
Una lavagna all'ingresso di una pizzeria di Conegliano, in provincia di Treviso, è bastata per riaccendere una domanda sempre attuale, che soprattutto d'estate torna di moda: un locale pubblico può decidere chi far entrare in base a come è vestito? Nel caso specifico parliamo della pizzeria Saporoso13, che negli scorsi giorni ha esibito un cartello con su scritto: "No uomini in canottiera". La questione è molto ampia e tocca un tema delicato, al confine tra la libertà d'impresa di un ristoratore e il diritto di un cliente ad accedere a un servizio pubblico. Dato che non esiste una legge ad hoc, tocca muoversi in una vera e propria zona grigia, fatta di consuetudini e buon senso più che di regole scritte nero su bianco.
Cos'è successo nella pizzeria di Conegliano
Come ha raccontato Stefano Durante alla stampa locale, il casus belli si è consumato pochi giorni fa, in un episodio che ha coinvolto due avventori che si erano seduti a cena in canottiera in una sala dove, poco distante, erano presenti altre persone. Il ristoratore ha spiegato di aver invitato i due a spostarsi in una saletta separata e vuota, ritenendo la situazione poco decorosa nei confronti degli altri commensali. Senza creare problemi, i due clienti hanno cambiato posto, ma il titolare ha comunque deciso di mostrare una lavagna al di fuori del locale con su scritto: "No uomini in canottiera", per evitare che l'episodio si ripetesse in futuro, chiedendo esplicitamente a tutti gli uomini di non presentarsi in quel modo all'interno della pizzeria.
Il caso, per quanto circoscritto e concluso, si inserisce in un dibattito che soprattutto d'estate è molto comune, dato che il sole e il calore portano tutti a combattere il clima con vestiti più leggeri e meno coprenti. L'episodio di Saporoso13, d'altronde, è l'ennesimo segnale di come il tema del decoro nei luoghi pubblici stia tornando centrale nell'estate italiana.
Un ristorante può imporre un dress code? Cosa dice la legge
Per affrontare la questione, si parte dall'articolo 187 del regolamento di esecuzione del Testo Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS), che stabilisce che i gestori di un esercizio pubblico non possano rifiutare le proprie prestazioni a chi le richieda e sia disposto a pagarne il prezzo, se non in presenza di un legittimo motivo. Quindi, nessun cliente – di regola – dovrebbe essere allontanato senza una ragione oggettiva, pena una multa ai danni dell'esercente. Il nodo, come spesso accade, è nel "legittimo motivo": tra i casi generalmente considerati c'è l'imminente chiusura del locale, la mancanza di posti disponibili o un comportamento del cliente che comprometta la sicurezza e la tranquillità degli altri clienti.
Secondo quanto spiegato da alcuni esperti del settore, un locale non può in linea generale condizionare l'erogazione del servizio al tipo di abbigliamento indossato dal cliente, a meno che non si tratti di una vera e propria questione di decenza pubblica, i cui criteri generali sono richiamati dallo stesso Testo Unico sopra citato. Si tratta, comunque, di una materia ancora in evoluzione.

Diverso, invece, è il caso legato a un dress code consigliato, pratica abbastanza diffusa oggi. Dal punto di vista legale è pienamente legittimo, perché rientra nella libertà del ristoratore di definire l'esperienza offerta ai propri clienti. Ma quando diventa un requisito vincolante? In questo caso, il locale può invitare il cliente ad adeguarsi, ma può negare effettivamente il servizio solo in presenza di motivazioni oggettive come abbigliamento sporco, condizioni incompatibili con l'igiene o la sicurezza, oppure situazioni che compromettono il decoro dell'ambiente o l'esperienza degli altri clienti.
Dunque, alla luce di questi criteri, il comportamento del titolare della pizzeria di Conegliano con i suoi due ospiti in canottiera non appare in fondo irragionevole: non ha negato il servizio, ma li ha semplicemente accomodati in una sala privata, dove potevano mangiare da soli senza creare disagio a chi si trovava nelle vicinanze. Una soluzione che, tra l'altro, poteva avere anche un risvolto pratico legato all'igiene, dato che cenare in canottiera a stretto contatto con altri avventori potrebbe risultare poco piacevole per chi è seduto nei tavoli accanto.
In conclusione, una semplice differenza di stile, per quanto distante dall'immagine che il locale vuole trasmettere, difficilmente basta a giustificare un'esclusione. Il dress code, quindi, resta uno strumento legittimo nelle mani dell'imprenditore, ma soltanto in un perimetro ben preciso, che si ferma dove inizia il diritto del cliente ad accedere a un esercizio pubblico (come un ristorante).