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2 Giugno 2026 11:00

Frutta di lusso: perché in Giappone costa tanto ed è diventata un regalo perfetto

Fragole rosse e succose, meloni a prova di Giotto, ma anche ciliegie che sembrano rubini e acini d'uva giganti e croccanti che possono arrivare a costare cifre esorbitanti. La frutta di alta gamma non è nata per il consumo quotidiano, ma per stupire.

A cura di Federica Palladini
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Meloni perfettamente sferici, manghi di cui le sfumature di colore ricordano quelle del tramonto, acidi d’uva e fragole giganti dalla dolcezza intensa. No, non stiamo parlando della frutta realistica di Cédric Grolet, diventata recentemente di nuovo virale e che ha invaso le pasticcerie e i social di tutto il mondo, ma di quella reale che si trova in Giappone, dove il termine “reale” in questo caso ha una doppia valenza: significa vera, ma anche lussuosa. Oltre ai più popolari frutti che si comprano nei supermercati come succede alle nostre latitudini, nel Sol Levante esiste un mondo parallelo di frutta destinata a diventare un oggetto del desiderio, venduta in splendide (e spesso storiche) boutique, esposta come un vero e proprio gioiello da regalare nelle occasioni importanti, con tanto di packaging curato in ogni minimo dettaglio. I costi? Ovviamente altissimi: un’ordinaria confezione di fragole, per esempio, in un supermarket di Tokyo si aggira tra i 2,50 e i 3,50 euro (450-650 yen), quelle ricercate arrivano a 30 euro per 15 pezzi, mentre per le versioni super luxury il prezzo per un singolo frutto supera i 1500 yen, ovvero gli 8 euro. Non sono rari neppure i frutti selezionati che sul mercato raggiungono cifre astronomiche, come nel caso della pregiatissima uva Ruby Roman, coltivata esclusivamente nella prefettura di Ishikawa: nel 2020 un grappolo da 900 grammi, quindi meno di un chilo, è stato venduto all’asta per 10.000 euro. Com’è possibile? Scopriamolo insieme.

Frutta in regalo: una pratica antichissima

Partiamo dal principio: la frutta premium in Giappone non è una moda o una tendenza del momento, ma si lega alle variegate tradizioni culturali del paese che hanno radici millenarie e che abbracciano religione, consuetudini sociali e culto della perfezione, compresa quella estetica. Fin dai tempi antichi, si era soliti portare cibo in dono agli dei e agli antenati, pregando di ottenere un buon raccolto: nel tempo, durante i rituali, le offerte vengono scambiate tra tutti i partecipanti, che sono familiari o persone che appartengono alla stessa comunità, privilegiando i più anziani e i membri di rango superiore, diventando dei regali sotto il segno della condivisione e della gratitudine, nonché un modo per rafforzare le relazioni. Ancora adesso in Giappone esiste un vero e proprio galateo dei regali, con regole che si devono rispettare nella sfera privata, in quella pubblica e anche lavorativa (per esempio durante un incontro d’affari). Tra le occasioni più sentite spiccano l’Ochugen a luglio e l’Oseibo a dicembre, due ricorrenze che hanno come protagonista la pratica di scambiarsi omaggi in estate e verso la conclusione dell’anno. Il piacere di portare un dono a qualcuno, poi, è strettamente associato alla celebre omotenashi, ovvero l’arte dell’ospitalità giapponese di prendersi cura degli altri in modo gratuito. Infine, l’aspetto semplice e allo stesso tempo scenografico della frutta richiama gli ideali estetici tipici del Sol Levante, dove il bello è minimale, elegante e armonioso.

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Frutta di lusso: perché costa così tanto?

Abbiamo capito che la classica frutta che si reperisce al supermercato non è la stessa che viene regalata. Quest’ultima, infatti, non è un prodotto che si consuma nel day by day, ma è realizzata appositamente per stupire: se si entra nella più famosa boutique di Tokyo che vende frutta di lusso, chiamata Sembikiya e fondata nel 1834, sembrerà quasi strano essere di fronte a del cibo e non a delle opere d’arte. Il loro pregio deriva soprattutto da tre fattori: il primo sono le tecniche di coltivazione artigianali, dalla minuziosa scelta dei semi da parte degli agricoltori alla meticolosa attenzione per ogni frutto, con i meloni, per esempio, che vengono girati a mano per esporre alla luce in modo omogeneo tutta la superficie o che vengono massaggiati uno a uno per aumentare la dolcezza della polpa; in secondo luogo, come visto, c’è un'ossessione verso l'estetica, nella forma, nella texture e nel colore; terzo, la produzione è limitata, cosa che rende queste specialità non rare, ma senza dubbio esclusive.

Meloni, uva, fragole e ciliegie: quali sono i frutti top di gamma

A questo punto la domanda sorge spontanea: quali sono i frutti più ambiti, paragonabili a degli status symbol? Nel 2025 un’influencer americana aveva diffuso sui social una fragola giapponese acquistata negli Stati Uniti a 20 dollari (che equivalgono a poco più di 18 euro), definendola la più buona che avesse mai mangiato.

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In realtà, nel Sol Levante si coltivano più di 350 tipologie di fragole e la più costosa in assoluto è la Bijin-hime, che può arrivare a 370 euro a frutto. Il nome significa “Bella Principessa”, pesa circa 80 grammi, è rosso intenso e molto zuccherina: per metterla a punto nella sua piccola fattoria di Hashima, l’agricoltore Okuda Nichio ci ha messo 15 anni. Non si tratta, però, di un’eccezione: al termine di anni di ricerca sono nate altre eccellenze come lo Yubari King, il melone giapponese più noto al mondo, proveniente dalle serre della cittadina omonima situata sull’isola di Hokkaido, che vanta un reticolato geometrico impeccabile e una polpa arancione iper zuccherina, probabilmente la massima star della frutta di lusso, e la varietà di uva Ruby Roman, che si caratterizza per gli acini grandi, lucidissimi e croccanti. Sembrano dei grossi rubini sferici, invece, le ciliegie Sato Nishiki, presenti dal 1928 e diventate un prodotto identitario, così come non passa inosservato il mango Miyazaki, detto anche Taiyo no Tamago, che vuol dire “uovo del sole”, per la sua forma ovale e le sue particolari nuance rosso intenso della buccia e arancione vibrante dell’interno.

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Alla lista si uniscono anche altri due frutti meno eleganti, ma sempre di alta qualità: il dekopon, un agrume simile al mandarino che spicca per la sua incredibile dolcezza e il curioso Square Watermelon, noto come il cocomero quadrato (o cubico) inventato nel 1970 per ragioni di praticità di trasporto e stoccaggio rispetto alla classica anguria. In quest’ultimo caso, il gusto non è così rilevante (tanto da non essere edibile perché il più delle volte raccolto precocemente), ma come frutto ornamentale di design svolge egregiamente il suo compito.

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