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21 Agosto 2026 12:04

Influencer non paga il conto da 60 euro, a Catania il pizzaiolo vieta l’ingresso a tutta la categoria

Il racconto del pizzaiolo Lele Scandurra, la cena consumata da un ospite con 400 mila follower e l'invito ai colleghi a smettere di offrire cene in cambio di visibilità.

A cura di Rossella Neiadin
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Nella ristorazione la visibilità circola ormai come una valuta parallela, che alla cassa, di fatto, non ha corso legale.

Il particolare è sfuggito a un ospite con più di 400 mila seguaci su Instagram, che ha cenato in una pizzeria di Catania e se n'è andato senza pagare i 60 euro del conto, forse convinto che la propria presenza in sala valesse quanto una margherita e due birre.

La risposta del titolare, il pizzaiolo etneo Lele Scandurra, campeggia da qualche giorno sulla vetrina della pizzeria L'Evoluzione, sotto forma di cartello che vieta l'ingresso agli influencer, con tanto di omini sbarrati da un segnale di divieto. Finora, l'unica versione dei fatti è la sua, affidata a un video pubblicato in rete: l'ospite di quel sabato sera non si è più fatto sentire e il suo nome non compare da nessuna parte.

Che cosa è successo alla pizzeria L'Evoluzione di Catania

Nei sabato sera d'agosto una pizzeria molto frequentata lavora su turni serrati, con i tavoli assegnati a orario, eppure Scandurra ne tiene uno libero per due persone, perché a prenotarlo è un ospite con una certa reputazione social. Tra le parti, però, non intercorre alcun accordo o collaborazione,  per cui il proprietario si limita a raccomandare alla cassa una piccola cortesia sul totale, quel genere di sconto che i ristoratori riservano ai clienti affezionati e agli ospiti graditi.

I due commensali, terminata la cena, guadagnano l'uscita senza fermarsi a pagare; il pizzaiolo li cerca in strada, nel dubbio che siano usciti a fumare, poi il lavoro lo richiama ai forni e la questione slitta ai giorni successivi, che trascorrono senza un messaggio e senza il saldo dei famosi 60 euro.

Gli influencer devono pagare il conto al ristorante?

La regola esiste, ed è tanto semplice quanto disattesa, perché chi prenota un tavolo senza accordi preventivi entra da cliente e il conto lo paga come tutti gli altri.

La collaborazione professionale nasce invece da un accordo  preso in anticipo, prevede un compenso oppure ospitalità gratuita e obbliga chi pubblica a dichiarare la natura promozionale del contenuto, secondo le norme che valgono per qualunque altra pubblicità.

Il resto appartiene alle cronache di settore, dove da anni si scambiano cene con visibilità, tanto che la questione si ripresenta in maniera ciclica, tra gli sfoghi dei ristoratori e le schermate dei messaggi ricevuti dall'approfittatore di turno. Il paradosso dell'influencer scroccone accompagna la ristorazione italiana da oltre un decennio, e il dibattito su chi debba pagare il conto ha coinvolto a turno pizzaioli di quartiere e cuochi stellati. Sul piano giuridico un conto non saldato è materia del codice civile, dove il numero dei like e delle visualizzazioni non figurano tra le attenuanti.

Lele Scandurra sugli influencer

Scandurra guida a Catania una pizzeria di scuola contemporanea, quella che dai primi anni Duemila alza l'idratazione degli impasti e allunga i tempi di lievitazione per ottenere un cornicione alto e alveolato. Con il web ci lavora, in rete ha costruito buona parte della propria notorietà, tanto che in passato ha firmato un paio di collaborazioni con influencer e siti web di informazione gastronomica.

Ebbene, sono bastate quelle due esperienze per convincerlo a chiudere la pratica, perché il meccanismo, sostiene, poggia su uno scambio che con la qualità della pizza ha ben poco a che vedere.

La sua critica riguarda soprattutto la presunzione di alcuni volti social, cioè l'idea che un certo numero di seguaci basti da solo a pagarsi da mangiare, quando l'omaggio dipende invece dalla volontà del ristoratore e non dalla pretesa di chi si siede a tavola. Il ragionamento si esplica nelle cinque parole pronunciate davanti alla telecamera, "Non accetto i personaggi, accetto le persone". La speranza che il cliente speciale ritorni per saldare la cena è ormai sfumata, mentre una spiegazione e due scuse le gradirebbe ancora, possibilmente prima che l'estate si concluda.

Che cos'è l'elenco Agcom degli influencer

Nel racconto del pizzaiolo compare un dettaglio che allarga la questione, perché l'ospite risulterebbe iscritto all'elenco tenuto dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Il registro nasce con la delibera 197/25/CONS del 23 luglio 2025 e raccoglie gli influencer considerati rilevanti, ossia chi ricava un guadagno dall'attività e supera una delle due soglie previste, cioè 500.000 seguaci su una singola piattaforma oppure un milione di visualizzazioni medie mensili calcolate sui sei mesi precedenti.

Chi rientra nell'elenco lo dichiara nella biografia del profilo e si attiene alle linee guida dell'Autorità sulla riconoscibilità della pubblicità, con sanzioni che per la pubblicità occulta salgono fino a 250.000 euro. Sulla cena di quel sabato, però, l'Agcom non ha alcuna competenza, dato che quelle regole disciplinano la trasparenza dei contenuti pubblicati e non i conti lasciati sul tavolo.

L'invito di Scandurra ai colleghi

Il sistema dello scrocco autorizzato regge perché conviene a entrambe le parti, almeno finché dura. Un locale che offre la cena a un profilo molto seguito raccoglie riscontri entusiasti nel giro di poche ore, con una spesa inferiore a quella di qualunque campagna pubblicitaria. Scandurra rivolge quindi l'appello ai colleghi prima che agli influencer, con l'invito ad abbandonare l'idea della visibilità come merce da scambiare. Visibilità che stavolta si è guadagnata l'ospite, appesa alla vetrina di una pizzeria di Catania, con due omini sbarrati al posto del nome.

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