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24 Luglio 2026 11:00

Cosa mangiare sulla Riviera Romagnola: 11 specialità da assaggiare tra Cattolica, Rimini e Ravenna

Dalla piadina alla riminese e i sardoncini alla griglia, passando per gli strozzapreti con le canocchie, fino al sale dolce di Cervia e alla cozza selvatica di Marina di Ravenna: un viaggio tra i sapori più rappresentativi della Riviera Romagnola.

A cura di Francesca Fiore
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Percorrere la Riviera Romagnola da Cattolica a Ravenna significa attraversare località molto diverse tra loro, ma unite da una cucina immediatamente riconoscibile. Nei chioschi, nei porti e nei ristoranti affacciati sull’Adriatico tornano alcuni ingredienti ricorrenti: il pesce azzurro, i molluschi, la piadina, i prodotti delle saline e le preparazioni nate attorno alla vita delle marinerie.

Il viaggio comincia nella parte meridionale della costa, dove la piadina è più sottile e flessibile, i cassoni si trovano praticamente ovunque e i sardoncini finiscono sulla griglia oppure dentro una piada con radicchio e cipolla. A Cattolica sopravvivono anche specialità molto più circoscritte, come il miacetto e il bizulà, un pane asciutto nato per accompagnare i pescatori durante le giornate in mare.

Risalendo verso Cesenatico, Cervia e i lidi ravennati, diventano sempre più presenti brodetti, rustide, cozze e altri piatti legati al pescato dell’Adriatico. Alcune ricette appartengono a tutta la costa e cambiano secondo la stagione e le abitudini locali; altre, invece, raccontano un luogo preciso, come il sale dolce e il cardo coltivato nella sabbia di Cervia.

È proprio questa alternanza tra ricette condivise e prodotti strettamente locali a rendere interessante il viaggio gastronomico lungo la costa. Ecco quindi cosa mangiare sulla Riviera Romagnola, seguendo il litorale da sud a nord e soffermandosi sulle specialità che raccontano meglio ciascun tratto del percorso.

1. Piadina alla riminese

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La piadina si prepara in tutta la Romagna, dal mare alle colline, ma non ha ovunque lo stesso aspetto. Nell’area di Rimini è generalmente più larga, sottile e flessibile rispetto a quella diffusa nelle province di Forlì-Cesena e Ravenna, che tende a essere più piccola e spessa. Questa differenza è riconosciuta anche dalla denominazione Piadina romagnola Igp, che comprende una specifica tipologia “alla Riminese”. L’impasto parte da farina di grano tenero, acqua, sale e una componente grassa, tradizionalmente strutto ma oggi spesso sostituito o affiancato dall’olio. Il disco viene poi cotto sul testo, un tempo di terracotta e ormai quasi sempre di metallo.

Tra le farciture più conosciute ci sono prosciutto crudo, squacquerone e rucola, ma sulla costa la piada incontra spesso anche il pesce. Uno degli abbinamenti più rappresentativi dell’area riminese è quello con sardoncini alla griglia, radicchio e cipolla: una combinazione semplice, molto diffusa nei chioschi e legata allo street food della Riviera. È una farcitura che riassume bene il carattere della cucina locale, perché unisce la piadina, nata nella tradizione contadina romagnola, a uno dei pesci più comuni dell’Adriatico.

2. Cassoni riminesi

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Il cassone si prepara con lo stesso impasto della piadina, ma viene riempito prima della cottura. Il disco ancora crudo viene farcito, ripiegato a mezzaluna e sigillato lungo il bordo; soltanto a questo punto viene sistemato sul testo. Nel Riminese si usa soprattutto il termine cassone, mentre in altre parti della Romagna la stessa preparazione è chiamata più comunemente crescione. Anche Cervia presenta piada, crescioni e cassoni come parte della tradizione gastronomica regionale presente sulla costa.

Uno dei ripieni più tradizionali è quello alle erbe, preparato con bietole o verdure di campo e insaporito con aglio; molto diffuso è anche il cassone rosso, con pomodoro e mozzarella. Nei chioschi contemporanei il repertorio comprende patate, salsiccia, formaggi e numerose altre combinazioni. Non è una specialità nata sulla spiaggia, ma è diventata parte integrante dell’alimentazione quotidiana della Riviera: è pratica da mangiare, come la piadina, sostanziosa e adatta tanto a un pranzo veloce quanto a una cena informale.

