Marco Pierre White, uno dei maestri dell'alta cucina moderna, avrà un film sulla sua vita. Leggendario chef inglese, ha conquistato le Tre Stelle Michelin già a 33 anni, all'epoca il più giovane della storia. Nel 1999 si è ritirato dalle cucine dei suoi ristoranti per dedicarsi all'attività imprenditoriale: attualmente dirige diversi ristoranti tra Londra e New York, oltre a una catena di BBQ molto nota nel Regno Unito. Uno dei ristoranti è all'interno di Stanford Bridge, il meraviglioso stadio del Chelsea, anche se lo chef è tifosissimo dell'Arsenal. La spiegazione? Storicamente i tifosi dei Blues sono molto abbienti: pecunia non olet.

Il film sulla vita di Marco Pierre White sarà scritto, diretto, interpretato e prodotto da Russell Crowe. Un progetto che gira di mano in mano da 5 anni e che doveva essere affidato addirittura al candidato Premio Oscar Ridley Scott e che alla fine è stato preso in mano proprio dallo chef inglese ed affidato alla cura dell’artista neozelandese.

Marco Pierre White: i piatti più noti

Se la cucina moderna è quella che è, se la figura dello chef oggi è quella che è, molto lo dobbiamo a Marco Pierre White e al suo White Heat, il libro in bianco e nero: un misto di art book, foto artistiche e ricette, che nel 1990 ha sconvolto la scena editoriale mondiale. All'interno alcuni dei più noti piatti del fine dining anglosassone, come la sua versione della crostata al cioccolato: cottura della base frolla in bianco, farcia cotta a forno spento col calore che permane all'interno per dare una consistenza morbida alla crema, come fosse una crema catalana, in contrasto con la frolla croccante.

Altro celebre piatto è il petto di piccione e foie gras avvolti in foglie di verza o ancora il filetto di merluzzo alla viennese con zabaione allo Champagne. Uno dei piatti preferiti di White è successivo al suo libro e lo ha presentato lo scorso anno a Masterchef Italia, in una puntata storica in cui perfino Cannavacciuolo si è commosso dinnanzi all'arte britannica: un Fillet mignon and parsley purée con salsa di vitello al sapore di porcini.

Chef Marco Pierre White da giovane

“Se non sei estremo, le persone prenderanno le scorciatoie perché non ti temono”

Che vita da raccontare quella del primo Tre Stelle Michelin britannico: nato a Leeds nel ‘61 da padre cuoco e madre italiana, ha fuso nella propria cucina proprio queste due caratteristiche dei genitori, perché la miglior sintesi di proposta anglo-italiana mai vista è sicuramente quella mostrata all’ex Hyde Park Hotel.

Bambino difficile, dal carattere complesso: introverso, irascibile e discendente da una famiglia italiana cosa che, negli anni ‘60 nel Regno Unito come in molte altre parti del mondo, giustificava malcelati accenni alla mafia. Il giovane Marco è spesso vittima di bullismo per tutti questi fattori tant’è che a 16 anni decide di lasciare la scuola, stanco dei soprusi e delle imposizioni per lavorare in un ristorante non troppo lontano da casa.

La formazione comincia all’Hotel St.George di Harrogate, nello Yorkshire prima di passare ad Ilkley al Box Tree, ma l’Inghilterra del nord negli anni ‘70 è un luogo ancora troppo chiuso per la fantasia e la personalità dello chef così decide di trasferirsi a Londra. Nella Capitale, racconta, "arrivo con 7,36 sterline, una scatola di libri ed una borsa di vestiti” ma la volontà è ferrea perché le esperienze nei due ristoranti lo hanno convinto che quella sarà la sua strada: commis sotto Alber e Michel Roux a Le Gravoche, il primo ristorante nel Regno Unito a ricevere le Tre Stelle Michelin.

Lasciato La Gravoche, nonostante il grande rapporto con i fratelli Roux, trova lavoro da Pierre Kaufmann, altro Tre Stelle francese in Inghilterra. Qui conoscerà un suo storico secondo, diventato molto famoso, Gordon Ramsey, che oggi è il proprietario di quel ristorante. La squadra al Le Tante Claire è pazzesca: oltre a White e Ramsey ci sono Marcus Wareing e Tom Kitchin, entrambi stellati. L’esperienza con Kaufmann è estremamente formativa per Marco Pierre White: il matrimonio tra la cucina francese e quella inglese, con la formazione di stampo austriaco dello chef, ha conquistato White che qui proverà il suo piatto preferito, quello che per lui è il miglior piatto mai realizzato: zampone di maiale con mousseline di pollo, spugnole, il piatto simbolo di Kaufmann.

