Il Natale in Polonia è molto simile a quello napoletano, barese o catanese dal punto di vista gastronomico. Tantissime portate, tutte a base di pesce o vegetali e l'obbligo morale di assaggiare ogni pietanza della tavola. Nonostante le tradizioni differenti è bello costatare come siano tante le similitudini tra nazioni così lontane.

È importante sottolineare come la vigilia di Natale e il periodo delle feste a dicembre siano celebrati in tutto il mondo, a prescindere dalla fede professata. Un po' perché il Natale cristiano eredita i giorni di festa dalle religioni più antiche, un po' perché il Cristianesimo con i suoi 2200 milioni di fedeli è la religione più diffusa al mondo, un po' perché la globalizzazione ha fatto il resto. Un esempio pertinente è quello del Giappone dove tradizionalmente a Natale si mangia pollo fritto da KFC e la festa viene onorata dal 23 al 25 dicembre. Chef Hiro racconta che "Natale non è una festa tradizionale e religiosa, ma ormai è diventata una delle più grandi feste del Giappone. Si festeggia con la famiglia fino all'adolescenza. Poi, da adolescenti in poi, si festeggia con amici e fidanzati, per questo motivo è spesso chiamata e citata come ‘festa d’amore', amore sia di coppia sia familiare".

Nelle nazioni in cui il Natale ha un significato religioso invece c'è un forte legame tra la gastronomia e la simbologia del Natale. Come nel caso della religiosissima e ultra-cattolica Polonia.

La vigilia di Natale in Polonia con 12 portate dedicate agli apostoli

In Polonia il 24 e 25 dicembre sono due giorni importantissimi, probabilmente i più importanti dell'anno. Viene sottolineato con grande clamore il senso di attesa per la nascita di Cristo tipica della Vigilia: per "ingannare" questa attesa al cenone vengono servite 12 portate, una per ogni apostolo e tutte rigorosamente senza carne, per rispettare il precetto cattolico dell’Avvento. Le pietanze vanno assaggiate tutte, come buon auspicio per l’anno nuovo: esattamente come a Napoli, dove le pietanze non hanno un numero preciso ma ognuna di esse è dedicata a una divinità pre-cristiana e bisogna assaggiare ogni cosa "per devozione", come dicono le nonne partenopee.

Alla vigilia i polacchi apparecchiano addirittura un posto vuoto, in attesa di un nuovo ospite che simboleggia l'arrivo di Gesù Cristo. Si tratta anche di un gesto di vicinanza nei confronti degli emigrati: dalla fine della II Guerra Mondiale la Polonia ha vissuto una diaspora, il posto vuoto è un modo per avere simbolicamente a tavola anche chi vive lontano. I più tradizionalisti comprano poi una balla di fieno da mettere sotto il tavolo come allegoria della mangiatoia in cui è nato il Nazareno.

Altra tradizione molto interessante riguarda l'inizio della cena stessa: il primo piatto può essere portato a tavola solo quando spunta la prima stella, in rappresentanza della stella cometa che ha guidato i Re Magi verso la Sacra Famiglia. Certo, con l’inquinamento luminoso che c’è di questi tempi è più difficile individuare il momento giusto, ma un’occhiata al cielo si cerca di darla sempre.

Prima ancora di sedersi a tavola però i polacchi si scambiano l'oplatek, un'ostia non consacrata a forma di foglio sulla quale è impressa un'immagine religiosa. Questo rito è stato introdotto nel XVIII secolo dopo le guerre napoleoniche che divisero la nazione in 3 parti. Tradizionalmente il padre inizia questa cerimonia prendendo l'oplatek e spezzandone una parte per donarla alla moglie. Nel fare questo, potrebbe dire le cose per le quali le è grato, augurarle una buona salute o chiederle perdono, dopodiché la moglie spezza l'ostia per condividerla con ogni membro della famiglia, partendo dal più anziano. È una cerimonia toccante, che può aiutare a guarire le divisioni nate in famiglia nell’ultimo anno. In Polonia è molto facile trovare questi pezzi di ostia ma grazie all'emigrazione verso l'Europa Occidentale, tra cui l'Italia, a seguito del crollo del blocco sovietico, oggi questo prodotto si trova anche in giro per la nostra nazione.

Arriviamo poi alle fatidiche 12 portate. Come ogni cenone della vigilia che si rispetti nel cattolicesimo, i piatti sono magri ma abbondanti. Alcune ricette si fanno solo a Natale, altre tutto l'anno, proprio come in Italia e proprio come nel nostro Paese ci sono ricette più tipiche di alcune regioni, e alcune di altre regioni ancora.

Dall'oplatek si passa al barsczc, il brodo di rape rosse e funghi secchi che viene servito con le uszka, dei piccoli tortellini il cui ripieno è composto dagli stessi funghi che vengono aggiunti al brodo. A seguire c'è il tozzo di pane che per la sera della vigilia viene preparato con i semi di papavero. Imprescindibile l'aringa, cucinata con le cipolle, e la carpa. Per questi due pesci le ricette sono molteplici: le carpe si possono friggere, o preparare con uva passa e mandorle (ricetta d’ispirazione ebraica) o, ancora, si può preparare una sorta di polpettone servito con una crema di rafano (kren). Altri piatti tipici delle feste sono i pierogi, dei grossi ravioli a mezzaluna ripieni di patate e cipolle, cotti in acqua bollente e ripassati in padella, particolarmente amati dai più piccoli per la loro golosità e croccantezza.

Prima dei dolci ci sono invece i bigos o i golabki, due piatti a base di verza che durante l'anno sono riempiti di carne macinata e riso ma che, per l'occasione, diventano rigorosamente vegetariani. Un piatto molto simile ai meahrizushi giapponesi, gli involtini di takana tipici dei templi shintoisti e buddisti del Sol Levante.

I pasticcini della vigilia di Natale in Polonia sono estremamente dolci: non manca mai il pan di zenzero, così come il piernik, che è una sorta pan d’epice fatto con miele, zenzero, cannella e noce moscata. Il dolce tradizionale per eccellenza è il makoviec, un rotolo bicolore fatto con i semi di papavero, simbolo di abbondanza.