3. Sardoncini alla griglia

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I sardoncini si mangiano anche senza piadina, soprattutto grigliati e serviti molto caldi. La preparazione è semplice, ma richiede attenzione perché le alici sono piccole e cuociono rapidamente: possono essere sistemate direttamente sulla griglia oppure passate in un composto di pangrattato, aglio e prezzemolo. In alcuni casi vengono infilate negli spiedi, così da poterle girare più facilmente sulla brace.

I sardoncini vengono spesso definiti scottadito perché si mangiano appena cotte, talvolta con le mani. Si tratta di uno dei piatti più caratteristici, che si consuma soprattutto nelle serate estive sulla costa, nella carta alimentare, ma anche in occasione di feste, sagre e appuntamenti legati ai porti.  Non appartengono esclusivamente a Rimini o a un’altra singola città: sono una specialità condivisa dalle marinerie romagnole e, più in generale, da diverse zone dell’Adriatico.

4. Rustida romagnola

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In Romagna la grigliata di pesce viene chiamata rustida, dal termine dialettale usato per indicare la cottura arrosto. Non esiste una composizione obbligatoria: più che la lista precisa delle specie, a definire la rustida sono il metodo di cottura e il rapporto diretto con il pescato. La rustida può comprendere sardoncini, sgombri, sogliole, seppie, canocchie e altri pesci disponibili secondo la stagione e il pescato. Prima di finire sulla griglia, gli ingredienti vengono spesso ricoperti con pangrattato insaporito con aglio, prezzemolo, sale e olio. La panatura non ha soltanto una funzione aromatica: forma una crosta esterna e protegge dal calore della brace soprattutto i pesci più piccoli e delicati. È una preparazione presente lungo tutta la costa romagnola, da Cattolica ai lidi ravennati: la sua origine va cercata nelle abitudini delle comunità marinare, che cucinavano alla brace pesci diversi senza bisogno di lavorazioni complesse. Ancora oggi è uno dei piatti più adatti a una cena estiva sulla Riviera.

5. Strozzapreti alle canocchie

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Gli strozzapreti alle canocchie sono uno dei primi piatti che meglio mettono insieme la pasta della tradizione romagnola e il pescato dell’Adriatico. Gli strozzapreti, corti e leggermente attorcigliati, trattengono bene il condimento preparato con le canocchie, crostacei molto presenti nella cucina delle marinerie adriatiche. Il sugo può essere lasciato in bianco oppure completato con una piccola quantità di pomodoro, mentre la polpa viene spesso estratta in parte dai gusci per distribuirla meglio nella pasta. È un piatto particolarmente adatto a un itinerario estivo.

6. Brodetto delle marinerie romagnole

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Il brodetto è diffuso lungo gran parte dell’Adriatico e ogni tratto di costa ne conserva una propria interpretazione: quello delle marinerie romagnole non corrisponde quindi a una ricetta unica e immutabile. Nasce infatti come preparazione di recupero: i pescatori utilizzavano pesci piccoli, esemplari danneggiati dalle reti o specie che avevano scarso valore commerciale. Nel tegame potevano entrare seppie, canocchie, triglie, sogliole e altri pesci da zuppa, aggiunti in momenti diversi in base alla consistenza delle carni. Anche il fondo cambia secondo la zona e le consuetudini familiari: può comprendere pomodoro o conserva, aglio oppure cipolla, vino o aceto. È quindi più corretto parlare di brodetti romagnoli che di un’unica versione ufficiale.

7. Bizulà di Cattolica

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Foto di agricoltura.regione.emilia–romagna.it

A Cattolica si trova il bizulà, un pane biscottato a forma di ciambella collegato alla vita dei pescatori. La sua consistenza asciutta permetteva di conservarlo più a lungo del pane fresco durante le permanenze in mare: poteva essere ammorbidito con acqua o vino e condito con olio prima di essere mangiato. La forma ad anello consentiva inoltre di legare insieme più pezzi, facilitandone il trasporto a bordo.

La Regione Emilia-Romagna lo descrive come il pane, o più propriamente il biscotto, dei marinai e collega il nome locale a termini utilizzati storicamente anche nelle marinerie veneziane e lagunari: a  Cattolica il bizulà è diventato una specialità specifica della tradizione portuale. Una pubblicazione regionale racconta che la produzione si è progressivamente ridotta e che il prodotto è stato conservato da uno storico forno situato non casualmente nei pressi del porto. Oggi è meno facile da trovare rispetto alla piadina o ai cassoni, ma proprio per questo conserva un valore particolare: non è stato creato per i turisti, bensì per rispondere a un’esigenza concreta della vita in mare.

