
La battaglia sul gianduiotto non è finita. Dopo anni di scontri sul disciplinare, un compromesso raggiunto con Lindt e l’avvio dell’iter europeo per ottenere l’Igp, la contesa sul Giandujotto di Torino si sposta ora davanti ai giudici amministrativi. Lindt & Sprüngli ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro il provvedimento con cui il Ministero dell’Agricoltura ha trasmesso alla Commissione europea la domanda per il riconoscimento dell’Indicazione geografica protetta. È un passaggio importante perché rimette in discussione, o almeno rischia di rallentare, un percorso che sembrava ormai indirizzato verso Bruxelles.
La vicenda riguarda uno dei cioccolatini più famosi d’Italia – con la “j” nella denominazione candidata all’Igp, mentre nel linguaggio comune resta “gianduiotto” – , un vero simbolo di Torino e del Piemonte, ma non è solo una disputa dolciaria: al centro ci sono la ricetta, il nome, la memoria storica del prodotto e il diritto di usare una denominazione che potrebbe diventare protetta a livello europeo.
Com'è nata la battaglia con Lindt
La battaglia era emersa già nel 2023, quando il confronto tra il Comitato del Giandujotto di Torino Igp e Lindt si era concentrato soprattutto sul disciplinare di produzione.
Il nodo principale era la ricetta. I produttori piemontesi chiedevano un disciplinare molto rigoroso, fondato su tre ingredienti: cacao, zucchero e nocciola Piemonte Igp. Lindt, attraverso Caffarel, chiedeva invece di poter mantenere nella ricetta anche il latte in polvere, ingrediente usato nella produzione industriale.
La multinazionale contestava inoltre altri aspetti del disciplinare, tra cui la percentuale minima di nocciole e il vincolo della produzione esclusiva in Piemonte. Per i cioccolatieri torinesi, però, allargare troppo le regole avrebbe significato indebolire l’identità del prodotto e rendere meno chiaro cosa distingue il gianduiotto tradizionale da un cioccolatino industriale alla nocciola.

Dopo anni di tensioni, nel 2024 la vicenda sembrava essersi sbloccata. Lindt aveva ritirato l’opposizione formale e si era arrivati a un compromesso: da una parte il Comitato piemontese manteneva un disciplinare più legato alla ricetta tradizionale, dall’altra Lindt/Caffarel conservava la possibilità di tutelare la propria identità commerciale e il proprio marchio storico. Nel 2025 era arrivato il passaggio che aveva fatto pensare a una svolta definitiva: la domanda di registrazione del Giandujotto di Torino era stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale, aprendo l’iter per il riconoscimento europeo dell’Igp.
È importante però precisare un aspetto: la pubblicazione della domanda non equivale al riconoscimento definitivo dell’Igp. Significa che la procedura è arrivata a una fase avanzata e che il dossier può proseguire il suo percorso verso l’Unione europea. Il marchio, quindi, non era ancora definitivamente acquisito: era entrato nella fase decisiva dell’iter.
Perché Lindt ora va al Tar
La novità è che Lindt ha deciso di impugnare il provvedimento ministeriale con cui il Ministero dell’Agricoltura ha trasmesso il dossier alla Commissione europea. Il ricorso è stato presentato al Tar del Lazio. Il punto non riguarda più soltanto la ricetta, ma anche il nome. Lindt contesta la possibile sovrapposizione tra la futura denominazione protetta Giandujotto di Torino e un proprio marchio registrato: “Gianduia 1865 – L’autentico Gianduiotto di Torino”.
Secondo la multinazionale, il riconoscimento dell’Igp potrebbe interferire con un marchio già in suo possesso. Le osservazioni erano già state presentate nella fase amministrativa, ma il Ministero dell’Agricoltura le aveva respinte, ritenendo valide le controdeduzioni del Comitato Giandujotto di Torino. Ora sarà il Tar del Lazio a stabilire se il provvedimento ministeriale sia legittimo.
Il ruolo di Caffarel nella disputa
La posizione di Lindt pesa anche per una ragione storica: il gruppo svizzero controlla Caffarel, storica azienda torinese a cui viene tradizionalmente attribuita l’invenzione del gianduiotto nel 1865.
Questo è uno dei punti più delicati della vicenda: Lindt rivendica il legame con Caffarel e quindi con la nascita del prodotto; il Comitato Giandujotto di Torino, che riunisce oltre quaranta imprese piemontesi, sostiene invece che il gianduiotto debba essere tutelato come patrimonio collettivo del territorio, non come espressione di un singolo marchio.
La domanda di fondo è semplice solo in apparenza: il gianduiotto appartiene soprattutto alla storia di un’azienda che lo ha inventato o alla tradizione gastronomica di un intero territorio?
Cosa può succedere all’iter europeo
Il ricorso potrebbe rallentare il percorso verso il riconoscimento europeo: il Regolamento Ue 2024/1143 prevede infatti che la Commissione europea possa sospendere l’esame della domanda se c’è una controversia nazionale ancora aperta.
In pratica, il futuro del Giandujotto di Torino Igp potrebbe restare in bilico fino alla decisione del Tar del Lazio: l’udienza non è stata ancora fissata, quindi al momento non ci sono tempi certi. Se il ricorso dovesse avere effetti sull’iter, il riconoscimento potrebbe subire un nuovo stop. Se invece la posizione del Ministero venisse confermata, il dossier potrebbe proseguire il suo percorso a Bruxelles.

Perché questa storia riguarda anche i consumatori
A prima vista può sembrare una disputa tecnica, fatta di disciplinari, ricorsi, marchi registrati e procedure europee. In realtà riguarda anche chi compra e mangia i gianduiotti.
Un’Igp serve proprio a chiarire cosa c’è dietro un nome: quali ingredienti possono essere usati, dove deve avvenire la produzione, quali caratteristiche deve avere il prodotto finale. Nel caso del Giandujotto di Torino, il riconoscimento fisserebbe i confini tra un generico cioccolatino alla nocciola e una specialità legata alla storia dolciaria piemontese.
La battaglia, quindi, mette di fronte due visioni diverse: da una parte c’è il gianduiotto come prodotto industriale, capace di arrivare alla grande distribuzione e ai mercati internazionali; dall’altra c’è il gianduiotto come specialità territoriale, da proteggere con regole più rigide su ingredienti, produzione e legame con il Piemonte.
Dopo lo scontro sugli ingredienti e dopo il passo avanti del 2025, arriva ora una nuova fase: quella giudiziaria. Il gianduiotto resta uno dei simboli più riconoscibili della pasticceria piemontese, ma il futuro del Giandujotto di Torino Igp è ancora sospeso tra Torino, Bruxelles e il Tar del Lazio.