
The Rise of the Rockstar Chef è una docuserie in tre episodi che rimette nella stessa inquadratura Marco Pierre White, Gordon Ramsay e Heston Blumenthal, ovvero i tre nomi che hanno preso l'alta cucina del Regno Unito, l'hanno stropicciata e ne hanno riscritto le regole da zero.
A commissionare il progetto è stata Catherine Catton per la BBC, con l'intento dichiarato di raccontare l'ambizione senza compromessi e la "feroce rivalità" che li ha legati. L'operazione andrà in onda su BBC One e BBC iPlayer verso la fine del 2026, in una data ancora da definire, e a tirare le fila della produzione c'è Studio Ramsay Global (la società di Ramsay) con la distribuzione affidata a Fox Entertainment Global.
Perché i tre sono considerati i primi "Rockstar Chef"
Per capirlo devi riavvolgere il nastro agli anni Novanta, quando si sentiva il fermento della Cool Britannia (l'euforia culturale tra Britpop e Tony Blair), e la gastronomia inglese, fino a quel momento serenamente snobbata dal resto del pianeta, decideva di prendersi la scena col tempismo e l'irruenza di una rock band al debutto. Lisa Edwards, produttrice esecutiva, riassume quell'epoca come il decennio che ha piazzato il cibo britannico sulla mappa mondiale, alimentato da una ricerca della perfezione in cui il calore non arrivava solo dai fornelli.
La geografia di questo miracolo ha coordinate precise: nelle cucine di Harveys, a Wandsworth, c'era Marco Pierre White. Diventato uno dei più giovani a prendersi tre Stelle Michelin, imponeva una disciplina militare ferrea. Un clima che un giovanissimo Gordon Ramsay ha testato sulla sua pelle, per poi trasformare il trauma in un impero planetario, fatto di format televisivi e catene di ristoranti.
Nel frattempo, Heston Blumenthal faceva corsa a sé: al suo The Fat Duck di Bray ha sdoganato un metodo scientifico e multisensoriale applicato al cibo, un movimento che ha partorito invenzioni ormai leggendarie come la patatina fritta tre volte e l'utilizzo pionieristico dell'azoto liquido in sala.
Dalle lacrime di Harveys alla riconciliazione
La stampa britannica ha campato per decenni sul rapporto tossico tra White e Ramsay e il cuore pulsante della sceneggiatura è, manco a dirlo, la faida. Se conosci i retroscena della ristorazione, saprai senz'altro dell'ultima sera di Ramsay a Harveys, nel 1989, narrata più volte come un drammatico crollo emotivo sotto la pressione psicologica del maestro.
Il capolavoro dell'astio, però, si dipinge nel 1998, con la sparizione del registro delle prenotazioni di Aubergine, il ristorante all'epoca guidato da Ramsay. I due si sono lanciati accuse a vicenda per quasi un decennio, finché nel 2007 Ramsay non ha placidamente ammesso di aver inscenato il furto da solo per incastrare ingiustamente il suo ex mentore. Una mossa che definire poco elegante sarebbe un enorme eufemismo.

Oggi, complice il tempo che pialla anche i caratteri più spigolosi, sembra rientrato tutto. Ospite del podcast di Louis Theroux lo scorso giugno, White ha chiuso la pratica con una certa serenità: "Mi piaceva Gordon. Era gentile. Ha lavorato sodo per me". E sulle celebri lacrime in cucina, ha inferto il colpo di grazia con tempismo comico perfetto: "Ha fatto tutto da solo. Stava affettando le cipolle in quel momento".
Cosa promette la serie
Non ci saranno solo loro tre a parlare e la narrazione allargherà l'inquadratura raccogliendo il punto di vista di tutti i sopravvissuti: critici gastronomici, maître e apprendisti che hanno incrociato le rispettive brigate. Il vero gancio commerciale resta però la reunion: vedere di nuovo i tre chef fisicamente insieme dopo decenni di apparizioni separate, per fare i conti con l'eredità di un'epoca irripetibile.
In attesa di capire il giorno esatto in cui la BBC manderà in onda il progetto, se l'astinenza da Ramsay dovesse farsi sentire, puoi sempre ripiegare su Being Gordon Ramsay, il documentario che Netflix ha pubblicato lo scorso febbraio, interamente dedicato all'apertura dei suoi nuovi ristoranti al 22 Bishopsgate di Londra.