I risultati del test de Il Salvagente sull’olio extravergine: le bottiglie più costose ultime in classifica, trionfano i discount

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Il test di laboratorio de Il Salvagente su 16 bottiglie: alcuni prodotti vincono la prova sui residui di oli minerali, mentre altri marchi noti e costosi scivolano sul fondo.

L'olio extravergine d'oliva è la colonna portante della cucina italiana e un punto fermo nella spesa quotidiana. Ma quanto sono sicuri i prodotti che compriamo sugli scaffali della grande distribuzione? E, soprattutto, spendere fino a dieci euro a bottiglia mette al riparo da brutte sorprese rispetto a un'etichetta economica?

A ribaltare le certezze dei consumatori è un'indagine di laboratorio pubblicata da Il Salvagente nel numero di ottobre, che ha passato al setaccio 16 oli da supermercato e discount (15 extravergini e un olio d'oliva composto). L'esito delle analisi racconta uno scenario inatteso: le private label della spesa low-cost battono marchi storici e blasonati, penalizzati dalla presenza di residui legati alla lavorazione degli oli minerali.

Cosa sono MOSH e MOAH e quali sono i rischi reali

Il laboratorio ha cercato nelle bottiglie due specifiche famiglie di idrocarburi derivati dagli oli minerali: i MOSH (Mineral Oil Saturated Hydrocarbons) e i MOAH (Mineral Oil Aromatic Hydrocarbons).

La distinzione scientifica tra le due sostanze è sostanziale:

  • MOAH: rappresentano la frazione più sorvegliata. Secondo l'EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), questo gruppo può contenere sostanze con potenziale genotossico e cancerogeno; per questa ragione le autorità spingono per ridurle al minimo negli alimenti. Nel test è stata impiegata la soglia guida europea di 2 mg/kg.
  • MOSH: sono idrocarburi saturi che tendono ad accumularsi nei tessuti e nel fegato. Pur richiedendo cautela, l'EFSA ha chiarito che l'attuale livello di esposizione nella dieta non desta un allarme immediato per la salute. La rivista ha adottato il valore indicativo tedesco di 13 mg/kg.

C'è un chiarimento fondamentale da fare: nessuno degli oli esaminati è fuori legge. I parametri usati nel test sono valori guida di cautela scientifica e non limiti sanzionatori obbligatori, in attesa dell'introduzione definitiva dei nuovi regolamenti europei.

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La classifica dei 16 oli: punteggi, prezzi e sorprese del test

La graduatoria non prende in considerazione gusto, acidità o caratteristiche organolettiche: ordina i prodotti unicamente in base ai rilievi di laboratorio sui contaminanti minerali. A trionfare a pari merito sul gradino più alto sono due etichette della grande distribuzione economica, mentre i marchi con il prezzo al litro più consistente scivolano nelle retrovie.

  1. Lidl Primadonna – 7,9/10 (5,49 €/l)
  2. Carrefour Extra – 7,9/10 (6,55 €/l)
  3. Carapelli Il Frantolio – 7,8/10 (8,99 €/l)
  4. Conad Classico – 7,5/10 (6,99 €/l)
  5. Esselunga Olio Dolce – 7,4/10 (5,99 €/l)
  6. Coop – 6,3/10 (6,49 €/l)
  7. Cirio Classico – 6,2/10 (7,99 €/l)
  8. Farchioni – 5,9/10 (8,54 €/l)
  9. Monini Classico – 5,8/10 (8,92 €/l)
  10. De Cecco Classico – 5,6/10 (6,64 €/l)
  11. Eurospin La Badia – 5,5/10 (5,49 €/l)
  12. Costa d'Oro L'Extra – 5/10 (8,49 €/l)
  13. Pietro Coricelli Qualità Tracciata – 4,8/10 (5,39 €/l)
  14. Bertolli Originale – 3,9/10 (8,89 €/l)
  15. Sasso – 3,7/10 (7,59 €/l) (miscela di raffinati e vergini)
  16. Sagra – 3/10 (9,90 €/l)

I risultati mostrano che Lidl Primadonna (5,49 €/l) e Carrefour Extra (6,55 €/l) hanno mantenuto i valori di MOAH al limite o sotto la soglia minima di rilevazione strumentale (1 mg/kg). Al polo opposto, Sagra occupa l'ultima posizione con 3,7 mg/kg di MOAH e 25 mg/kg di MOSH: il dato colpisce soprattutto perché, a 9,90 euro al litro, è il prodotto più costoso del lotto.

I cinque marchi che oltrepassano il valore guida sui MOAH

Cinque campioni hanno registrato livelli superiori alla soglia di riferimento di 2 mg/kg per i composti aromatici:

  1. Costa d'Oro L'Extra – 2,1 mg/kg
  2. Pietro Coricelli Qualità Tracciata – 2,3 mg/kg
  3. Bertolli Originale – 2,5 mg/kg
  4. Sasso – 2,6 mg/kg
  5. Sagra – 3,7 mg/kg

Poco distanti dal limite si collocano Eurospin La Badia, De Cecco Classico e Monini Classico, tutti fermi a 1,9 mg/kg.

Il quadro normativo comunitario è comunque destinato a evolvere: è in discussione una soglia di prima applicazione fissata a 4 mg/kg (che include e convalida tutti i campioni analizzati), per poi scendere nel tempo a 2 mg/kg.

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Come finiscono le tracce di idrocarburi nell'olio?

La presenza accidentale di frazioni derivate dal petrolio in un prodotto agricolo nasce lungo l'intera catena di fornitura:

  • Nei campi e nella raccolta: gas di scarico dei mezzi agricoli tra i filari, gocciolamenti di lubrificanti dagli scuotitori meccanici o trattamenti fitosanitari con oli paraffinici.
  • Durante lo stoccaggio e il trasporto: uso di sacchi di juta tradizionali trattati con oli minerali per ammorbidire le fibre tessili.
  • Negli impianti di estrazione e imbottigliamento: contatto accidentale con oli per ingranaggi e circuiti idraulici dei frantoi, usura di guarnizioni o lubrificanti adoperati sulle linee di tappatura.

Le precisazioni delle aziende e le controanalisi

Interpellati sui risultati del test, i marchi coinvolti hanno subito chiarito la propria posizione, ribadendo la totale conformità dei prodotti rispetto alle norme vigenti. Dal gruppo Salov, proprietario di Sagra, fanno notare che la concentrazione rilevata di 3,7 mg/kg non solo rispetta la legge attuale, ma si colloca già al di sotto del futuro tetto europeo di 4 mg/kg.

Una linea difensiva a cui Deoleo, che controlla Bertolli e Sasso, aggiunge il dato delle controanalisi condotte sugli stessi lotti: le verifiche indipendenti hanno infatti registrato valori nettamente inferiori, pari a 1,7 mg/kg per Bertolli e 1,1 mg/kg per Sasso, entrambi pienamente sotto la soglia sentinella dei 2 mg/kg. Da parte loro, anche Costa d'Oro e Pietro Coricelli hanno richiamato l'attenzione sui margini di incertezza tipici delle misurazioni di laboratorio, ricordando come il limite adottato dalla rivista sia un semplice valore guida privo di efficacia sanzionatoria.

Al netto dei tecnicismi e dei singoli rilievi, la lezione per chi fa la spesa resta pragmatica: il prezzo sul cartellino e la notorietà dell'insegna non bastano a garantire la purezza tecnica della bottiglia, che dipende unicamente dal controllo meticoloso di ogni passaggio lungo la filiera produttiva.

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