Per convincere camion e pescherecci a ripartire è finalmente arrivato un decreto da 175,2 milioni di euro: il Consiglio dei ministri lo ha approvato ieri 22 ottobre e ha spartito la cifra fra chi il cibo lo produce e chi lo porta nei negozi, con 70 milioni destinati agli agricoltori e ai pescatori e 105 all'autotrasporto. I primi pagamenti, si spera, partiranno nel giro di poche settimane.
Cosa prevede il decreto contro il caro gasolio
Il governo ha riservato all'autotrasporto 105,2 milioni, dei quali 45,2 ampliano il credito d'imposta già previsto per il gasolio comprato fra marzo e agosto. Altri 60 milioni copriranno i rifornimenti effettuati fra il 1° settembre e il 5 ottobre, mentre le aziende che maturano un credito superiore alle imposte da versare, potranno scalarlo anche nei primi mesi del 2027.
Secondo il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi, le prime imprese useranno il bonus già dalla settimana prossima.
Quanto spetta ad agricoltori e pescatori
Gli agricoltori riceveranno 60 milioni sotto forma di contributo a fondo perduto, pari al 20% della spesa per il carburante e comunque non superiore a 45 centesimi al litro. Il rimborso coprirà gli acquisti compresi fra il 1° giugno e il 15 ottobre e la distribuzione spetta ad Agea, l'agenzia che eroga gli aiuti agricoli in Italia. Le modalità di presentazione della domanda saranno fissate entro cinque giorni dall'entrata in vigore del decreto, con i pagamenti previsti nei trenta successivi.

Ai pescatori, invece, vanno 10 milioni, con un rimborso del 10% sulle stesse spese e nello stesso arco di tempo. "Oggi un ulteriore e concreto intervento in favore dei nostri agricoltori e pescatori", ha spiegato il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida. Il nuovo stanziamento segue quello già erogato a oltre 138.000 aziende agricole e a 1.635 imprese ittiche. Lunedì, al Consiglio Agrifish di Lussemburgo, il ministro chiederà altre risorse all'Unione europea.
Perché i pescherecci sono rimasti in banchina
Nei giorni scorsi le barche dal Friuli-Venezia Giulia al Molise hanno smesso di navigare, mentre a Trapani gli equipaggi hanno persino consegnato i documenti di bordo alla Capitaneria di porto.
Il motivo della protesta? Facciamo un po' di conti: nei casi più delicati, il carburante incide per oltre il 60% dei costi di gestione e un solo pieno può costare fino a 16.000 euro. Su un consumo di circa 180.000 litri l'anno, la spesa per il gasolio è salita da 144.000 a 189.000 euro, con un aggravio di 45.000 euro.

Cosa è successo al pesce fresco
Il fermo delle barche si è sovrapposto a quello dei camion, e il risultato si è visto sia tra le corsie del supermercato che in pescheria. Le consegne di pesce fresco dal Molise verso la Campania si sono interrotte, mentre a Termoli l'unico distributore del porto rimasto ha esaurito il gasolio. Senza contare che i pescherecci a strascico che operano sul versante tirrenico osserveranno il fermo biologico (la sospensione necessaria alla riproduzione dei pesci) fino al 30 ottobre, quindi di pescato italiano ne circola già poco.
Cosa cambia per la spesa al supermercato
Rimossi i blocchi stradali in Campania, Calabria, Puglia, Basilicata e Sicilia, sono ripartiti i rifornimenti, mentre le consegne delle merci procedono ancora a rilento e le aree di servizio restano in attesa delle autobotti cariche di gasolio. In Calabria, dove i presidi si sono sciolti per primi, le consegne di frutta e verdura sono state ripristinate in gran parte delle attività commerciali, mentre nelle altre regioni procedono ancora in ordine sparso.
Le ripercussioni sui prezzi dei beni al supermercato, però, si vedranno solo nelle prossime settimane, e il motivo sta nella catena del trasporto.
Il gasolio self service costa 2,26 euro al litro sulla rete ordinaria e sfiora i 2,30 in autostrada, con un rialzo di circa 35 centesimi da febbraio. Secondo le associazioni di categoria, un mezzo pesante che percorre centomila chilometri l'anno ci rimette attorno ai mille euro al mese.
Con il gasolio più caro sono aumentate le tariffe dei trasportatori, e con loro anche le spese delle aziende per far viaggiare la merce. Spese che verranno inevitabilmente scaricate sui prezzi dei prodotti destinati a noi consumatori.
I contributi pubblici, dal canto loro, rimborseranno carburante già consumato fra giugno e ottobre, quindi serviranno a tappare i buchi nei bilanci delle imprese e non avranno effetti immediati sui nostri portafogli (al massimo potranno frenare i rincari futuri).
Il decreto deve ancora essere pubblicato in Gazzetta ufficiale e per ricevere gli aiuti serviranno la domanda ad Agea e trenta giorni di attesa. Fino ad allora, chi pesca e chi coltiva continuerà a pagare il pieno di tasca propria, come ha fatto per tutta l’estate del resto.