni di temperatura e durata del contatto. Usarle più volte, sottoporle a calore o lavaggi intensivi significa impiegarle al di fuori delle condizioni per cui sono state valutate. È quindi preferibile evitare di:
- versarvi zuppe, sughi o altri alimenti molto caldi;
- utilizzarle nel microonde se non riportano una chiara indicazione di idoneità;
- lavarle ripetutamente in lavastoviglie ad alte temperature;
- usarle per lunghi periodi o per alimenti molto grassi, acidi o salati;
- continuare a impiegarle quando presentano graffi, deformazioni, opacità o crepe.
Ricorda che calore, usura e detergenti possono infatti favorire il deterioramento del materiale e aumentare la possibilità di migrazione di sostanze o rilascio di particelle. La scelta più prudente non è quindi buttare subito ogni vaschetta, ma limitarne il riuso alimentare e preferire, per la conservazione abituale, contenitori progettati espressamente per essere utilizzati più volte.
Quali alternative scegliere
Per la conservazione abituale degli alimenti, soprattutto se caldi o destinati a lunghi periodi, è preferibile utilizzare contenitori progettati per un uso ripetuto. Tra le opzioni più affidabili ci sono:
- contenitori in vetro temperato;
- contenitori in acciaio inox;
- contenitori in plastica riutilizzabile certificati per uso alimentare.
Questi prodotti sono progettati per resistere meglio ai lavaggi, alle variazioni di temperatura e all‘usura rispetto agli imballaggi monouso.