
Fare la spesa oggi costa di più rispetto a soli cinque anni fa, e i numeri lo confermano con chiarezza. Secondo un'analisi de Il Sole 24 Ore basata su un paniere di 31 prodotti tipici della spesa settimanale, una famiglia composta da due adulti e un figlio spendeva circa 100 euro a settimana nel luglio 2021; oggi la stessa spesa costa quasi 130 euro, con un incremento del 29,5%, ben superiore al tasso di inflazione generale registrato nello stesso periodo (21%).
A trainare questa crescita sono soprattutto alcuni prodotti di cui si fa uso quotidianamente: caffè, olio extravergine di oliva e diversi ortaggi hanno visto i prezzi salire in modo significativo, cambiando le abitudini di acquisto degli italiani. Non è un caso che la quota di famiglie che dichiara di aver ridotto quantità o qualità dei prodotti comprati sia passata dal 24% al 31% in appena tre anni. E le prospettive per l'autunno non sono più rassicuranti: secondo le stime di Codacons, tra bollette, carburanti, alimentari e spese scolastiche, il conto aggiuntivo per una famiglia media potrebbe arrivare fino a oltre 600 euro nel prossimo trimestre.
I prodotti che pesano di più sul portafoglio
Guardando da vicino i dati, emerge un quadro molto disomogeneo: non tutti gli alimenti sono rincarati allo stesso modo, e alcune categorie hanno subito aumenti decisamente sopra la media. Il caffè, per esempio, è tra i prodotti più colpiti, con un incremento che negli ultimi cinque anni ha superato il 50%; anche l'olio extravergine ha registrato un balzo di quasi il 50%. Tra gli ortaggi più utilizzati in cucina, pomodori, patate e melanzane hanno tutti visto i prezzi crescere di oltre il 40%, mentre la carne, sia bovina che di pollo, è aumentata rispettivamente di circa il 30% e il 34%.
Anche i prodotti considerati "essenziali" della dispensa italiana non sono stati risparmiati: uova, riso e pane costano il 25% in più, così come la pasta e il tonno in scatola. Persino la colazione è diventata più cara, con latte, yogurt e biscotti che costano oggi sensibilmente di più rispetto a qualche anno fa. Fa eccezione il vino da tavola, che è tra i pochissimi prodotti ad aver registrato un aumento minimo, ben al di sotto della media generale. Il vino da tavola non ha subito appieno l'impatto dell'inflazione perché la filiera italiana ha assorbito gran parte dei rincari di produzione, con dinamiche di prezzo slegate dai mercati finanziari delle materie prime.
A livello internazionale, i dati confermano questa tendenza: l'indice FAO dei prezzi alimentari, che monitora l'andamento globale delle materie prime agricole, ha toccato a luglio il valore più alto dall'inizio del 2023, anche se resta ancora lontano dal picco raggiunto nella primavera del 2022, subito dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina. Questo segnale conferma che le tensioni geopolitiche e i mercati internazionali continuano a influenzare, seppur con intensità diversa, quanto paghiamo ogni giorno per riempire il carrello.
Come cambiano le abitudini di acquisto degli italiani
Di fronte a questi aumenti, le famiglie italiane hanno progressivamente modificato il proprio modo di fare la spesa. Come accennato, la percentuale di nuclei familiari che dichiara di aver ridotto la quantità o la qualità dei prodotti acquistati è cresciuta in modo significativo negli ultimi anni, passando da circa un quarto delle famiglie a quasi un terzo. Si tratta di un cambiamento non banale, che riflette scelte quotidiane molto concrete: sostituire alcuni prodotti con alternative più economiche, ridurre gli acquisti di beni considerati non essenziali, oppure orientarsi verso marche private e prodotti in promozione.
Va inoltre ricordato che l'aumento dei prezzi alimentari registrato negli ultimi cinque anni è stato nettamente superiore rispetto a quello dell'inflazione generale nello stesso periodo: un divario che pesa in modo particolare sulle famiglie con redditi più bassi, per le quali la spesa alimentare rappresenta una quota più rilevante del bilancio complessivo. A rendere ancora più delicata la situazione, secondo i sindacati, c'è anche la perdita di potere d'acquisto dei salari reali, diminuiti di oltre l'8% dal 2021 a oggi: un combinato disposto che rende sempre più difficile per molte famiglie mantenere invariate le proprie abitudini alimentari.
Guardando ai prossimi mesi, le prospettive non sembrano indicare un'inversione di tendenza imminente. Diversi osservatori sottolineano come le tensioni internazionali sui mercati delle materie prime agricole possano continuare a esercitare pressione sui listini, alimentando il rischio di ulteriori rincari nel breve termine.
Non solo spesa: in autunno è previsto un aumento complessivo vertiginoso
Il caro prezzi, del resto, non riguarda soltanto il carrello della spesa: secondo le stime diffuse da Codacons, tra la fine dell'estate e l'autunno le famiglie italiane dovranno fare i conti con un aumento complessivo delle spese che potrebbe superare i 600 euro nel trimestre, considerando insieme bollette di luce e gas e spese scolastiche. A questo si aggiungono i rincari sui carburanti – con un aggravio stimato fino a 145 euro nel trimestre per chi guida un'auto diesel -, e le spese per il rientro a scuola, stimate in un aggravio di circa 30 euro rispetto allo scorso anno. Un quadro complessivo che, sommato ai rincari alimentari, restituisce la dimensione reale di quanto il caro vita stia incidendo sui bilanci familiari.