
Niente merenda portata da casa e servizio mensa non ancora partito: è il caso che ha fatto discutere a Cadoneghe, in provincia di Padova, dove alcune famiglie delle scuole dell’infanzia hanno protestato contro il divieto di introdurre alimenti dall’esterno.
Una vicenda che nel frattempo ha trovato una soluzione. Dopo le proteste dei genitori, il 9 settembre Comune e scuola si sono riuniti e hanno deciso di anticipare una parte del servizio di refezione: dal 10 settembre nelle scuole dell’infanzia viene distribuita la merenda di metà mattina, mentre resta confermato al 21 settembre l’avvio completo della mensa.
Il problema, quindi, è stato risolto. Ma proprio la rapidità con cui è stata trovata una soluzione lascia aperta una domanda: perché è stato necessario arrivare alle proteste delle famiglie? Dalle dichiarazioni dello stesso sindaco Marco Schiesaro emerge infatti che la scuola aveva già chiesto al Comune, nei giorni precedenti, di attivare il servizio di distribuzione delle merende.
Merenda da casa vietata: come è nato il caso
La vicenda è emersa nei primi giorni del nuovo anno scolastico, iniziato il 1° settembre. Il servizio completo di refezione scolastica era programmato per partire il 21 settembre, mentre era già in vigore il divieto stabilito dalla scuola di introdurre alimenti dall’esterno. A portare pubblicamente all’attenzione il problema è stata una madre, che si è rivolta al sindaco Marco Schiesaro e all’assessora all’Istruzione Sara Ranzato chiedendo una soluzione.
La donna aveva spiegato che sua figlia, come gli altri bambini, per alcuni giorni non avrebbe potuto consumare la consueta merenda di metà mattina. Secondo la ricostruzione del Mattino di Padova, i bambini entrano a scuola alle 8 e arrivano al pranzo intorno alle 12.30: circa quattro ore e mezza senza poter consumare uno spuntino portato da casa. La protesta si è quindi allargata ad altri genitori, che hanno contestato soprattutto l’assenza di una soluzione transitoria per coprire il periodo tra l’inizio delle lezioni e l’attivazione della refezione.

Perché la scuola vieta il cibo portato da casa
Alla base della disposizione ci sono ragioni di sicurezza alimentare. In particolare, viene richiamato il rischio rappresentato da allergie e intolleranze e dalla possibilità che bambini molto piccoli possano scambiarsi gli alimenti.
L’assessora Sara Ranzato aveva inoltre riferito che la scelta della dirigenza sarebbe legata a un precedente definito “molto grave”. Da qui la decisione di non consentire alimenti provenienti dall’esterno e di affidare la gestione della merenda al servizio di refezione.
Il tema delle esigenze alimentari particolari è previsto anche nell’organizzazione ufficiale del servizio comunale. Per l’anno 2026-2027 sono contemplate diete sanitarie, accompagnate dalla necessaria documentazione medica, e diete richieste per motivi etico-religiosi.
Il servizio interessa le scuole dell’infanzia Isola del Tesoro, Aquilone e Girasole, oltre alle scuole primarie e alla secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo di Cadoneghe. Per il 2026-2027 i pasti vengono forniti dalla ditta Euroristorazione.
La richiesta della scuola era già arrivata al Comune
È però nella ricostruzione fornita successivamente dall’amministrazione comunale che emerge un elemento importante per capire la vicenda. Il sindaco aveva inizialmente precisato che il divieto di introdurre cibo dall’esterno non era una decisione del Comune. La disposizione rientra infatti nelle competenze dell’Istituto comprensivo ed è distinta dal servizio comunale di refezione scolastica.
Dopo le proteste, però, Schiesaro ha chiarito anche che nei giorni precedenti era già arrivata al Comune una richiesta della scuola per attivare nelle scuole dell’infanzia il servizio di distribuzione delle merende. La necessità di coprire lo spuntino di metà mattina, dunque, era già stata posta all’attenzione dell’amministrazione prima del vertice convocato dopo le preoccupazioni espresse dalle famiglie.

Il vertice del 9 settembre e la soluzione in poche ore
Il 9 settembre è stato quindi convocato un tavolo operativo tra Comune e scuola. All’incontro hanno partecipato il sindaco Marco Schiesaro, l’assessora Sara Ranzato, la responsabile dei servizi scolastici del Comune Fadia Misri, la dirigente scolastica Federica Berloso, il direttore dei servizi generali e amministrativi Angelo Mantella e la prima collaboratrice della dirigente, Elisa Fiaccadori. Dal confronto è arrivata la soluzione: anticipare al 10 settembre il servizio limitatamente alla merenda di metà mattina, senza aspettare l’avvio completo della refezione.
Per rendere possibile l’anticipo, Comune e uffici hanno organizzato la sanificazione e l’allestimento dei refettori, la fornitura delle merende e le verifiche sui diversi regimi alimentari, con particolare attenzione ad allergie, intolleranze ed esigenze dietetiche specifiche.
Un intervento organizzato in tempi molto rapidi che ha permesso di rispondere alle richieste delle famiglie. Ma è proprio questa rapidità a far emergere il nodo della vicenda: se la richiesta della scuola era già arrivata al Comune e se è stato possibile attivare il servizio nel giro di poche ore dopo il confronto del 9 settembre, perché non era stata predisposta prima una soluzione per il periodo di transizione?
La mensa completa resta prevista per il 21 settembre
Non cambia invece la data di partenza del servizio completo di refezione scolastica. L’avvio resta fissato a lunedì 21 settembre, secondo il calendario già concordato tra Comune e istituzione scolastica. Non si tratta quindi di una mensa partita in ritardo: il 21 settembre era già la data programmata. Il problema è nato dall’incrocio tra due circostanze note: da una parte il divieto di portare alimenti da casa, già applicato dall’inizio dell’anno scolastico, dall’altra una refezione completa destinata a partire alcune settimane più tardi.