8. Sale dolce di Cervia

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Spostandosi verso la parte settentrionale della Riviera si incontra uno dei prodotti più identificativi di Cervia: il suo sale dolce. Il termine non significa che il sale abbia un gusto zuccherino. La definizione deriva dalla purezza del cloruro di sodio e dalla ridotta presenza di altri sali minerali responsabili delle note più amare che possono trovarsi nel sale marino. La produzione è legata alle saline di Cervia, che per secoli hanno avuto un ruolo essenziale nell’economia cittadina. Non parliamo di un piatto da assaggiare, naturalmente, ma di un prodotto da portare con te al rientro e che gusterai un po' in tutti i piatti della zona: entra nelle conserve di alici e sardoncini, nei prodotti da forno, nei formaggi e persino in alcune produzioni dolciarie. Tra le produzioni più pregiate c’è il sale raccolto artigianalmente nella Salina Camillone, testimonianza dei metodi tradizionali utilizzati prima della trasformazione industriale della salina.

9. Cardo dolce di Cervia

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Il cardo dolce di Cervia è un ortaggio coltivato in quantità limitate soprattutto nei terreni sabbiosi di Pinarella. Durante la crescita viene interrato nella sabbia: la ridotta esposizione alla luce schiarisce le coste, ne aumenta la tenerezza e attenua il caratteristico sapore amarognolo del cardo. Il termine “dolce” deriva proprio dal risultato di questa tecnica di coltivazione.

Può essere consumato crudo, fritto, gratinato oppure impiegato nella preparazione di crescioni, tortini, contorni e altri piatti. A differenza di molte specialità presenti nei ristoranti della Riviera, il cardo è direttamente condizionato dall’ambiente costiero: sono il terreno sabbioso e il metodo di interramento a determinarne le caratteristiche. Bisogna però considerarne la stagionalità: è un prodotto invernale e non si trova fresco durante la stagione balneare. In estate può comparire nei negozi di prodotti locali sotto forma di conserve, creme o preparazioni sott’olio, anche se la disponibilità dipende dai singoli produttori.

10. Cozza selvatica di Marina di Ravenna

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A Marina di Ravenna le cozze non provengono da un allevamento costiero, ma crescono spontaneamente alcune miglia al largo, attaccate alle strutture sommerse delle piattaforme. Per raccoglierle, i pescatori specializzati, chiamati localmente cozzari, si immergono generalmente tra i 10 e i 15 metri di profondità, spingendosi in alcuni casi fino a 25 metri. La particolare collocazione in alto mare, insieme alle correnti e all’apporto di acqua dolce proveniente dalla costa, favorisce lo sviluppo di mitili di buona pezzatura e dal sapore intenso. La cozza selvatica di Marina di Ravenna è classificata in categoria A ed è diventata una delle specialità più riconoscibili della gastronomia locale, tanto da essere celebrata ogni estate con una manifestazione dedicata. Si può mangiare alla marinara, con aglio, prezzemolo e vino bianco, oppure in guazzetto, gratinata e come condimento per primi piatti. A differenza della cozza allevata di Cervia, quella ravennate si distingue soprattutto per la crescita spontanea e per la raccolta manuale in mare aperto.

11. Zariòta, l’ostrica di Cervia

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La zariòta è l’ostrica allevata nel mare di Cervia, a circa tre miglia dalla costa. La produzione è nata dall’esperienza della cooperativa locale già impegnata nella mitilicoltura: le ostriche crescono in mare aperto, in acque classificate di categoria A, e vengono raccolte e confezionate direttamente in barca per essere distribuite nella stessa giornata. In cucina si presta soprattutto al consumo crudo, servita al naturale o all’interno di una selezione di crudità, anche se può essere proposta anche cotta. È disponibile durante tutto l’anno, con una presenza più consistente tra ottobre e aprile: in estate è quindi possibile trovarla, ma la disponibilità concreta può dipendere dalla produzione e dai singoli ristoranti. Rispetto al sale dolce e al cardo, legati alla terra e alle saline, la zariòta racconta il lato più recente della gastronomia cervese: non una ricetta storica, ma un prodotto locale nato dallo sviluppo dell’acquacoltura in mare aperto.

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Quello che i piatti non dicono
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