
Ci sono dei gesti che in cucina eseguiamo in modo meccanico, senza pensarci, perché abituati a compierli. Non utilizzare l’olio contenuto nella scatoletta del tonno, gettandolo, è uno di questi: lo consideriamo inutile nelle ricette (tanto che spesso le preparazioni richiedono il prodotto sgocciolato) e allo stesso tempo pensiamo che non sia buono da mangiare, ma che serva solo per preservare il pesce fino al momento dell’apertura. In realtà le cose non stanno proprio così: da diversi anni l'olio del tonno, quando è extravergine d’oliva, è stato rivalutato dal punto di vista delle sue qualità nutrizionali, ricco di omega-3 e vitamina D, oltre che dal punto di vista funzionale in cucina, permettendo di riciclarlo e, quindi, di evitare l’ennesimo spreco alimentare tra le mura domestiche. Di seguito, ti diamo 6 idee per riutilizzarlo nei piatti e come smaltirlo correttamente: sebbene sia del tutto commestibile, non è innocuo per l’ambiente.
Come riutilizzare l’olio del tonno in scatola e non sprecarlo
Nelle insalate di riso, nelle pastasciutte, ma anche nei contorni a base di verdure lesse, bollite, al vapore, così come nelle salse e sulle bruschette: l’olio extravergine d’oliva che arriva dalle scatolette o dai filetti di tonno confezionati nei vasetti di vetro diventa un “trucchetto” in particolare per conferire maggiore sapore (ma anche per regolare consistenze) delle ricette più disparate.
1. Condire la pasta e l’insalata di riso

Uno dei ricicli più comuni è utilizzarlo per condire l’insalata di riso e la pastasciutta, quest’ultima realizzata sia fredda, sia calda, dove il tonno sott’olio è un ingrediente popolare perché pratico: basta usare tutta la scatoletta, senza scolarla. Inoltre, è ottimo anche al posto o unito all’olio extravergine d’oliva classico ricalcolando le quantità come ingrediente nei pesti, per esempio quello di rucola o di pomodori secchi, per realizzare condimenti cremosi e sfiziosi.
2. Marinare il pesce

Recuperando l’olio del tonno si può rendere più profumato un pesce bianco come il branzino, oppure rafforzare i sentori più decisi di sgombro, alici e sarde. Come fare? Preparando una classica marinatura: unisci l’olio del tonno filtrato (per eliminare i residui solidi) a una parte acida scegliendo tra aceto o succo di limoni (o altri agrumi) e infine aggiungi erbe aromatiche o spezie, lasciando riposare il pesce nel liquido per un tempo variabile.
3. Insaporire bruschette e crostini

Versare un filo di quest’olio sul pane prima di guarnirlo è un modo facilissimo per non sprecarlo. La nota di tonno che lascia, infatti, si combina perfettamente con i peperoni, i carciofini, i pomodori, le olive, le cipolle, la mozzarella, la robiola, la feta, la mortadella, la bresaola, dando la possibilità di variare con gli abbinamenti.
4. Preparare una salsa

L’olio del tonno può essere utilizzato come ingrediente per dare più gusto o correggere la consistenza di una salsa, come per esempio quelle a base dello stesso pesce, tra salsa tonnata, pâté e mousse.
5. Dare un tocco in più all’insalata di patate

Un piatto perfetto per la schiscetta e il pranzo fuori casa da preparare in anticipo è l’insalata di patate e tonno: invece di scolare la scatoletta come la maggior parte delle ricette richiede, utilizza anche l’olio per arricchire le patate lesse, avrà un sapore più intenso.
6. Rendere più gustosi verdure e legumi

Il tonno ti serve per un’altra preparazione che non prevede l’uso dell’olio? Allora sappi che puoi utilizzarlo come piano B per rendere più appetitose delle semplici verdure bollite (o cotte al vapore), così come i legumi lessati da portare in tavola in veste di contorno. Puoi creare anche dei mix: per esempio carote e zucchine e l’olio del tonno, oppure ceci e patate.
Come smaltire correttamente l’olio del tonno in scatola se non lo riutilizzi
L’olio del tonno non deve avere per forza avere una seconda vita in cucina: se non ti serve, buttalo. Fai attenzione: non gettarlo nel lavandino, nel wc o nella spazzatura, perché seppur naturale è considerato un prodotto inquinante. Non è biodegradabile e la sua struttura altera l’ambiente in cui si diffonde, sia che si tratti del suolo, sia dell’acqua. Per esempio, non legandosi a quest’ultima, crea una barriera che impedisce la corretta ossigenazione, bloccando anche il passaggio della luce, mettendo così a rischio le specie animali e vegetali acquatiche. Inoltre, la sua presenza rende più ostico il lavoro dei depuratori delle falde acquifere, senza contare che può essere un danno anche per le tubature, in quanto depositandosi mette in difficoltà il corretto funzionamento degli scarichi. Come procedere? Raccoglilo in una bottiglia o in un contenitore dedicato e smaltiscilo secondo le disposizioni del tuo comune riguardanti l'olio esausto, come quello post frittura.