26 Ottobre 2022 11:00

Microplastiche nel cibo: dove si trovano, cosa comportano e come difendersi

Cosa sono, quali sono gli alimenti più contaminati e come fare a difendersi: ecco tutto quello che devi sapere sul tema nelle microplastiche nel cibo.

A cura di Francesca Fiore
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Materiali plastici che mangiamo, senza saperlo, nostro malgrado: con l'aumento della consapevolezza alimentare e ambientalista si discute sempre di più di microplastiche nel cibo. Secondo uno studio pubblicato nel 2019 su Environmental Science & Technology e condotto dalla canadese University of Victoria, si stima che persona possa ingerire da 39 mila a 52 mila particelle di plastica all’anno, solo tramite cibo e acqua. Ma cosa sono esattamente le microplastiche? In quali cibi abbondano e come fare ad evitarle? Ecco tutto quello che devi sapere sul tema delle microplastiche nel cibo (e nell'acqua).

Microplastiche: cosa sono

Le microplastiche sono particelle molto piccole derivanti da materiale plastico: hanno dimensioni inferiori ai 5 mm, generalmente comprese tra 0,1 e 5000 micrometri. Microparticelle che possiamo ritrovare nell'acqua, perché troppo piccole per essere bloccate dai sistemi di filtrazione dell’acqua, ma anche nei prodotti alimentari, a causa dell' "abuso" di packaging e imballaggi in plastica. Non si tratta di un unico materiale, ma di una serie di materiali molto eterogenei come fibre, sfere, pellets, difficilmente inquadrabili in una unica tipologia; inoltre si possono distinguere due tipi di microplastiche:

  • microplastiche primarie. Prodotte intenzionalmente in dimensioni molto ridotte proprio per trarre vantaggio da questo, si producono soprattutto durante processi come il lavaggio di capi sintetici, oppure l'abrasione degli pneumatici durante la guida. Questa tipologia rappresenta un quantitativo che oscilla tra il 15 e il 31% del totale delle microplastiche presenti nell’oceano.
  • Microplastiche secondarie derivano dall’usura, dallo sbriciolamento e dall'usura di materiali in plastica di dimensioni maggiori, come ad esempioi sacchetti di plastica, le bottiglie, le reti da pesca; questa parte rappresenta circa il 68-81% del titale delle microplastiche presenti nell’oceano.

Il problema principale è il fatto che i materiali in plastica subiscono dei processi di degradazione molto lenti: oggetti come buste di plastica e simili tendono prima a frammentarsi, cosa che rende quasi impossibile una loro eliminazione a posteriori. Naturalmente, una volta presenti negli oceani, ientrano nella catena alimentare, tramite l’acqua e il consumo di alimenti contaminati.Se teniamo conto del fatto, inoltre, che i materiali plastici sono frutto del ciclo di lavorazione del petrolio, è evidente come queste sostante possano essere di vario tipo e contenere bifenili policlorurati, idrocarburi policiclici, stirene, metalli tossici, ftalati, bisfenolo A e così via.

Ma cosa causano queste microplastiche se ingerite? In realtà, purtroppo, si sa ancora molto poco riguardo la tossicità delle microplastiche: i dati in possesso dei ricercatori sono ancora troppo esigui per comprendere appieno il fenomeno e le sue implicazioni. Anche per questo motivo è bene tenere alta la soglia di guardia.

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Dove si trovano le microplastiche: quali sono gli alimenti più contaminati

Come già detto il primo posto in cui le microplastiche vanno inevitabilmente a depositarsi sono le acque: non solo quelle marine, ma anche quelle dolci di fiumi e torrenti. Non solo finiscono nelle acque, ma vengono ingerite anche dalla fauna, in primis da placton e invertebrati, ma anche da pesci e da uccelli che pescano in mare. Secondo i dati dell’Ispra, infatti, almeno il 15-20% delle specie marine che consumiamo regolarmente contiene microplastiche.

