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17 Maggio 2026 15:00

Cos’è il cetrangolo, l’antico agrume dell’incantevole Costa dei Trabocchi

Si tratta di una particolare varietà di arancia amara tipica di alcuni comuni della provincia di Chieti, ottima per realizzare marmellate e distillati. Da quattro secoli qui si coltivano agrumi come arance, limoni, cedri e mandarini, con gli alberi che si affacciano sul Mare Adriatico.

A cura di Federica Palladini
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Siamo in Abruzzo, in una parte della Costa dei Trabocchi, un lembo di terra lungo circa 15 chilometri tra le località di Ortona e Fossacesia, che prende il nome dalle antiche macchine da pesca costruite su palafitte che ne caratterizzano il paesaggio. Un panorama suggestivo che, probabilmente, non tutti sanno essere impreziosito anche da dei “giardini” di agrumi, tra arance, limoni, cedri e mandarini, posizionati su pendii a picco sul mare Adriatico e protetti da siepi frangivento e canneti. Una biodiversità inaspettata – per chi arriva da fuori – che nasconde delle vere e proprie rarità, come il cetrangolo, chiamato anche cedrangolo o melàngolo, una varietà di arancia amara con cui si realizzano marmellate e distillati. Andiamo alla sua scoperta.

Le arance della Costa dei Trabocchi: agrumi al profumo di salsedine

In un’area di produzione che comprende i comuni di Ortona, San Vito Chietino, Rocca San Giovanni e Fossacesia, in provincia di Chieti, crescono in modo discreto degli agrumeti che un tempo rappresentavano un’importante risorsa economica locale, con i frutti esportati dal vicino mercato di Lanciano verso tutto il mondo, Stati Uniti compresi. Se limoni e mandarini compaiono nell’800, a essere protagoniste fin dal ‘600 sono le arance, che in abruzzese sono ancora note come “portuhalle”, perché introdotte in Europa dai traffici commerciali dei portoghesi con l’Oriente (in particolare con la Cina) nel XVI secolo. E dal Portogallo come giungono fino in Abruzzo? La teoria storica più accreditata collega la migrazione di ebrei sefarditi dalla Penisola Iberica a queste zone che nel 1627 furono devastate da un terremoto, con conseguente maremoto, che ne cambiò completamente il profilo: i nuovi abitanti ricostruiscono l’entroterra e il litorale frentano (così come viene chiamato dall’antico popolo dei Frentani), perfezionando le tecniche legate ai trabocchi e piantando gli aranci.

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La pesca e la coltivazione delle arance restano al centro della vita delle persone per molti secoli, almeno fino agli anni ‘60/’70 del ‘900: succede che iniziano a dominare il mercato made in Italy gli agrumi del Sud d’Italia, tra cui le arance siciliane, e poi l’Italia si industrializza, con i lavoratori che lasciano le campagne e cercano un lavoro più stabile e maggiormente retribuito nelle fabbriche, per cui queste colture si riducono in termini di volume e di spazio. Solo di recente, nel 2004, grazie a una manciata di produttori – detti “giardinieri” – uniti nell’associazione Agrumi della Costa dei Trabocchi, questo frutto è stato recuperato e tornato a essere valorizzato come un’eccellenza (ci sono alberi ultracentenari), insieme a limoni, cedri e mandarini destinati alla pasticceria e alla norcineria di pregio, rientrando nei Pat, ovvero nei Prodotti Agroalimentari Tradizionali e sotto la tutela di Slow Food.

Il cetrangolo: l’arancia amara simbolo del territorio

Le arance della Costa dei Trabocchi si raccolgono durante il periodo invernale, da dicembre a marzo. Non sono di una sola varietà: ci sono quelle dolci (citrus sinensis) a polpa gialla (le bionde) e pigmentata (le rosse), ma è presente anche una tipologia particolare di arancia amara (citrus aurantium) conosciuta come cetrangolo: si distingue dalle altre per le grandi spine che compaiono sui rami degli alberi, per il picciolo alato (e non cilindrico) e per l’intenso profumo delle foglie e del frutto che è ricco di semi e che ha una polpa dal sapore molto aspro. Si tratta di un’arancia che non è adatta al consumo fresco, ma che si presta per essere trasformata in confetture – da abbinare soprattutto ai formaggi – e in liquori e distillati, come il gin (Gin J7) della Distilleria Michele Jannamico, a base di ginepro, cetrangolo e altre botaniche locali come elicriso e finocchietto marino. Per toccare con mano queste specialità, materie prime comprese, ovviamente, l’appuntamento è ogni anno a marzo con l’evento Vianova delle Arance in quel di Vallevò (Rocca San Giovanni), un vivace e colorato mercatino popolato da stand in cui fare degustazioni e acquisti che s’ispira alle storiche bancarelle che dalla metà dell’800 agli anni ‘50 venivano allestite lungo l’attuale strada Nazionale Adriatica, dove le famiglie del luogo vendevano il pesce fresco pescato dai trabocchi, gli agrumi, le confetture e prodotti di artigianato locale, come vasi di creta e terracotta.

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La confusione con il cetriolo siciliano

Attenzione però a non confonderlo con il “cetrangolo siciliano: nonostante il nome identico, non ha nulla a che vedere con gli agrumi della Costa dei Trabocchi. In alcune zone della Sicilia, infatti, il termine viene usato per indicare una varietà locale di cetriolo lungo e ricurvo, tipica della tradizione contadina isolana. Un’omonimia curiosa che può trarre facilmente in inganno.

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