Lasciato Le Tante Claire, passa sotto la guida di Raymond Blanc, Due Stelle Michelin prima di andare da Nico Ladenis per avere un maestro “non-francese”. Ladenis è Tre Stelle Michelin, nato in Tanzania, di origini greche e formazione provenzale: caratteraccio come White, è stato il primo chef autodidatta della storia a raggiungere il traguardo delle Tre Stelle. Arriviamo dunque al 1987, quando Marco Pierre White decide di mettersi in proprio e con Michael Caine, fresco di Oscar per Hannah e le sue sorelle diretto da Woody Allen, apre Harvey.

Foto di eater.com
in foto: Foto di eater.com

L’esperienza ad Harvey e la sua eredità

Marco Pierre White ha 26 anni ed in brevissimo tempo il suo nome finisce sui rotocalchi di tutto il Regno Unito: uno chef affascinante, intrattabile, pieno di manie e soprattutto eccezionale. Diventa l’énfant terrible della gastronomia mondiale, per il suo carattere, per la sua età e per la sua voglia di rivoluzionare la cucina del passato. In soli 6 anni gli vengono assegnate le Tre Stelle Michelin. A 33 anni diventa il primo inglese a ricevere tale riconoscimento ed il più giovane della storia. Resterà il più giovane di sempre fino al 2002 quando, con i suoi 28 anni, il nostro Massimiliano Alajmo gli strappa questo record che sembra apparentemente imbattibile.

Gli anni da Harvey sono pieni di idiosincrasie, con sfuriate ai clienti e ai sottoposti, e che sottoposti: porta con sé Gordon Ramsey ma in squadra, negli anni, si susseguono alcuni degli elementi cardine della ristorazione britannica. Da Eric Chavot, Una Stella Michelin a Heston Blumenthal, Tre Stelle Michelin e miglior chef al mondo nel 2005 per la World’s 50Best, passando poi per Jason Atherthon, Una Stella Michelin. Non solo grandi chef, ma tutto il personale: Marco Pierre White è stato il maestro di Max Palmer, uno dei pochi maître inglesi in un Tre stelle Michelin, e di Philippe Messy, il più giovane sommelier in un ristorante con Tre Stelle Michelin, anche se White si dice molto orgoglioso di aver scovato Chris Jones: “Insolito che un sommelier inglese di 21 anni arrivi in un ristorante francese, figurarsi in un Due Stelle Michelin”.

La decisione del ritiro e la vita privata

Già nel 1990 White si cimenta in un’opera extra-cucina: pubblica White Heat, un art-cook-book fotografico che lo immortala nella sua cucina. Diventa una pietra miliare nell’editoria culinaria e porta lo chef al grande pubblico. Nel 1999 decide di dire basta. L’esperienza in cucina lo logora e si ritira, diventa un ristoratore e gira il mondo per consulenze e ospitate in tv anche grazie alle tante conoscenze fatte negli anni: curiosamente, tanti chef della sua brigata, sono diventati cuochi della tv. Ramsey il più famoso ma anche Robert Reid o Thierry Busset, non diranno tanto al pubblico italiano, ma nel Regno Unito sono delle celebrità.

Uomo maniacale, nella sua autobiografia racconta, in preda all’ira, di aver rovesciato del riso bollente sui collaboratori, o di aver lanciato coltelli e pentole per degli errori anche banali. Solito litigare con i clienti che chiedono variazioni al menu, racconta anche di aver sedotto delle clienti grazie al suo fascino, mentre erano a tavola con i relativi compagni.

Il rapporto col gentil sesso rimpingua la narrativa di Marco Pierre White: tre matrimoni alle spalle, tutti falliti miseramente. Di questi giorni è la notizia che coinvolge la sua ex moglie Matilde Conejero: la donna si è rivolta all’Alta Corte di Giustizia chiedendo l’incarcerazione di White per inadempienza negli alimenti, ma lo chef si è difeso dicendo di non potersi più permettere quella cifra. La lotta passerà dunque in tribunale.