Ma non finisce qui, perché l'accumulo di microplastiche è un problema anche in prodotti e alimenti che non derivano direttamente dal mare, a casua della contaminazione di aria e terreni agricoli, questi ultimi in particolare contaminati anche dalle falde acquifere vicine.

Quali sono quindi gli alimenti che rischiano di accumulare più microplastiche?

  • Fra gli alimenti più contaminati c'è l'acqua in bottiglia: potrà sembrare quasi banale affermarlo ma spesso non si pensa all'imbottigliamento in plastica, fatto proprio con materiali che poi andranno a degradarsi molto lentamente, rilasciando delle micorparticelle nell'acqua. Ma questo non vuol dire che l'acqua del rubinetto non sia contaminata, anche se in misura minore: perché la contaminazione da microplastiche viaggi anche attraverso l'aria.
  • Molluschi e pesci. Viene quasi da sé che se il mare è il maggior ricettacolo di microplastiche, i suoi "abitanti" ne ingeriranno grandi quantità. Questo vale soprattutto (ma non solo) per i molluschi bivalve, coem le cozze, che hanno proprio la funzione di "filtrare" l'acqua. Secondo un'analisi pubblicata su Environmental Pollution, una porzione di cozze potrebbe contenere fino a 90 microplastiche: si tratta naturalmente di una stima variabile. Più difficile fare la stima sui pesci, dato che il maggior deposito di microplastiche si trova negli organi interni che generalmente vengono tolti prima del consumo: ma non è ancora chiaro se questi elementi, per esempio, dal fegato possano trasferirsi all'intestino del pesce, che a volte contamina anche il resto della materia prima.
  • Sale marino. Anche in questo caso, il sale che si trova nel mare e che usiamo potrebbe contere un elevato livello di microplastiche. Sempre secondo lo stesso studio, un kg di sale marino potrebbe contenerne 600 particelle di microplastiche. Consumando dunque la dose massima giornaliera di sale raccomandata, 5 grammi, significa ingerire circa 3 microplastiche al giorno.
  • Birra. Anche in questo caso i dati a supporto non sono molti ma secondo uno studio chiamato Food Additives and Contaminants in ogni singola bottiglia si possono trovare frammenti (da 12 a 109 al litro), fibre (da 2 a 79 al litro) e granuli (da 2 a 66 al litro) di plastica, per la maggior parte trasparenti. In questo caso il veicolo non è solo l'acqua utilizzata, ma anche l'aria.
  • Anche alimenti come miele, carne, legumi e soft drink di varia natura sono mediamente contaminati da microplastiche, ma non ci sono ancora studi effettivi che ne delineino il quantitativo medio.
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Come difendersi dalle microplastiche

Purtroppo non esistono dei metodi semplici che possano assicurarci di non ingerire microplastiche, soprattutto se si tratta di prodotti ittici. Possiamo però mettere in atto dei comportamenti – legati all'aspetto alimentare oppure no – che aiutino a ridurne il consumo e quindi il rischio di abuso.

  • Diminuisci il consumo delle specie che si trovano all’apice della piramide alimentare, come tonni, pesci spada e salmoni, optando per specie dal ciclo vitale breve, come la palamita le triglie, il nasello, lo sgombro, le acciughe, le sarde, la gallinella, il tombarello e l’occhiata, perché non accumulano molti inquinanti e si riproducono più velocemente. Riduci anche il consumo di molluschi bivalvi come cozze, vongole, ostriche.
  • Privilegia l'acquisto di prodotti sfusi o imballati in materiali naturali e biodegradabili al 100%. Privilegia le confezioni con ricarica, che possono essere usate senza l'acquisto di nuovi materiali.
  • Cerca di bere acqua del rubinetto ma filtrandola con una caraffa apposita e cambiando regolarmente i filtri.
  • Quando acquisti verdura e frutta, oltre a controllarne il metodo di produzione (privilegiando l'agricoltura biologica ove possibile) cerca di informarti sulla provenienza, cioè sullo specifico terreno dove i prodotti sono stati coltivati, così da essere sicuro che non si trovi in una zona ad alto rischio di inquinamento.
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